Il saggio Re Roberto cessò di vivere nel dì 20 Gennajo 1343, non già dell’anno 1342 come taluni han creduto. Col suo testamento del dì 16 del detto mese lasciò Balia del Regno la detta Regina Sancia di Aragona sua consorte. Vedendo ella però che colla morte del suo ottimo marito la sua splendida Corte era caduta nella confusione, ed anche perchè era infastidita del Mondo, andò a rinchiudersi nel Monistero di S. Croce da lei medesima edificato, dove appena finito l’anno morì con grandissima fama di santità[187].

Aveva Roberto per vedute politiche conchiuso il matrimonio tra Giovanna sua Nipote che andava a succedergli nel Regno, ed Andrea figliuolo di Carlo Re d’Ungheria suo congiunto, il quale aveva preso perciò il titolo di Duca di Calabria. Fu questo però un nodo stretto con tristissimi auspicj. Il giovane Andrea per se stesso di poca levatura conversando solo con un Frate ed altri Ungari quì rimasti presso di lui, non potè dirozzarsi. Si rese quindi pesantissimo alla Regina sua consorte allevata con altra coltura alla Corte del Re Roberto. Giovanna dunque o s’infastidì di lui, o con soverchia facilità diè ascolto alle suggestioni di uomini perversi che sventuratamente fomentavano vie più la discordia tra i due sposi. Mentre Andrea andava ad assumere il titolo di Re, e con esso quel potere che gli era annesso, avvenne che essendosi portato colla Regina a diporto in Aversa fu una notte strangolato e gittato dagli esecutori dell’orribile misfatto ignominiosamente per una finestra.

Molto grave fu il sospetto della intelligenza della Regina nell’assassinio del suo sventurato marito, che attirò in seguito sulla nostra povera città una terribile calamità. Mi piacerebbe che coloro i quali si sono sforzati di discolparnela vi fossero riusciti. Ma prescindendo dagli Storici del Regno che le imputano questa colpa, mi fa molto peso ciò che leggo in uno Scrittore sensatissimo, e non uso a malignare altrui, qual è Muratori. Fuere qui Joannam de hujusmodi crimine purgare conati sunt, sed illi judicio meo Æthiopem lavandum et dealbandum suscepere[188].

Si aprì intanto una inquisizione contro coloro che avevano avuta parte o reità nella morte del Re Andrea. Non potè la Regina da ciò dissentire. Il Gran Giustiziere del Regno Bertrando del Balzo Conte di Montescaglioso e di Andria, avendo trovato colpevole Gazzone de Denysiaco Conte di Terlizzi e Gran Maresciallo, lo fece arrestare, con esser stato indi costui condannato a morte e giustiziato con altri complici dello stesso misfatto. Da un Registro dunque della detta Giovanna I del dì 24 Ottobre 1346 si rileva ciò che siegue. Si dice che la Regina Sancia aveva venduta la città di Ruvo con Regio assenso al detto Conte di Terlizzi. Non si dice l’epoca del contratto, ma ho innanzi osservato che dovè ciò seguire dopo l’anno 1337. Si soggiugne che essendo stato il Conte di Terlizzi arrestato e sommesso ad un processo capitale gli erano stati sequestrati anche tutti i beni tra i quali la città di Ruvo.

Che la di lui moglie Margherita Pipina era ricorsa alla Regina ed aveva esposto che per patto espresso stipulato nel contratto passato colla Regina Sancia si era dichiarato che le rendite della detta città di Ruvo avrebbe dovuto ella goderle durante sua vita, e dopo sua morte sarebbe passato quel feudo agli eredi del marito. Che quindi doveva la città suddetta rimanere esclusa dal sequestro e darsi a lei per godersela durante sua vita. Che la Regina aveva fatto esaminare l’affare a Matteo de Porta de Salerno milite; et Joanne Siripandi de Neapoli Juris Civilis Professoribus Magnæ Curiæ nostræ Magistris Rationalibus, e costoro erano stati di avviso che la dimanda della detta Pipina era ben fondata.

Che seguita la condanna e la morte del Conte di Terlizzi aveva la Regina sommessa la dimanda suddetta al novello esame di un Consiglio composto dai suddetti de Porta e Siripandi, da altri Giureconsulti, e dagli Avvocati e Proccuratori Fiscali. Che cotesti Signori erano stati concordi nell’opinare che la dimanda di Margherita Pipina era ben giustificata, e quindi doveva ella godere le rendite della città di Ruvo durante sua vita[189]. Dopo ciò la Regina venne ad ordinare che si fosse tolto il sequestro, e dato alla ricorrente il possesso della città suddetta durante sua vita sotto l’obbligo della fedeltà e del feudale servizio, e colla condizione espressa di doversi ne’ Regj Quaternioni registrare tra due mesi la grazia ottenuta a pena di decadenza[190].

Intanto il Re d’Ungheria Lodovico fratello di Andrea essendo stato pienamente informato di quanto era quì avvenuto, ne rimase fortemente commosso ed irritato. Fremendo di sdegno venne in Italia nell’anno 1347 con poderoso esercito, per vendicare la morte di suo fratello, ed entrò ostilmente nel Regno. Mancava alla Regina il coraggio e la forza di resistergli. Vedeva inoltre che le Popolazioni del Regno non erano disposte a levarsi in armi in sua difesa, perchè fortemente prevenute della di lei intelligenza nella morte del marito. Il miglior partito quindi che seppe prendere fu quello di abbandonare il Regno ed andarsene ne’ suoi Stati di Provenza. Il Re d’Ungheria quindi entrò nel Regno senza resistenza, prese aspra ma giusta vendetta di coloro che avevano avuta parte nell’assassinio di suo fratello, e dopo aver sommesso tutto il Regno alla sua dominazione, se ne ritornò in Ungheria.

Saputosi ciò dalla profuga Regina cominciò a prendere coraggio ed a trattare coi suoi aderenti quì lasciati circa i mezzi di ricuperare il perduto Regno. Animata dalle loro promesse non tardò a presentarsi quì ella medesima con dieci galee che le riuscì di armare. Fu ben accolta dai Napolitani che mal soffrivano gli Ungari. La sua presenza infervorò il suo partito. Molte città ritornarono spontaneamente alla di lei ubbidienza. Altre città che si mantennero fedeli al Re d’Ungheria venivano man mano sommesse colla forza delle armi. Gli affari del Re d’Ungheria andavano quì assai male, il che l’obbligò a ritornare di nuovo nel Regno nell’anno 1350.

Gli avvenimenti seguiti in quel tempo nella Puglia si trovano descritti in un libro intitolato: Dominici de Gravina Chronicon de Rebus in Apulia gestis. Dobbiamo cotesta istoria alla indefessa diligenza del Muratori che riuscì ad averne una copia dall’unico Codice di essa che si conserva nella Biblioteca Cesarea di Vienna accresciuta vie più di manoscritti dalle cure dell’Imperatore Carlo VI. Manca però il Codice suddetto del suo principio, ove si parlava anche de’ fatti del Re Roberto, e della sua fine ove parlar si doveva dell’esito della guerra suddetta dopo la seconda venuta del Re Lodovico nell’anno 1350.

La detta breve istoria fu scritta da un Notajo di Gravina detta perciò Dominici de Gravina Chronicon. Avendo ei seguite le parti del Re d’Ungheria, e mantenuta per quanto potè la città di Gravina coi suoi amici ed aderenti sotto la di lui dipendenza, fu ciò cagione di tutte le sue sventure che da Notajo lo fecero divenir soldato. Il Muratori fa conto di questa Cronaca, perchè si vedono in essa riportati i fatti con ingenuità e schiettezza.