La terza è stata nell’aver detto che il precitato famoso combattimento de’ tredici Cavalieri Francesi coi tredici Italiani susseguì alla espugnazione della nostra città, mentre non vi può esser dubbio che l’abbia preceduta. Pare che il Guicciardini abbia ignorata la circostanza che i tredici Cavalieri Francesi furono scelti dalla cavalleria che stava alloggiata in Ruvo, la quale dappoi colla presa della città rimase prigioniera di guerra, come lo stesso Guicciardini lo ha detto. Andiamo dunque a rettificare cotesti errori colla testimonianza di altri Scrittori meglio informati de’ fatti allora avvenuti.

Paolo Giovio nella vita di Consalvo, dopo aver parlato del già detto famoso combattimento de’ tredici Cavalieri Francesi con altrettanti Italiani, passa a dire che mentre il Duca di Némours stava sotto le mura di Castellaneta, e non già a Canosa come ha creduto Guicciardini, gli pervenne un messo. Is attulerat Consalvum Barolo profectum Rubos ad opprimendum Paliciam contendisse. Is enim de Namurtii profectione certior factus, ex occasione sumpto consilio, celeriterque expedito, noctu eductis omnibus copiis, tormentisque, ita ut Decuriones Barolitanos non obscuræ fidei obsides futuros secum duceret, Rubos advolavit. Tantaque vi, tormentis admotis, oppugnare adortus est, ut prostrato ingenti ruina muro[214], collata veluti acie dimicaretur, et non uno in loco Hispani admotis scalis subire mœnia niterentur. Certatum est per septem horas summa contentione; nam Palicia infracto animo, ubi periculum posceret adhortando, pugnandoque suis non deerat. Cum pro vallo cataphractos equites pedibus dimicantes irrumpentibus opposuisset, et per sagittarios Vascones idoneis locis dispositos crebra vulnera subeuntibus inferebantur. Sed ipso demum Palicia vulnerato, et cataphractis incumbentium hostium impetu pondereque prostratis potius, quam interfectis, Hispani in oppidum irruperunt: cum alii eodem fere tempore, conscensis scalis, muri coronam cepissent. Primum quod illatum est repulsis Gallis vexillum fuit Francisci Sances, qui Regis Hispaniæ erat dispensator. Muralis vero coronæ decus datum est Trojano Morminio nobili Neapolitano, qui primus muri pinnam apprehendisse conspectus est. Multis igitur primo impetu cæsis, reliqui Galli omnes cum Rubustanis civibus capti sunt, eminente inter ceteros Palicia cum Amideo Allobrogum equitum Præfecto, et Peralta Hispano, qui ante turbatam pacem sub Gallo Rege stipendia merens, in officio sibi permanendum esse censuerat. Passa poi a dire ciò che Consalvo fece dopo, del che si parlerà in seguito[215].

Gio: Battista Cantalicio seguì Consalvo nelle sue militari spedizioni, e per la di lui influenza e protezione fu elevato al Vescovado di Atri e di Penne. Fece quindi di lui il suo Eroe, e credè di dargli la immortalità con un suo Poemetto intitolato Consalvia, il quale servì solo a farlo conoscere per un cattivo verseggiatore e non migliore Grammatico. È pieno lo stesso della più bassa adulazione, della quale n’è stato giustamente censurato. I fatti però che riporta, ed ai quali era stato egli presente, sono gli stessi. Parla prima del combattimento de’ tredici Campioni di ambe le parti. Passa indi a dire che pervenne a Consalvo la notizia del fatto di Castellaneta e di altri svantaggi avuti dai Francesi nella Terra di Otranto, non che della partenza del Duca di Némours per que’ luoghi, e viene quindi a riportare la fazione seguita a Ruvo ne’ seguenti termini:

Ipse quoque interea ne duceret ocia noster

Sæva Ducem contra molitur bella Palizam,

Haud procul a nobis, qui tunc fortissima habebat

Castra Rubis, equitumque manus, peditumque potentes,

Deque sagittifera numero bis gente ducentos.

Ergo ubi dispositas acies vidit esse suorum,

Phœbus in occiduis quum jam caput abderet undis,