Non si conosce l’epoca della fondazione tanto del castello che della torre, poichè manca una notizia qualunque che possa indicarla. Nè si può dire tampoco con certezza se i due edificj siano stati costrutti contemporaneamente o in tempi diversi. La diversità della fabbrica dell’uno e dell’altro potrebbe forse costituire un argomento per credergli surti in tempi diversi. Ma l’una e l’altra costruzione è tanto antica che non si può decidere quale de’ predetti due edificj debba credersi anteriore. Non è però improbabile il dirsi che le fortificazioni predette in tutto o in parte vi fossero state al tempo di Ruggiero non meno per l’antichità ch’esse mostrano, ma anche perchè da ciò che si è detto nel capo precedente era Ruvo fin da quel tempo una città forte.

Non manco intanto di avvertire che nella parte esterna della torre suddetta da quel lato che guarda il mezzodì tra il secondo, e ’l terzo piano all’altezza di circa dodici palmi dal pavimento del corridojo scoverto che gira intorno al parapetto del bastione, vi è nel corpo della muraglia della torre incastrata una lapide lunga circa tre palmi e larga circa due palmi. Avendone fatto levare il modello, ho rilevato ch’è la stessa bene scorniciata. Nel mezzo vi sono scolpiti due scudi di uguale dimensione. Uno di essi ha il campo netto, e liscio. Nell’altro vi è un lione rizzato sui piedi di dietro che gioca le zampe, ha la lingua fuori della bocca, e la coda alzata e rivolta sulla schiena giusta la seguente figura

Pareva sulle prime che avesse potuto cotesta lapide porgermi il filo per indagare l’epoca della costruzione della torre suddetta. Sono però rimasto nella stessa oscurità. Primieramente non è facile il decidere se la lapide anzidetta sia stata messa nella prima costruzione della torre, o aggiunta dopo. Comunque un abile maestro muratore incaricato di osservarla abbia assicurato che la muraglia non apparisce forzata, ciò però non esclude che abbia potuto essere incavata con tanta diligenza che non si apprenda in essa, dopo di esserne passati più secoli, veruna alterazione. Prescindendo da ciò, non è facile tampoco l’indovinare a chi possano appartenere le armi scolpite nella lapide suddetta. In quanto alle antiche famiglie nobili Napolitane li nostri Scrittori Scipione Mazzella nel suo libro intitolato Descrizione del Regno di Napoli, e Carlo Borrelli nel precitato suo libro intitolato Vindex Neapolitanæ Nobilitatis ci hanno fatto conoscere le armi ed insegne di moltissime di esse. Ve ne sono di queste alcune, specialmente de’ Caraccioli, che hanno il leone in quella stessa posizione in cui si vede nella nostra lapide.

È però ad osservarsi che le famiglie suddette hanno un solo scudo col lione e non già due, e che niuna di quelle famiglie che hanno nello scudo il lione ha posseduto in feudo la città di Ruvo. Il che si rileva anche dai precitati due Scrittori, i quali hanno riportati i nomi ed i titoli de’ feudi da esse posseduti, tra i quali non vi è Ruvo.

Ove poi le armi suddette volessero attribuirsi ad alcuno de’ Nobili Stranieri, ai quali la nostra città fu conceduta in feudo, in primo luogo non sono essi tutti conosciuti. In secondo luogo sarebbe questa una indagine astrusa inestricabile, e di niuna importanza. Quindi non attacco alla stessa quella idea che ho giustamente attaccata allo scuoprimento della origine della nostra città.

In mezzo a tanta oscurità se è permesso ad ognuno di proporre le sue conghietture, potrebbe darsi anche che fosse stato questo l’antico stemma della nostra città. Il lione ha potuto esser ritenuto o come un simbolo della sua fortezza, o in memoria del lione Nemeo che si vede nelle sue antiche monete. L’altro scudo netto e liscio potrebbe forse alludere alla vasta estensione del suo territorio. Del resto chiunque possa riuscire a dare della lapide suddetta una migliore spiegazione sarà da me applaudito di tutto cuore.

CAPO IX. Notizie della città di Ruvo al tempo della Dinastia Aragonese.

Dai Registri del grande Archivio si rilevano i seguenti fatti. Nell’anno 1454 Donata del Balzo Orsini figliuola primogenita di Gabriele del Balzo Orsini Duca di Venosa, e figliuolo secondogenito di Ramondello del Balzo Orsini Principe di Taranto, espose al Re Alfonso Primo di Aragona che il suo defunto genitore aveva possedute le seguenti città e terre, cioè Venosa col titolo di Duca, Lavello, Lacedogna, Minervino, Ruvo e Vico co’ suoi casali nominati Castiello, S. Nicola e S. Suosso, Montelione, Laurenzana, Castello Vellotto, Flumari, Vallata, Guardia Lombarda, Pulcarino, Rocchetta Sancti Antonii, Carbonara, Monte acuto, Carpignano, li casali di Trentola, Lauriano e Capodrise col Territorio detto di Pietra Palomba Cum omnibus ipsarum civitatum, terrarum et locorum castris, seu fortellitiis, hominibus, vassallis, vassallorumque redditibus, mero, mixtoque imperio, et gladii potestate, Banco Justitiæ, et cognitione causarum civilium, criminalium et mixtarum, Bajulationibus et integro eorum statu.