Ebbene la canzone seconda della Vita Nova contiene una visione in cui queste idee di morte si rincorrono e s'intrecciano come in quella più alta visione della Comedia. (VN. 23, c. 2). Dante era infermo e “chiamava spesso morte„. Una donna pietosa si mise a piangere. Altre donne fecero partir via quella, e si diedero a consolar lui, che si riscuote dalla sua “fantasia„ col nome di Beatrice più nel core che sulle labbra. E riscosso, narrò alle donne ciò che aveva veduto e udito in sogno o in delirio. Egli pensava alla brevità della sua vita, quando Amore gli pianse nel cuore: “ben converrà che la mia donna mora„. Chiuse gli occhi “vilmente gravati„, e allora delirando vide

visi di donne... crucciati
chè gli dicean pur Morràti, morràti.[40]

Poi vide nel vano imaginare “cose dubitose molte„. Gli parea d'essere non sapeva “in qual loco„. Nella prosa egli spiega in qual loco gli pareva d'essere, perchè dice: “M'apparvero certi visi diversi e orribili a vedere, li quali mi diceano — Tu sei morto! — Così cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello, che non sapea ov'io mi fossi„. Io ricordo il viatore oltremondano che dopo aver patita la morte mistica, l'alto sonno, tra il terremoto della redenzione, e il vento e il lampo battesimale, si riscuote e guarda e riguarda dritto levato “per conoscer lo loco„ dov'era. Era nella gran tomba.[41] Non anche nella sua “nova fantasia„ d'infermo? E anche qui sente lagrimare e tragger guai in foco di tristizia, come là, non appena fu dentro alle segrete cose. E poi qui vide oscurarsi il sole ed apparire i segni del grande sconvolgimento, quali sono nell'Apocalissi e in parte alla morte di Gesù: la terra trema qui, come nel passaggio dell'Acheronte; qui s'oscura il sole, là buia è la campagna; qui piangono sole e stelle, là lagrimosa è la terra (nè sole nè stelle sono laggiù). Un “omo„ appare “scolorito e fioco„ tra quell'oscurarsi, piangere, cadere, tremare; e non si può non pensare a colui che “per lungo silenzio parea fioco„ e disse: — Non uomo, uomo già fui — . E quest'“omo„ annunzia la morte della donna “che era sì bella„, mentre l'altro che uomo non era ma era stato, ed era pur fioco anch'esso, viene da parte d'una donna beata e bella, di quella donna medesima ch'era più bella che mai, poichè, sì, era morta. E qui Dante invero la vede tornar su con gli angeli nella sua patria celeste:

Levava gli occhi miei bagnati in pianti
e vedea, che parean pioggia di manna,
li angeli che tornavan suso in cielo,
ed una nuvoletta avean davanti,
dopo la qual gridavan tutti — Osanna.

Gli angeli avevano da Dio impetrato ciò che chiamavano. Dante si trovava (ma nel fantasticare vano d'un delirio) nella condizione prevista da Dio: egli ha perduto “lei„. Amore in fatti (e chi è quest'Amore se non quell'omo scolorito e fioco?, ma Dante, nella prosa, dice prima alcuno amico e poi il cuore ov'era tanto amore) parla a Dante ed esclama:

Vieni a veder nostra donna che giace.

E io ricordo che nella Comedia quel non uomo ma che fu uomo, ed è fioco al suo apparire, conduce Dante a veder la sua donna, che non giace no, ma trionfa nella sua seconda vita; e che egli lo chiama sì, Virgilio, ma intende “studio cioè amore„. Nella canzone, Dante va a vedere la donna morta cui le donne ricoprono d'un velo (non quel medesimo, candido, su cui era la ghirlanda d'oliva là nella divina foresta?), e sente desiderio della morte alla quale esso assomiglia nel colore. E solo rimasto, guarda verso il cielo, ed esclama:

Beato, anima bella, chi ti vede!

Nella qual esclamazione è espressa più fortemente che prima, la bramosia di morire e di essere di quei beati che vedono quella donna, che è ormai pura anima, beata e bella.

Dunque Dante è infermo, e invoca la morte e sembra morto, e presentisce la morte della donna amata; ed ecco si sente dire: Morrai! morrai! e sì, è morto: è in non sa qual luogo dove ascolta lagrime e guai di tristizia, e tra segni di morte impara da un uomo scolorito e fioco che la sua donna è morta; e la vede invero salire al cielo, e poi con Amore va a vederla morta; e invoca la morte, vuol morire anch'esso per veder lei ed essere beato.