Alessandro Abbate Telesino nella sua Storia De rebus gestis Rogerii Siciliæ Regis dice che Papa Onorio sollevò contro Ruggiero i Magnati della Puglia tra i quali Grimoaldus Barensis Princeps, Goffridus Comes Andrensis, Tancredus de Conversano, atque Rogerius Orianensis Comes, aliique complures. Cotesti Magnati si riunirono a Troja ove il Pontefice si era recato da Benevento chiamato dagli abitanti di quella città, e fecero con lui alleanza. Intanto Ruggiero sbarcò a Taranto con buon numero di truppe. Essendosi la città a lui resa, si recò ad assediare Brindisi che l’aveva occupata Tancredi di Conversano. Non potendo più gli abitanti di essa tollerare i danni dell’assedio, si resero a discrezione. Dopo ciò prese anche altri castelli de’ Baroni suoi nemici.

Il Papa quindi riunite le sue forze con quelle de’ Baroni suddetti marciò contro Ruggiero. Questi avendo ciò saputo, andò ad accamparsi col suo esercito vicino al fiume Bradano nel luogo denominato Vado petroso. Le truppe Pontificie si accamparono sulla riva opposta del fiume suddetto. Saputosi però da Ruggiero che il Pontefice era nel campo di persona, per un tratto di rispetto si astenne dall’attaccarlo. Nè mancò di maneggiarsi per placare il di lui animo, ed indurlo a discaricarlo dalla scomunica contro lui fulminata e riconoscerlo per Duca di Puglia e di Calabria.

Essendo le cose andate in lungo, cominciarono a mormorarne tanto i Baroni collegati che i loro militi, perchè vedevano mancarsi i mezzi di mantenersi più lungo tempo in campagna. Molti di essi quindi si ritirarono, e ’l Papa ritornò a Benevento, e di là continuò le pratiche con Ruggiero. Finalmente si combinò con lui in un incontro ch’ebbero insieme presso la città di Benevento ove Ruggiero si recò di persona, e fu dal Pontefice riconosciuto come Duca di Puglia e di Calabria.

Passò dopo ciò col suo esercito ad assediare Troja. Avendo però veduto ch’era quella città ben preparata a fargli vigorosa resistenza, ed avendo calcolato che si avvicinava l’inverno, credè opportuno lasciare l’assedio di essa, ed occuparsi a ricuperare la città di Melfi ed altre città Ducali che volontariamente a lui si sommettevano, e lo chiamavano per mezzo de’ legati a lui spediti. Il che fatto si ritirò a Salerno e di là partì subito per la Sicilia, riserbando alla buona stagione la spedizione contro i Magnati della Puglia suoi nemici.

Nell’assenza di Ruggiero era riuscito a Tancredi di Conversano di ricuperare la città di Brindisi, ed altri castelli che Ruggiero gli aveva tolti. Ma ritornato quest’ultimo alla buona stagione con poderoso esercito, dopo aver ripigliati alcuni de’ castelli suddetti, si recò ad assediare la predetta città di Brindisi. Avendo però calcolato che l’assedio di essa avrebbe potuto tirare a lungo, riserbò cotesta impresa a miglior tempo, e credè più opportuno sommettere le altre città e castelli de’ suoi nemici. Dopo aver dunque distrutto un Paese chiamato Castrum che preso da lui l’anno precedente aveva seguito di nuovo le parti di Tancredi di Conversano, pose l’assedio a Monte alto.

Seguita quì dunque a dire l’Abate Telesino: Capto itaque Monte alto Rubeam præfati tancredi urbem invasurus properat, qua demum devicta, Alexander Comes, Tancredus, Grimoaldus Barensis Princeps, necnon Goffridus Comes Andrensis tantam ipsius potentiam experti, saniori consilio inter se habito, mox ei subjiciuntur. Unde Tancredi ipso Dux animo jam sedatus. Terras quascumque abstulerat reddidit. Quibus deinde præcepit ut post ipsum Trojam celeriter accessuri essent. Soggiugne inoltre che nel marciare verso Troja prese anche la città di Salpi[151].

Non vi può esser dubbio che l’Abate Telesino colle parole Rubeam urbem abbia indicata la città di Ruvo. Nel precitato luogo ei si occupò a narrare le gesta di Ruggiero ch’ebbero luogo nella Puglia. In quella Regione non vi è altra città che porti questo nome. Dic’egli inoltre che Rubea urbs dipendeva da Tancredi di Conversano collegato col Principe di Bari e col Conte di Andria. Conversano Bari Ruvo ed Andria formano un gruppo di città non molto tra loro distanti. È notabile inoltre che dal catalogo de’ Baroni che contribuirono i soldati per la spedizione di Terra santa al tempo di Guglielmo il Buono, del quale si è parlato innanzi alla pag. 84 risulta che a quell’epoca la nostra città continuava tuttavia a formar parte della Contea di Conversano. Il che pruova che alla stessa era unita anche al tempo di Ruggiero e quindi apparteneva a Tancredi di Conversano.

La Storia dell’Abate Telesino è scritta di un latino che si può dir buono avuto riguardo al tempo in cui fu scritta. Fu egli contemporaneo del Re Ruggiero, come lo ha avvertito Muratori nella prefazione alla stessa, e come lo ha detto ei medesimo coll’essersi lodato delle occasioni avute di avvicinare quel Sovrano. Per indicare dunque la città di Ruvo si valse dell’espressioni Rubeam urbem ad esempio di Virgilio che disse parimenti.

Nunc facilis Rubea texatur fiscina virga[152].

Su di cotesto verso di Virgilio osserva Servio; Rubea virga, quæ abundat circa Rubos Italiæ oppidum. Horatius Inde Rubos fessi pervenimus; idest ea virga, quæ circa Rubos nascitur. A Servio è conforme anche Basilio Fabro[153]. Li Commentatori di Orazio sul precitato verso al quale si riporta Servio trascritto innanzi alla pag. 19 osservano: Rubi urbs Apuliae XX millibus pass. a Canusio distabat. In agro Rubeo vimen mollissimum nascebatur, quo fiscinæ texebantur. Virgil. Georg. lib. I vers. 266.