Ed in vero anche oggi abbonda quel territorio di una specie di lentisco molto utile al fuoco che bisogna per i forni, per le fornaci e per le calcaje. I virgulti di quel frutice sono molto adatti al lavoro de’ panieri di ogni specie. Anche oggi se ne fanno in gran quantità non meno per l’uso della popolazione che per vendergli nelle città convicine. Si prendono quando sono della età di un anno dopo il taglio dato alle piante, poichè sono allora più teneri più flessibili e più atti al lavoro. Cotesti virgulti col linguaggio del luogo sono chiamati vinchioni forse dal latino vimen, poichè il linguaggio popolare Ruvestino ha ritenuti diversi vocaboli tanto dal Greco che dal Latino. È ciò avvenuto come bene osserva il Canonico Mazocchi, nelle nostre antiche città Greche, le quali passate dappoi sotto la dominazione Romana, si parlava in esse l’uno e l’altro linguaggio; dal che Orazio li Canosini gli chiama bilingui.

L’Abate Telesino nella sua allocuzione a Ruggiero stampata alla fine della sua Storia prese occasione di fare una onorevole menzione di Virgilio. Pruova ciò che aveva coltura, ed anche una predilezione pe ’l Principe de’ Poeti Latini. Valendosi quindi della sua frase, per indicare la città di Ruvo, disse Rubeam urbem.

Rimarrà per altro cotesta intelligenza vie più raffermata facendosi attenzione alla Cronaca di Romualdo Salernitano. Sono in essa riportati gli stessi fatti di Ruggiero, benchè con qualche varietà di circostanze, il che s’incontra sempre negli storici di tutti i tempi. Dice quindi lo Scrittore suddetto che Ruggiero Conversanenses obsedit, eorumque civitates, et castella viriliter expugnavit. Si valse del plurale Conversanenses, perchè Tancredi aveva anche un fratello di nome Alessandro[154], come si rileva da ciò che viene in seguito a dire. Quumque Dominus Tancredus corporis molestaretur infirmitate, et Ducis Rogerii molestaretur oppressione, tandem cum Domino Alexandro fratre suo, et cum Domino Grimoaldo Barensi Principe tempore æstatis, idest decimo die Augusti (MCXXIX) facta est pax cum dicto Duce Rogerio, reddentes Terras ab cisdem comprehensas. Nel riportare le fazioni di guerra che avevano avuto luogo in quel rincontro dice che Ruggiero cum exercitu adveniens comprehendit Salpim, et civitatem Rubum[155]. Il che toglie ogni dubbio che anche l’Abate Telesino ha parlato di Ruvo.

Ritornando quindi a ciò ch’ei ne ha detto pare che fin dal tempo de’ Normanni era Ruvo una città importante per le sue fortificazioni, e che abbia opposta a Ruggiero una vigorosa resistenza. Tanto in primo luogo importano l’espressioni, qua demum devicta, le quali fanno intendere lo stento durato da quel Principe valoroso per poterla prendere. Nè si oppone a questo concetto ciò che dice il già detto Romualdo Salernitano che la città di Ruvo l’abbia presa Ruggiero, ut fertur, traditione civium. Dato anche ciò per vero, si vedrebbe chiaro che Ruggiero usò l’astuzia e ’l maneggio ove vide arduo l’uso della forza, poichè come osserva Ugone Falcando nel proemio della sua Storia Sicula Ruggiero id curabat ut non magis viribus, quam prudentia hostes contereret. Anzi la voce istessa che si fece correre dai suoi emoli che avesse presa la nostra città per tradimento, conferma vie più la opinione che si aveva della fortezza di essa.

Ed in vero tanto da ciò che dice Romualdo Salernitano, quanto dal racconto dell’Abate Telesino risulta che i Baroni contro lui collegati ne rimasero da ciò a tal segno scoraggiati e sgomentati che tantam potentiam ipsius experti, saniori consilio inter se habito, mox ei subjiciuntur. Bisogna dire dunque che avevano essi Ruvo per una città fortissima avendo prodotto nel loro animo cotesto effetto la presa di essa.

Nulla dice l’Abate Telesino di ciò che la nostra città abbia sofferto in quel tristo frangente. Se star si vuole a ciò che ne ha scritto in generale nella sua Cronaca Falcone Beneventano contemporaneo anche di Ruggiero, dice costui ch’era il Duca sommamente adirato specialmente contro Tancredi di Conversano di cui esalta il merito ed il valore, e che tutte le città della Puglia che appartenevano ai Baroni suoi nemici le sterminò col ferro e col fuoco con inaudita crudeltà e barbarie[156].

Rifletto però che Falcone Beneventano si mostra implacabile nemico di Ruggiero, e la sua Cronaca si vede scritta con una penna molto acerba, anzi rabbiosa. L’Abate Telesino al contrario scrisse con manifesta parzialità. Pose in risalto soltanto le virtù di Ruggiero, e fece di esse un magnifico elogio. Anzi a lui dedicò la sua Storia. Quindi pare che il primo abbia detto troppo e ’l secondo nulla. Il raziocinio naturale però fa capire che una città presa colla forza delle armi (qua demum devicta) dopo una vigorosa resistenza opposta ad una soldatesca irritata ed avida, dovè soffrire le sue sciagure. Væ victis.

Dopo ciò Tancredi di Conversano col suo fratello Conte Alessandro, ed altri Baroni della Puglia si rese ribelle a Ruggiero, il quale rivolse di nuovo contro di essi le sue armi e gli sconfisse. Avendo vigorosamente attaccata la città di Montepeloso che dipendeva anche dal detto Tancredi di Conversano, marciò costui di persona colle sue forze per difenderla. Ebbe però l’infortunio di rimaner battuto e prigioniero. Esultò molto Ruggiero per averlo avuto nelle sue mani. Gli condonò nondimeno la vita, ma lo mandò in Sicilia ove fu rinchiuso in un carcere con aver perduti tutti i suoi feudi[157].

Non si conosce a chi sia stata conceduta da Ruggiero la Contea di Conversano, e con essa la città di Ruvo che come innanzi si è detto ne formava parte. Ma dalla Cronaca precitata di Romualdo Salernitano si rileva che all’epoca della morte di Ruggiero avvenuta nell’anno 1153, era Conte di Conversano Roberto di Basavilla, del quale dice ciò che siegue: Defuncto autem Rege Rogerio, Guillielmus filius ejus, qui cum patre duobus annis, et mensibus decem regnaverat, illi in Regni administratione successit. Hic autem post mortem patris, convocatis Magnatibus Regni sui, proximo Pascha est solemniter coronatus, cui Curiæ Robertus de Basavilla Comes de Conversano, Consobrinus frater ejusdem Regis interfuit. Huic Rex Guillielmus Comitatum de Lauritello concessit, et cum in Apulia cum honore emisit[158].

Era Roberto di Basavilla un saggio e valoroso Signore, stretto congiunto del Re e molto alla Corte affezionato. Cadde nondimeno in disgrazia del Re Guglielmo I per le perfide suggestioni e per gl’intrighi de’ suoi malvagi Cortigiani esposti così bene e col linguaggio della verità da Ugone Falcando nel principio della sua Storia Sicula[159]. Vedendo quindi in positivo pericolo tanto la sua libertà che la sua vita, fu costretto suo malgrado a rendersi ribelle. Trasse nella ribellione molti Baroni e tutte le città della Puglia, ove aveva molto credito, e diè molto fastidio al Re Guglielmo I, come seguita a narrarlo il precitato Scrittore.