Arcades. . .[140].
Dimostrata quindi la origine Arcadica della nostra città, non si deve stentare a credere che i primi suoi abitanti abbiano fissata la loro sede sul vertice della collina sulla quale è la stessa edificata.
Le circostanze locali che hanno fissata la mia piena convinzione confermano vie più questa idea. Il territorio di Ruvo forma parte della Puglia pietrosa. È ivi il terreno talmente ingombro di pietre che per poterlo spurgare di esse, e porlo nello stato di perfetta coltura, vi occorre una spesa considerevole. Si fa questa volentieri dai proprietarj dei fondi suburbani, i quali essendo addetti agli orti ed ai giardini danno maggior rendita.
Le pietre che si estraggono sono di una quantità immensa. Quindi per poterle allogare senza perdersi molto terreno, si circondano i fondi istessi di parieti a secco, i quali in quella Provincia tengono luogo delle siepi, e de’ fossati che nelle altre Provincie non pietrose si formano per guarantire e custodire i fondi. Ond’è che Giulio Frontino parlando de’ modi usati in quella Regione per confinare o chiudere i fondi rustici, dice che ciò si fa col costruire muros, macerias, congeries, et collectione petrarum[141].
Ora è notabile che de’ fondi suburbani della città di Ruvo i soli per i quali si vede trascurato dai proprietarj nella massima parte, e per tutti i lati cotesto miglioramento sono quelli adiacenti al detto Convento di S. Angelo, i quali formano la sommità della collina. La quantità delle pietre che ivi vi è supera di gran lunga qualunque altra contrada pietrosa dell’agro Ruvestino. Ove le pietre suddette venissero estratte dai fondi, per esaurirle non basterebbe formare un pariete ordinario, ma converrebbe costruirsi muraglioni immensi di non facile esecuzione e di non lieve spesa. Questa circostanza ha fatto, e fa sconfidare i proprietarj suddetti dall’intraprenderne il miglioramento.
Appartiene alla mia famiglia un giardino di sei moggia sito precisamente nel sommo vertice della collina suddetta ove sta il detto Convento di S. Angelo, dal quale lo divide la strada pubblica che passa per lo mezzo con un picciolo spiazzo di suolo anche pubblico. Il mio ottimo genitore, che fu un diligente ed attivissimo padre di famiglia, aveva per questo fondo una particolare predilezione che lo fece entrare nel malagevole impegno di nettarlo di pietre. Cotesta operazione eseguita solo in una parte del fondo suddetto gli costò una forte spesa. Fu tale la quantità delle pietre che ne uscì che dopo averne consumate molte nel solido e straordinario pariete da lui costrutto lungo la strada pubblica, ne rimasero tante che mancava il sito ove riporle. Gli convenne quindi gittarle sulle antiche macerie che vi erano nel fondo istesso le quali occupano una porzione non indifferente di esso, e nel guardarle desta positiva meraviglia che in picciolo spazio siano uscite dalla terra tante pietre!
Sveglia però ciò la giusta idea che siano quelle le pietre delle fabbriche dirute dell’antica città abbandonata dagli abitanti ne’ tempi posteriori. Tanto più che molte di esse sono evidentemente pietre di fabbrica accomodate dal martello e lavorate dagli altri strumenti dell’arte. Si aggiunga a ciò che nello scavarsi il terreno si scuoprono ivi di passo in passo bellissimi pozzi antichi incavati nel vivo sasso, il quale in quella contrada è vicino, ed ove più, ove meno si trova a pochi palmi di profondità. Cotesti pozzi esser dovevano inservienti alle abitazioni che un tempo ivi vi erano.
Dall’insieme di queste cose pare di doversi conchiudere che la immensa straordinaria ed insolita quantità di pietre che si trovano ne’ terreni adiacenti al Convento suddetto ci additi il sito dell’antica città traslatata dappoi più abbasso nel declivio meridionale della collina sotto un clima più temperato. Ne dà di ciò una pruova irrefragabile la seguente circostanza.
È cosa sicura che nel sito attuale della città si sono trovati sepolcri antichissimi. La mia casa paterna è nel centro di essa al largo della Chiesa Cattedrale. Sessantacinque anni indietro il mio ottimo genitore volle aggiugnere alla stessa una nuova stanza. Nello scavarne le fondamenta si trovarono due antichissimi sepolcri. Un altro se ne trovò trent’anni indietro nel fondo del cellajo della casa de’ Signori Caputi, la quale è più al basso della città poco lungi dalla pubblica piazza. Parlo solo di questi tre sepolcri perchè gli ho veduti cogli occhi proprj li due primi nella mia puerile età, e l’altro nella mia età virile, giacchè altri sepolcri si sono scavati anche in altri luoghi dell’abitato attuale della nostra città, de’ quali non posso dare un conto particolare.
È risaputo che gli antichi avevano i loro sepolcri fuori dell’abitato. Or se nel sito attuale della città si son trovati antichi sepolcri, bisogna conchiudere per necessità che nel tempo della prima fondazione della nostra città l’abitato attuale era una campagna, e la città suddetta fu edificata sul vertice della collina nel sito di S. Angelo. Giova anche fare attenzione alla qualità de’ vasi che si rinvennero tanto ne’ due sepolcri scoverti sotto la mia casa, quanto nell’altro de’ Signori Caputi.