trarrotti di qui per loco eterno
ov'udirai le disperate strida,
vedrai gli antichi spiriti dolenti
che la seconda morte ciascun grida;
e vederai color, che son contenti
nel fuoco, perchè speran di venire,
quando che sia, alle beati genti.
Ebbene la mossa e la meta della lunga via sono del poema Virgiliano. L'inferno Virgiliano ha (Aen. VI, 273)
vestibulum ante ipsum primisque in faucibus Orci
Luctus...;
e in fine, nel discorso d'Anchise, (ib. 741)
aliis sub gurgite vasto
infectum eluitur scelus aut exuritur igni.
Ambedue i termini sono indubitabili. Invero dopo il vestibolo è l'Acheronte, nell'Eneide come nella Comedia; lungo l'Acheronte, in tutti e due i poemi, è una turba di nè vivi nè morti; là perchè inhumata, che non è perciò nel sepolcro e non è nemmeno nella vita, qua perchè nè buoni già nè cattivi. Là è detta inops, la turba; qua anime triste, cattivo coro, setta dei cattivi, sciaurati. (Aen. VI, 325, Inf. 3, 22) Gli antichi spiriti sono gli angeli nè ribelli nè fedeli, nè caldi nè freddi;[358] eppur qualcosa o molto risentono di quelli che in Virgilio (ib. 329)
centum errant annos volitantque haec litora circum.
Quel gran numero di cent'anni ha suggerito lo aggiunto di antichi, sebben molto più antichi siano gli angeli di Dante! E volitant anche gli sciaurati, come foglie che cadute fanno mulinello nel vestibolo aperto, o come arena quando tira vento. Dante poi nega ciò che Virgilio afferma, nel che la derivazione dell'un dall'altro è pur sempre chiara: i suoi invocano la seconda morte, gl'insepolti dopo i cent'anni sono admissi.[359] E gl'insepolti sono fatti uguali agl'ignavi per un'espressione, che Dante, con equivoco forse volontario e solito, interpretò a modo suo: maestos et mortis honore carentes. (ib. 333) Piangono disperatamente gli sciaurati, di cui il mondo non lascia essere fama e sono spregiati dal cielo e dall'inferno: la loro morte è senz'onore, e ogni altra sorte è preferibile alla loro. Quanto poi alla meta, è evidente che Dante ha avuto lo sguardo alla dissertazione d'Anchise (che diventa come un purgatorio anche locale), perchè esso a tutto il suo purgatorio fa seguire una visione di persone e vicende future, così come trovava in Virgilio. E le persone e vicende sono di Roma ancor non nata in Virgilio: e in Dante, sono della Chiesa e dell'Impero: di Roma, tutti e due, Chiesa e Impero.