Quindi l’Avvocato della Università mosso da costoro, e provveduto da essi degli opportuni documenti non solo si oppose acremente al preteso credito arretrato di ducati 25600 che il Duca spacciava, ma con una dimanda riconvenzionale dedusse che doveva lo stesso essere condannato a restituire le forti somme che la sua Casa si aveva per tanti anni appropriate dalle rendite comunali con aver ridotta la povera Università in patrimonio. Era questo un discorso pieno di verità e di giustizia; ma il Duca Ettore seppe allontanare la tempesta. Avendo acchetato l’interesse privato che la suscitava, finì il giudizio de’ gravami colla frivola transazione dell’anno 1751 di cui parlerò nel seguente capo.
Essendosi con essa gli Amministratori della Università obbligati a non fare più alcuna ostilità al Duca per l’articolo testè enunciato, ne venne in conseguenza che quello stesso Avvocato della Università, il quale aveva attaccato così bene il preteso credito di duc. 25600 che il Duca spacciava, quasi che avesse bevuta l’acqua di Lete, obliò perfettamente ciò che contro lo stesso aveva dedotto e lasciò fare al Duca ciò che voleva. Quindi per effetto di una manifesta prevaricazione si vide il Duca dall’anno 1753 in avanti figurare senza veruna contraddizione tra i creditori d’interessi arretrati nella rilevante somma di ducati 25600, e partecipare delle ripartizioni che si facevano delle somme di avanzo col consenso degli Avvocati pro tempore della Università!
Non debbo omettere che tra i nomi di costoro ho letto anche quello di un tal D. Pietro Andreatini. Quest’uomo io l’ho conosciuto nella qualità di Segretario della Casa d’Andria, ed in questo posto egli è morto. Si veda da ciò in quali mani era allora affidata la difesa della povera Università, e se il Segretario del Duca d’Andria avrebbe potuto giammai sostenere i dritti della stessa contro il suo Signore che gli dava da vivere! Ma la prevaricazione degli Amministratori della Università che continuò tuttavia anche dopo la transazione dell’anno 1751, seguitò a sagrificare gl’interessi della stessa alla influenza Baronale.
Morto il detto Andreatini, gli succedè nella difesa della Università il Dottor D. Lorenzo Scarongelli. Era egli Ruvestino, e quindi avrebbe dovuto prendere tutto l’interesse per non far rimanere a carico della sua patria un debito così enorme contraddetto fin dall’anno 1751 e ribattuto da validissimi documenti. Ei però mancò a questo sacro dovere, fece quello stesso che aveva fatto l’Andreatini, e prestò il suo consenso alle ulteriori distribuzioni ch’ebbero luogo. Non fia ciò meraviglia, poichè era costui uno di quelli uomini servili usi a prestarsi a tutto ciò che voleva Sua Eccellenza Padrone.
A buon conto la influenza della Casa d’Andria anche dopo l’anno 1751 negli affari comunali continuò ad essere la stessa. Si venne anzi a rendere assai più pesante colla fissa permanenza che fece ne’ suoi feudi dopo l’anno 1760 il Duca fu D. Riccardo Carafa Padre del Duca attuale. La di lui Illustre consorte la Signora Duchessa D. Margherita Pignatelli che dominava in casa era di un carattere imperioso, e tempestoso. Nulla inoltre sapeva rimettere degli antichi abusi ed albagia della feudalità che il pensare del tempo, ed anche la mano del Governo andava ogni dì fiaccando. Si univa a ciò che per particolari impegni o protezioni si voleva anche un po’ soverchio mischiare ne’ fatti privati che non la riguardavano punto.
Queste cosucce per loro stesse disgustanti unite agli abusi ed alle gravezze positive che non erano punto rimaste corrette colla transazione dell’anno 1751, e tuttavia continuavano, disposero gli animi de’ migliori cittadini a scuotere una volta decisamente quel pesantissimo giogo. Essendo quindi avvenuta la morte di D. Lorenzo Scarongelli, fui nell’anno 1794 nominato con pubblico Parlamento Avvocato della nostra città. Fu la mia nomina proclamata dal voto concorde de’ miei concittadini perchè a tutti erano noti i miei sentimenti avversi a quello stato di degradazione a cui la nostra città era stata ridotta dalla prepotenza Baronale.
Protesto però che questi sentimenti non si erano in me generati da qualche particolar risentimento o torto recato a me o alla mia famiglia dalla Casa d’Andria. Niun motivo ho avuto giammai di essere dolente di essa per questo lato. Questi sentimenti me gli ha dati la Natura. Sono nati e cresciuti con me. Gli ha nutriti il mio carattere avverso alle prepotenze ed alle ingiustizie, l’amore vero che ho avuto sempre per la mia cara patria, la intolleranza di vederla oppressa ed avvilita, e ’l vivo desiderio che ho sempre avuto di esaurire tutti i miei sforzi per sollevarla.
Se non si fosse trattato di rivendicare i dritti della mia Patria, il che costituisce un sacro dovere per ogni buon cittadino, non mi sarei mai e poi mai impegnato ad assumere la difesa di qualunque altro giudizio contro la Illustre Famiglia Carafa di Andria. Eccomi dunque a dare un breve cenno delle operazioni da me fatte nella qualità di Avvocato della nostra città, e delle cause intraprese e menate a fine. Per potere però ciò fare è indispensabile premettere un cenno sullo stato in cui le cose rimasero colla transazione dell’anno 1751.
CAPO XIII. De’ Giudizj dell’anno 1750 1797 e 1804, e delle transazioni dell’anno 1751 e 1805.
Non vale la pena di fare una minuta sposizione del giudizio istituito contro la Casa d’Andria nell’anno 1750 e della transazione che ne susseguì nel dì 9 Luglio 1751 per mano del Notajo Giovanni Teodoro de Rienzo di Napoli. Possono queste carte far conoscere soltanto il giogo di ferro imposto alla nostra città dal Duca Ettore Carafa il vecchio avo del Duca attuale, il quale esasperò di gran lunga le gravezze introdotte dai suoi antenati; ma nulla presentano di vantaggioso per quella popolazione, la quale continuò tuttavia a rimanerne schiacciata dagli antichi abusi, ed estorsioni.