Excolui, quod sculpta[226] probant, et picta decore

Vasa sepulcretis quæ condit terra vetustis.

Optima cuncta mihi, cives, cœlumque, solumque,

Lac, fructus, segetes, mel fragans, grataque vina.

Ægrotos sano[227], validorum corpora firmo.

Siste Rubis gressum si vis bene ducere vitam.

Allora che scrissi cotesti versi il meno che avrei potuto immaginare era che la novella casa comunale per la quale furono essi destinati sarebbe un giorno appartenuta alla mia famiglia. Tanto però è avvenuto per la seguente combinazione. Dopo la spesa non lieve che costò alla Cassa comunale la ricostruzione di quell’antichissimo edificio, si pose in campo la formazione di un’altra casa comunale più ampia e più grandiosa. Si pensò quindi di far l’acquisto di un antichissimo, e sdruscito Palagio che apparteneva un tempo alla estinta famiglia Avitaja, ed era passato ad un Monte di Beneficenza. Preso dunque cotesto edificio con contratto enfiteutico, si sono spese, e si stanno spendendo bene o male molte migliaja di ducati per restaurarlo, ed adattarlo agli usi dell’Amministrazione comunale.

Contratto cotesto novello ed arduo impegno fu risoluta l’alienazione della già detta antica casa comunale riedificata. Essendosi determinato di darla anche con contratto enfiteutico, furono aperte le subastazioni. Un puntiglio fece determinare il fu mio fratello Giulio, che non aveva certamente bisogno di una casa, a concorrere alle stesse. Rimasta la casa suddetta a lui come maggiore offerente appartiene ora al mio nipote Giovannino suo figliuolo ed erede. Così vanno le cose de’ Comuni.

Da altri Registri posteriori all’anno 1516 che si conservano nel Grande Archivio si rileva che essendo continuate le usurpazioni de’ Terlizzesi nel territorio di Ruvo, pendeva per tal causa un giudizio nell’anno 1522 nel Tribunale della Regia Camera della Sommaria tra la Università di Ruvo da una parte, la Università e molti particolari di Terlizzi dall’altra. Lo pruova ciò un decreto emesso da quel Tribunale nel dì 24 Luglio 1522, col quale diè le opportune provvidenze relative all’esame testimoniale che si stava compilando[228].

Da altro Registro si ha il decreto definitivo emesso del giudizio suddetto dallo stesso Tribunale nel dì 26 Giugno 1523. Furono con esso condannati trenta Terlizzesi proprietarj di fondi rustici nominalmente riportati a pagare alla Città di Ruvo la bonatenenza, ed altri pesi fiscali[229]. Non si conoscono le contrade ove li fondi suddetti erano siti perchè manca il processo, e nel decreto non sono specificate. Pruova però cotesto giudicato le ingiuste vessazioni, e le usurpazioni de’ Terlizzesi.