Pria però di fare questa picciola raccolta non ometto che Pratilli nel luogo testè citato ha riportato una lapide sepolcrale trovata in Ruvo, la quale in verità è poca cosa, poichè fu questa messa da una donna al suo defunto marito che si dice liberto di Cesare, senza che si conosca neppure quale de’ Cesari allora imperava. Vale qualche cosa di più un’altra iscrizione trovata dopo, poichè fu l’opra delle Autorità Municipali Ruvestine al tempo dell’Imperator Gordiano.
IMP CÆS M ANTO
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FEL AVG
PON MAX
TRIB P II
COS PROC
DECVRIONES
ET AVGVST
EX ÆRE COL
LATO
La trascritta iscrizione appena disotterrata si pensò conservarla con essersi incastrata nel muro di un edificio pubblico, cioè dell’orologio che sta nella pubblica piazza della nostra città. È da credersi che cotesta lapide abbia formato parte del piedistallo di una statua o di altro pubblico monumento eretto in onore dell’Imperatore Gordiano. Senza di ciò, cadrebbe nel ridicolo la menzione fatta in essa di esser stata messa ex ære collato de’ Decurioni e degli Augustali. La sola e semplice lapide non sarebbe costata che pochi danari, i quali non avrebbero meritato un vanto di tal fatta.
Pruova intanto la lapide suddetta che vi era in Ruvo un Collegio di Augustali. Si sa che cotesta Istituzione fu creata da Tiberio in onore di Cesare Augusto. Il Collegio degli Augustali era in Roma composto dai personaggi li più distinti al numero di venticinque, come ce lo fa sapere Cornelio Tacito: Idem annus novas cæremonias recepit addito sodalium Augustalium Sacerdotio, ut quondam Titus Tatius retinendis Sabinorum sacris, sodales Titios instituerat. Sorte ducti a Primoribus civitatis unus et viginti. Tiberius, Drususque, et Claudius, et Germanicus adjiciuntur[143]. Fu questa perciò riputata una dignità ed una onorificenza. Svetonio quindi nella vita di Claudio dice che prima che fosse stato Imperatore, Senatus quoque ut ad numerum sodalium Augustalium sorte ductorum extra ordinem adjiceretur, censuit[144]. Dice lo stesso anche di Galba, il quale prima che fosse stato elevato all’Impero, inter sodales Augustales fuit cooptatus[145].
Cotesto novello culto che Cornelio Tacito lo chiama nuova cerimonia suggerita dal folle orgoglio di chi dominava e dalla vile adulazione di coloro che servivano, fu nel tratto successivo esteso anche agli altri Imperatori, ai quali venivano dopo la loro morte prodigalizzati gli onori divini. Ond’è che Giusto Lipsio nel suo Commentario al trascritto luogo di Cornelio Tacito osserva: Idque exemplum placuit deinceps in omnibus Imperatoribus, qui facti sunt Divi. Ita sodales Flavii, Hadrianales, Antonini passim in Historiis memorantur. Lo stesso dice Levino Torrentio nelle sue annotazioni al precitato luogo di Svetonio. Quemadmodum ab Augusto Augustales, sic ab aliis Imperatoribus nomina traxere, ut Flaviani, Æliani, Antoniniani, Helviani.
È inoltre ad osservarsi che cotesto Sacerdozio propagato in seguito anche nelle altre città fuori di Roma, divenne coll’andar del tempo una carica municipale. Giova sentire come ne ha ragionato Barnaba Brissonio, il quale dice che cotesto Sacerdozio fu istituito da Tiberio In urbe XXV ex viris primariis, in municipiis quaterni, seni, et aliquando plures: Tacitus Annal. I, 54, Histor. II, 95. Gruterus Inscript. p. CXLIX 5, et CCXLIX 5. Præerat toto Corpori Magister Augustalis. Gruterus p. CCXLIX 5. et p. CXLIX, 5. Reinesius ad Inscript. p. 186, qui æque ac ipsi Augustales e decurionibus lecti. Noris. Cenotaph. Pisan. p. 78. Hi vero non solum sacra faciebant, sed et aliquando jus dicebant, et curam viarum gerebant. Gruterus CCCCXXI 7 p. CCLII 3 CXLIX 5, non quidem tanquam Augustales, sed tanquam Magistratus, quia sæpe tali dignitate cum Sacerdotio isto fungebantur, ceu contra Reinesium probavit laudatus Noris. Cenotaph Pisan. I 6 p. 77 et sequent. Qui et docuit non perpetuum fuisse hoc Augustalium Sacerdotium, sed temporarium. Unde II Augustalis appellatur L. Cancrius apud Gruterum p. XIX 6[146].
Or s’intende bene perchè nella trascrìtta lapide si vedono gli Augustali uniti ai Decurioni di Ruvo per ergere un monumento all’Imperator Gordiano. Non si conosce se lo abbia questo suggerito l’adulazione o qualche beneficio fatto alla nostra città dall’Imperatore suddetto. Passo ora a riportare le poche cose che vi sono dell’epoca de’ Normanni, mancandomi ogni notizia particolare relativa alla nostra città del tempo che la precede. Avrei potuto in vero toccare quella parte che ha la stessa per necessità avuta negli avvenimenti generali seguiti in quella Regione. Ma questi appartengono alla Storia del Regno, e trovandosi da altri già esposti, non amo replicare le cose risapute, ed uscire dal mio argomento.
Nella Cronaca di Lione Ostiense si parla della inaugurazione, e della dedica della grandiosa Chiesa di Montecasino seguita nel dì 30 ottobre 1071 coll’intervento del Pontefice Alessandro II. Si dice che interfuere tantæ tunc celebritati Archiepiscopi decem, et Episcopi quadraginta. Tra i primi vi è Archiepiscopus Tranensis, il che pruova anche che la città di Trani, la quale spettò al Conte Pietro Normanno, era fin d’allora una città cospicua, e che bene a proposito Guglielmo Appulo la chiama præclari nominis urbem. Tra i secondi si leggono: Episcopus Cannensis, Rubesanus (di Ruvo), Monorbinensis, Juvenaciensis, Monopolitanus, luoghi tutti che appartengono alla Terra di Bari secondo la ripartizione attuale delle Provincie del Regno[147].
L’anonimo Cassinese riporta lo stesso fatto. Commemora i Cardinali, gli Arcivescovi, i Vescovi ed i Magnati che intervennero alla consecrazione della Chiesa suddetta con un concorso immenso di popolo che vi fu da tutti i luoghi per quella grande solennità. Ci fa anche conoscere uno per uno i nomi de’ già detti Arcivescovi e quaranta Vescovi intervenuti, e tra questi ultimi vi è Guilelmus, sive Guibertus Episcopus Rubesanus[148].
Da Lupo Protospata si ha la seguente notizia: Anno 1082 Episcopus Rubensis donavit Priori Montis Pelosi Ecclesiam Sancti Sabini, quæ est in civitate Rubi, qui Prior tenebatur omni anno ad quatuor libras ceræ in die Sabathi Sancii, et mittere unum hominem equestrem ad suas expensas quando Episcopus Rubensis ibat ad Barum, seu ad Canusium[149]. La Chiesetta di S. Sabino vi è tuttavia in Ruvo, e ’l Vescovo di Montepoloso l’ha come una sua Badia, prende cura di essa e percepisce le rendite de’ beni de’ quali è dotata. Ma non s’incarica più nè di corrispondere al Vescovo di Ruvo le quattro libbre di cera, nè di spedire a sue spese un uomo a cavallo quando viene a quest’ultimo la volontà di recarsi a Bari o a Canosa[150].