Convenne però ubbidire. Quindi l’ampliazione della difesa comunale eretta nell’anno 1510, come innanzi si è detto, venne eseguita con decreto del Collateral Consiglio del dì 26 Ottobre 1552, dal quale risulta che la detta antica difesa di carri quattordici rimase ampliata di altri carri ventisei e fu portata a carri quaranta. Questo decreto è riportato dal Sig. de Dominicis nel suo libro sulla Dogana di Puglia[237].

Il compenso dato alla città di Ruvo per la perdita di un dritto tanto interessante per i suoi cittadini fu veramente generoso! Le fu permesso ciò che non poteva per giustizia esserle negato, cioè l’ampliazione della difesa in quella parte del demanio ch’era indubitatamente di qualità comunale, ed era quindi nel dritto di tenerla aperta o chiusa come meglio avrebbe creduto conveniente ai suoi interessi ed alla sua economia!

Cotesto compenso però meramente illusorio non alleviò per nulla il gravissimo discapito che vennero a risentirne i poveri proprietarj delle masserie di semina dalla perdita del pascolo del bosco per i bovi aratorj. Cosa giovar poteva l’ampliazione dalla difesa comunale a quelle masserie che nel massimo numero erano a più miglia di distanza da essa? Li bovi aratorj debbono avere il loro ristoro sul luogo istesso ove travagliano. Non possono essere inviati a paschi lontani con defaticargli vie più, e col torsi al lavoro della terra quel tempo che occorre per andare e venire. Fu questo a buon linguaggio l’ultimo crollo che ricevè la industria de’ Ruvestini.

Per altro lato il già detto ideale compenso durò anche ben poco. L’appoggio, debolissimo per altro, della difesa comunale venne anche a mancare. La povera città di Ruvo oppressa per un lato e smunta dalla prepotenza Baronale, ed angustiata per l’altro dalle circostanze del tempo ben difficili, cadde nella massima povertà fu obbligata a contrarre molti debiti, ed indi a vendersi la difesa suddetta per potergli pagare. Avvenne ciò nell’anno 1632, poichè da diversi strumenti stipulati in quell’anno dal Notajo Giuseppe Ferri di Ruvo risulta che la Università di Ruvo diè la difesa suddetta in pagamento a diversi suoi creditori. Ecco perduto anche questo appoggio per i bovi aratorj.

Quando gli uomini si veggono ridotti alla estrema necessità perdono la pazienza. Li proprietarj di masserie, malgrado il decreto di Revertera e di Guerrera, chiusero di nuovo con parchi e mezzane quell’erba ch’era indispensabile al ristoro de’ loro bovi aratorj. Ma gli Abruzzesi della Locazione di Salpi ai quali il bosco di Ruvo era stato assegnato non se ne stettero. Avendone nell’anno 1641 dato ricorso al Tribunale Doganale, fu spedito sul luogo il Credenziere della Regia Dogana Guglielmo Corcione per prendere informazione de’ disordini[238] ivi avvenuti.

Da un processetto da costui formato contro diciannove proprietarj di masserie nominalmente in esso riportati risulta che si erano fatte da costoro le mezzane nelle contrade demaniali le matine, la cavata (parte delle matine) le strappete, le ralle e monserino, e che in questa ultima contrada si erano anche piantate nuove vigne in contravvenzione del Decreto di Revertera e di Guerrera dell’anno 1549 che le aveva vietate.

Quindi nel dì 16 Marzo 1642 da quel Tribunale Doganale fu contro i pretesi contravventori emesso il seguente decreto: Per Regiam Dohanalem Audientiam visis actis, et in contumaciam prædictorum disordinantium, fuit provisum et decretum quod disordinantes prædicti condemnentur, prout condemnantur ad solvendum Regiæ Curiæ et Locatis pro disordine prædicto ad usum pasculi commisso in Demanio Ruborum Regiæ Curiæ ad rationem ducatorum quatuor pro qualibet versura, et aliorum ducatorum duorum pro emenda Locatorum servata forma provisionum Regiæ Cameræ Summariæ, et Instructionum Regiæ Dohanæ, pro quibus exequantur realiter et personaliter, et describantur in libro Proventuum.

Il già detto processetto si conserva nell’Archivio Doganale di Foggia, ove io l’ho letto, e me ne ho presa anche una copia conforme. Il suo titolo però è erroneo, poichè si legge in esso così: Ruvo 1641 in 1642. Informazione de’ disordini commessi dai naturali di Ruvo nel Bosco ut ex actis. Li pretesi disordini però verificati dal Credenziere Corcione nel corpo del processo si trovarono nelle masserie di campo site nelle precitate contrade demaniali di sopra nominate e molto diverse dal Bosco.

Nel Bosco di Ruvo non vi sono state mai masserie di semina, e non vi è una sola zolla di terreno smossa dall’aratro o dalla zappa. Ma è cosa ben dura il vedere come i poveri Ruvestini erano perseguitati e condannati a pagare gravose multe per essersi valuti di un dritto che loro accordava la Natura e la Legge sul proprio territorio, e senza il quale non avrebbero potuto sussistere! A lungo andare però gli abusi e le soverchierie si convertono in dritto. Così va il Mondo.

Dopo l’anno 1642 non è a mia notizia che vi fossero stati altri simili procedimenti giudiziali barbari ed abusivi come quelli de’ quali ho finora parlato. Continuarono però sempre i Locati Abruzzesi a tener fermo il piede nelle già dette contrade demaniali dell’agro Ruvestino, come continuò la resistenza de’ Proprietarj delle masserie per rendere meno pesante il più che fosse stato possibile gli abusi di un dritto usurpato a loro danno. Vi è stata quindi sempre tra i primi ed i secondi una guerra aperta, poichè l’impero della necessità rendeva arditi i proprietarj delle masserie. Questo stato di violenza è durato fino ai nostri giorni e lo fece cessare la pubblicazione della legge del dì 21 Maggio 1806 sul Tavoliere di Puglia, la quale venne ad indurre un nuovo ordine di cose più propizio all’agricoltura ed alle specolazioni agrarie.