Ma fu questa una delle tante insulse ampollosità e millanterie del Cantalicio. Non aveva Consalvo così poco senno. Cercò anzi di affrettare il più che gli fu possibile il suo ritorno a Barletta con tutte le truppe per tema che gli fosse piombato addosso il Duca di Némours che aveva forze superiori. Cotesta sua previdenza la nota il Guicciardini nel luogo innanzi trascritto, e l’encomia Paolo Giovio, il quale seguita a dire: Sequentique die, non plane toto direpto oppido, eadem usus celeritate Barolum est reversus pene prius quam Nemurtius, qui ex itinere adjunctis sibi Helvetiis, et coacto ampliori equitatu, festinanter adventabat, de Paliciæ calamitate doceretur.
Fa la stessa osservazione Mambrino Roseo nelle sue note alla Storia di Pandolfo Collenuccio, il quale riporta i fatti suddetti allo stesso modo. Con meravigliosa prestezza era uscito colle sue genti da Barletta, e con alcuni pezzi di artiglieria era ito ad assaltare Rubi, luogo importantissimo per quella guerra, dove era restato con pochi Monsieur de la Palisse, onde di questa nuova fastidito il Francese si mosse verso Barletta a gran giornate ricordandosi del savio consiglio che gli aveva dato l’Acquaviva che non dovesse partirsi pronosticando quello ch’era avvenuto.
Intanto Consalvo con la maggior prestezza del Mondo data la batteria, e poi l’assalto a Rubi, dopo molto travaglio la prese essendo fatto prigioniero la Palisse con molti altri Cavalieri Francesi, e fatto questo se ne tornò a Barletta con meravigliosa prestezza[217].
Lascio gli altri Scrittori che potrei addurre, poichè ciò che si è detto è bastante a dilucidare il triplice errore nel quale è caduto il Guicciardini. Passo ora a considerare questo fatto sotto il rapporto morale, poichè non si può dare una iniquità maggiore di quella che commise Consalvo verso gl’innocenti Ruvestini. Era stata la loro città occupata dai Francesi non già perchè fossero stati questi da essi chiamati, ma perchè erano i più forti. Consalvo che avrebbe dovuto opporsi a tale occupazione, se ne stava chiuso ed assediato in Barletta, e fu ben fortunato che i Francesi inebriati ed assonnati dai vantaggi riportati non si affrettarono ad incalzarlo vie più quando era facile l’annientare la poca forza che gli era rimasta.
Avendo colto il tempo e la occasione opportuna di sorprendere la città di Ruvo, la resistenza gli fu fatta dal Signor de la Palisse, e dai soldati Francesi ch’erano sotto il di lui comando, non già dal Sindaco e dalla Popolazione di Ruvo. Se ai Francesi si fossero uniti anche gli abitanti della città, sarebbe stato il discorso ben diverso. La vittoria riportata quindi gli dava dritto di appropriarsi tutto ciò che apparteneva ai Francesi, e non già di saccheggiare e depredare le sostanze de’ poveri cittadini con avergli spogliati di tutto finanche delle vittovaglie, del vino, del bestiame, e di tutto ciò ch’era necessario alla vita, come non senza una positiva impudenza glie ne ha fatto un vanto il Cantalicio suo Panegirista. Molto meno aveva diritto di menare prigionieri a Barletta que’ cittadini che non avevano con lui combattuto per estorquerne anche un riscatto dopo avergli spogliati di tutto, come ci fa anche sapere Paolo Giovio nel luogo testè riportato. Quale viltà! Qual sordidezza!
Non solo i Ruvestini non erano colpevoli di nulla per aver mancato Consalvo per la sua debolezza di opporsi ai Francesi che occuparono quella città, ma avevano dovuto anche tollerare il peso non lieve di una guarnigione numerosa di fanti e di cavalli. Con qual principio dunque di onestà, di morale e di Religione abbandonò Consalvo quella povera città all’avidità, alla rapacità ed alla brutalità della sua soldatesca? A tal modo cercava egli compensare i servigi che la sua cassa vuota ed esausta non poteva pagare alla stessa?
La di lui gloria militare, che non gli contendo, non può certamente cancellare il torto immenso che fa alla di lui memoria quel tratto di vile iniquità. Ben diceva il detto Paolo Giovio nel luogo innanzi citato che Consalvo poco curava che si fosse parlato male di lui quando ciò che operava era profittevole alle sue vedute guerresche. Anche la guerra però ha le sue leggi, le sue regole di giustizia, e que’ riguardi che son dovuti alla morale. Il Generale di un’armata regolare non deve operare come un capo di masnadieri, e spogliare chiunque gli capita nelle mani.
Ogni tempo però viene. Ei pagò il fio delle sue iniquità. Malgrado gl’importanti servigj resi per fas et per nefas a Ferdinando il Cattolico, ne fu mal corrisposto. Dopo la splendidissima figura fatta nel Regno di Napoli, venne richiamato e finì lì suoi giorni in una umiliante oscurità. Sì fatti cangiamenti non gli opera sempre il caso. Vi concorre sovente anche la mano occulta della Provvidenza che confonde la superbia degli uomini, e riserba alle iniquità la meritata pena. Non enim (diceva un grand’Uomo del Gentilesimo) approbatum est non esse curæ Diis securitatem nostram, esse ultionem, ut non modo casus, eventusque rerum, qui fortuiti sunt, sed ratio etiam, causæque noscantur[218]-[219].
Fa però in verità positivo ribrezzo che la penna di un Ecclesiastico siasi a tal segno degradata che abbia fatto un pomposo elogio della iniqua depredazione della città di Ruvo e del copioso bottino che l’Eroe dalla stessa decantato ne riportò a Barletta! Negli elogj però de’ grandi Uomini i loro errori e le loro colpe o si scusano destramente o si passano sotto un prudente silenzio; ma non si esaltano, ma non si encomiano e si applaudiscono come ha fatto il Cantalicio senza veruna dignità e contegno.
Si vede bene che la sua picciola testa troppo inebriata dall’onore della Mitra ottenuta per la influenza e protezione di Consalvo in quel tempo potentissimo, obliò le massime del Vangelo, e qualificò la Pirateria come una virtù eroica! Non fia ciò meraviglia, poichè nella dedica che fece a Consalvo del suo infelicissimo Poemetto (se può lo stesso meritare questo nome) obliò anche il suo carattere e cadde nella bassezza di dichiararsi un Vescovo suo tributario. Decebat propterea me tributarium Episcopum tuum aliquid afferre tributi, quo possis immortalitatem consequi! Il merito di un concetto di tal fatta lo valutino quelli Uomini rispettabili che sono investiti della stessa alta Dignità Chiesastica. Andiamo innanzi.