Dopo il breve cenno che si è premesso delle cose importantissime accordate al Duca colla transazione dell’anno 1751, e delle frivole ed inettissime concessioni fatte alla Università di quelle bagattelle soltanto che con una latitudine assai maggiore, e senza verun fastidio avrebbe ottenuto sotto la penna dalla giustizia de’ Magistrati, non possono non muovere la bile due cose.

La prima sono le insulse e veramente ridicole buffonerie che si dissero nell’assertiva del precitato strumento di transazione per esagerare ed amplificare le supposte difficoltà e dubbiezze delle dimande proposte dalla Università e dal Duca accordate nel modo che testè si è detto! La seconda la importanza di tali concessioni che si pose in risalto con molto poco contegno, poichè si disse che i fortissimi rilasci fatti al Duca di somme rilevantissime o non pagate o ingiustamente appropriate si erano fatti per piccola contemplazione di tante considerevoli cose che il detto Eccellentissimo Signor Duca si compiace di stabilire e convenire nel presente strumento con tanto vantaggio della Università!!!

Quali sono però le considerevoli cose concedute dalla generosità Ducale? La promessa forse di un Governatore laureato, quella di non far più seppellire i cittadini nel fondo orribile ed oscuro della Torre, di non fargli strascinare in lontane prigioni, di non obbligargli più a forza di bastonate a raccorre e riporre la neve nelle sue neviere, e di non far più devastare le loro possessioni dai suoi animali.....? Qual discorso insulso nel tempo stesso ed insultante! Anche le cose accordate nel precitato strumento dell’anno 1751 non possono leggersi senza fremere, poichè si fecero rimanere in parte que’ medesimi abusi che avrebbero i Magistrati pienamente aboliti e proscritti. Lasciamo quindi cotesto monumento di prevaricazione, e venghiamo al giudizio dell’anno 1797 intrapreso con altri principj ed altri sentimenti.

Due forti ostacoli si opponevano a questa bell’opra. Il primo era la somma povertà della cassa comunale impotente a far fronte alle forti spese che avrebbero esatte le cause da intraprendersi contro una famiglia allora potentissima. Il secondo che l’Archivio comunale si trovava sprovveduto dì qualunque documento memoria o notizia che avesse potuto porgere un filo a tale intrapresa. Quel Duca Ettore Carafa, che si permetteva tante violenze contrarie alle leggi, quante ce ne fanno apprendere il giudizio dell’anno 1750 e la transazione dell’anno 1751, ne aveva commessa un altra anche più sonora per torre alla nostra città ogni mezzo di risorgere. Era in Ruvo un fatto pubblico e notorio contestato dai vecchi che gli armigeri Ducali avevano sorpreso l’archivio comunale e trasportate in Andria tutte le carte che in esso si conservavano.

Incaricato quindi di avviare e sostenere que’ giudizj che le circostanze esigevano, senza documenti di sorta alcuna, vidi bene che non si trattava di regolare ordinare ed istruire le corrispondenti azioni, ma bensì di crearle e corredarle di que’ documenti che avessero potuto assicurarne la riuscita. Nondimeno l’amor di patria superò ambi li predetti ostacoli.

Il primo di essi lo fece cessare il disinteresse e la generosità del Capitolo di Ruvo, e di un certo numero di famiglie maggiori possidenti che con esso si collegarono, e presero a loro carico le spese che occorrevano per i giudizj da intraprendersi. Contribuì il primo la somma di mille ducati. Contribuirono le seconde ciascuna in proporzione della possidenza rispettiva. Di questo tratto di vero patriottismo essendosi fatto un giusto elogio nel pubblico parlamento del dì 20 Gennajo 1805 inserito nello strumento di transazione dello stesso anno, è ben dovuto che ne faccia onorevole menzione anche la storia.

In quanto al secondo ostacolo non mi perdei di animo. Prima di fare qualunque mossa giudiziale mi applicai ad andar tentone rintracciando quelle notizie, e que’ documenti che avrebbero potuto esser utili e conducenti all’impegno assunto. Cominciai quindi dall’istruirmi perfettamente degli antichi processi formati nel Tribunale della Regia Camera della Sommaria dall’anno 1692 in poi tra i creditori fiscalarj e la Università, e successivamente tra i creditori suddetti, e gli amministratori obbligati a render conto della tenuta amministrazione. Trassi da essi utili notizie, ed i documenti opportuni per ribattere il preteso credito di fiscali arretrati in ducati 25600 per lo quale si faceva figurare la Casa d’Andria, e per farla anzi risultare debitrice di grosse somme.

Impiegai nel tempo istesso circa un anno nel grande Archivio per una ricerca generale di quanto poteva riguardare la nostra città, onde potermi valere, come mi valsi di quelle carte che mi sembrarono utili. Le stesse diligenze praticai nell’archivio della Regia Dogana di Foggia, ove mi trattenni otto giorni per quest’oggetto. Coteste ricerche non furono infruttuose poichè mi fornirono un materiale sufficiente a formare un piano di attacco ragionato e ben sostenuto.

Calcolai inoltre che altri lumi avrebbero potuto trarsi dalle antiche schede de’ Notaj tanto Ruvestini che delle Regie città convicine, de’ quali la Casa d’Andria si era valuta ne’ tempi passati per istipulare i suoi atti pubblici[256]. Mi fu utilissima in tali ricerche la cooperazione di due cittadini zelantissimi pe ’l bene della comune patria. Uno di essi fu D. Francesco Devenuto, uomo di sveltissimi talenti e di somma abilità ed attività. L’altro fu il mio cognato D. Giuseppe Ursi versatissimo, minuto e diligente in simili ricerche, la di cui memoria mi è molto cara per i suoi ottimi sentimenti e pe ’l suo attaccamento alla mia persona ed alla mia famiglia.

Alla loro cooperazione furono dovuti gl’interessantissimi documenti relativi al dritto proibitivo de’ molini che non si seppero o piuttosto non si vollero rintracciare nell’anno 1750, quelli coi quali era stata venduta nell’anno 1632 una parte dell’antica difesa comunale, ed altri ancora dai quali trassi utili schiarimenti ne’ giudizj che furono promossi. Riunite le carte suddette furono da me spiegate le seguenti azioni parte nel Tribunale della Regia Camera della Sommaria, e parte nel S. R. C. secondo la competenza rispettiva. Nella Regia Camera furono proposte le seguenti dimande