Ho detto innanzi che il giudizio dell’anno 1750 lo suggerì il privato interesse, non già il vero zelo di sottrarre la propria patria ad una lunga e spogliatrice oppressione. È facile ciò ravvisarlo sotto un doppio rapporto. Il primo fu la tema delle forti significatorie, ond’erano minacciate le persone influenti che negli anni precorsi avevano avuta parte nell’amministrazione comunale, ed avevano prestata alla Casa d’Andria la mano perchè si avesse appropriate anche le rendite della Università.

Il secondo fu la mira che avevano pochi proprietarj di masserie nella contrada delle murge di liberarle dalla suggezione delle parate che la Casa d’Andria faceva dell’erba vernina di esse. Per quest’oggetto si vide inviato in Napoli nella qualità di Deputato per promuovere l’enunciato giudizio il fu Dottor D. Saverio Modesti che possedeva la più vasta masseria delle murge, ed aveva una potente influenza nelle faccende comunali.

Quando le operazioni di tal fatta sono suggerite da un fine indiretto è una necessità che falliscano. Introdotto il giudizio, in un anno e mezzo nulla fu operato. Si perdeva il tempo per attendersi a trarre dalle ostilità cominciate in nome della Università quel profitto che si poteva pe ’l privato interesse. Lo fa ciò intendere chiaramente lo stesso strumento di transazione dell’anno 1751. Il sindaco e gli Eletti nel ratificarlo dichiararono che il Deputato Modesti aveva pregato e fatto pregare il detto Eccellentissimo Signor Duca d’Andria acciò si fosse devenuto ad un amichevole componimento.

È chiaro dunque che si era egli strisciato presso il Duca per carpirne ciò che faceva per se e per i suoi amici, e ’l Duca Ettore ch’era un uomo sommamente scaltro, e capiva bene la partita, seppe rappaciare l’interesse privato, e fece andar per aria quello della Università di Ruvo. Tra le azioni dedotte vi era anche quella, come innanzi ho detto, colla quale era stato il Duca convenuto a restituire tutte le somme che la sua Casa si aveva per tanti anni appropriate dalle rendite della Università, senza essersi pagati i creditori fiscalarj.

E bene col capo VIII della transazione dell’anno 1751 il Duca prese a suo carico la difesa de’ passati amministratori ch’erano stati obbligati a rendere i conti, e si obbligò di pagare de proprio le somme che sarebbero state loro significate. Si fece intanto obbligare la Università a non fargli più parti ostili con aver rinunziato a qualunque pretensione ed azione di ripetere le somme da lui esatte! Avvenne a tal modo il miracolo che il Duca debitore di grosse somme per la causa suddetta si vide figurare presso gli atti del patrimonio qual creditore della Università per interessi arretrati nella rilevante somma di ducati 25600, senza che niuno lo avesse contraddetto!!!

Collo stesso giudizio si era dimandato anche che le così dette parate delle murge si fossero aperte al libero pascolo degli animali de’ cittadini. Ma col Capo XVII della precitata transazione le parate rimasero ferme. Furono bensì da esse escluse le masserie di D. Saverio Modesti e degli altri particolari che facevano strepito, e si ampliarono in proporzione sul rimanente demanio aperto delle murge a spese degli usi civici che competevano alla popolazione!!!

Appagato a tal modo l’interesse privato, tutto il di più andò de plano a voglia del Duca. Tutti gli articoli essenziali che formavano l’oggetto del giudizio promosso rimasero risoluti a di lui favore. Sia per gittarsi polvere negli occhi, sia piuttosto per erubescenza furono accordate alla Università quelle cosucce frivolissime soltanto che non si potevano affatto sostenere, e che qualunque Magistrato, per quanto avesse voluto essere parziale, o indulgente per la feudalità, avrebbe abolite sotto la penna e senza veruna discussione. Anzi neppur le gravezze di questa specie furono per lo intero corrette ed emendate; ma rimasero in parte sullo stesso piede contro il divieto espresso delle leggi! Ecco un succinto prospetto degli articoli della transazione suddetta dai quali risulta cotesto concetto.

Furono negati ai cittadini gli usi civici sull’erba estiva del bosco di Ruvo. Fu ai medesimi accordato soltanto il dritto di legnare ad uso di sporga per lo stretto bisogno, mentre loro competevano i pieni usi civici. Ma questo patto non fu neppur rispettato, poichè gli Armigeri baronali addetti alla custodia del bosco se trovavano i cittadini in esso a legnare crudelmente gli flagellavano, come innanzi si è detto. Tutte l’esazioni abusive della Bagliva rimasero confermate, tranne soltanto la così detta cortesia che fu abolita. Rimase abolita del pari la gabella della giumella delle mandorle usurpata alla Università, col rilascio però de’ frutti per tanti anni esatti con mala fede. Fu promessa la restituzione della Giurisdizione della Portolania, e de’ pesi e misure usurpata del pari alla Università col rilascio anche de’ frutti e proventi della stessa. Ma questo patto non fu neppure eseguito, poichè seguitò il Duca ad appropriarsi i proventi di cotesta Giurisdizione che gl’includeva nella Bagliva. I molini col dritto proibitivo rimasero al Duca, poichè si disse che mancavano alla Università i documenti per rivendicargli.

Rimase abolito il dritto proibitivo delle Taverne e delle neviere, e convenuto che non avessero potuto i cittadini essere obbligati a forza di bastonate a raccorre e riporre la neve, e ad altre opere servili. Ma si obbligò la Università di non far con altri, meno che col Duca, il partito della neve che bisognava alla Popolazione. E poteva ciò esser permesso dalla legge? Fu rilasciata al Duca la bonatenenza non pagata giammai per i beni burgensi. Promise di non avocare più le cause dal Giudice locale ordinario, e delegarle ad altri a suo piacimento. Ma poteva ciò farlo? Cosa dunque venne con ciò ad accordare? Rimase vietato ai Ministri Baronali di carcerare e scarcerare le persone di loro privata autorità, e senza l’ordine del Giudice, tranne però i debitori dell’azienda Ducale, e ciò con manifesta violazione del Capitolo del Re Carlo I riportato innanzi alle pagine 138 e 139!

Promise il Duca di non fare più danneggiare dai suoi animali le possessioni de’ cittadini. Grazia singolarissima! Promise di non valersi più del carcere orribile ed oscuro della Torre, e di non fare più trasportare i carcerati fuori di Ruvo. Ma si obbligò la Università di formare un carcere opportuno, mentre quest’obbligo incumbeva al Duca qual possessore della Giurisdizione civile e penale! Fu convenuto che il Governatore e Giudice di Ruvo esser dovesse laureato, quasi che fosse stato permesso al Duca di far fare decreti a chi non fosse stato Dottore! In fine rimase a lui finanche la nomina degli Amministratori comunali che costituiva il principio di tutti i disordini e delle prepotenze che si soffrivano, poichè veniva a questo modo a mancare chi avesse potuto sostenere i dritti della popolazione ove l’uopo lo avesse esatto.