I cieli sono nove, e i peccati sono sette. Ma Dante lesse certo nel comento all'alta tragedia queste parole: la terra “è sotto tutti i cerchi, vale a dire, sette pianeti, Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna, e i due grandi. Di ciò quell'et novies Styx interfusa cohercet. Perchè con nove cerchi cinge la terra„.[536] Ecco nove cerchi infernali messi in relazione con i nove cieli. Abbiamo veduto come Dante compia questo numero di nove, aggiungendo ai sette peccati, sì nell'inferno e sì nel purgatorio, due difetti, non propriamente reità: difetti nel volere. E il modo è sottile e sembra intricato. Nell'inferno il numero nove si ottiene o contando nel novero quelli del vestibolo e tralasciando i sepolti nell'arche, per il fatto che sono sepolti, e sono allo stesso piano del quinto cerchio; o tralasciando nel novero gli sciaurati per il fatto che sono oltre Acheronte e non hanno nè possono avere la seconda morte, e contando gli eresiarche. Nell'un caso e nell'altro, ai sette peccati sono aggiunti due difetti. Nel primo: difetto totale di volontà, nella vita attiva; difetto, quasi involontario, di volontà, nella vita contemplativa; difetto di volere e difetto di lume che governa il volere; vestibolo e limbo; peccato originale, non ostante il battesimo e per mancanza di battesimo. Nel secondo: difetto quasi involontario di lume; volontario e malizioso difetto di lume, ossia mala luce. Nel purgatorio, sono pure, oltre le sette macchie, due difetti: degli scomunicati esclusi dal meritare, e degli indugiatori, che aspettarono, gli uni e gli altri, il fin della vita per i buoni sospiri: non vollero, insomma, prima. E si aggiunge la valletta amena dei principi intorbidati alquanto dalla cupidità, oltre che per altro, anche per dare all'antipurgatorio codesta nota di colpa originale e di languor naturae conseguente; poichè il serpente del primo peccato ivi si mostra dove sono i fiacchi, gl'inerti, gl'irresoluti. Nel paradiso dove Dante s'imbatteva nella difficoltà contraria a quella che incontrava nei primi due regni, che avevano a contenere sette peccati e corrispondere alle nove sfere, mentre nell'ultimo nove sfere dovevano corrispondere a sette peccati; nel paradiso Dante crea nei cieli della Luna e di Mercurio un antiparadiso, dove fa che si mostrino spiriti difettivi; nella contemplazione (i religiosi che ruppero forzatamente i voti) e nell'azione (i virtuosi, perchè onore e fama lor succedesse). Ma ciò può ridursi a norma astrologica? Può insomma riferirsi agl'influssi della Luna e di Mercurio, questo difetto sì degli sciaurati e sì degli spiriti magni, sì degli scomunicati e sì degli indugiatori e dei principi macchiati in qualche parte di cupidità, sì di Piccarda e sì di Giustiniano? Dico subito che la Luna è stella macchiata e Mercurio è pianeta velato: difettivi anch'essi. Ma non basta.
L'anima ha dalla luna (è in Macrobio) la facoltà “di piantare e accrescere il corpo„, sì che al principio quaggiù “prova un silvestre tumulto, ossia l'hyle (silva e materia) che influisce„ su lei.[537] Giovi ricordare e la selva oscura e gli uomini arborei del vestibolo e la selva di spiriti spessi del limbo, e l'adolescenza che è “accrescimento di vita„, nella quale si smarrì Dante, e la parvolezza d'animo nel vestibolo e d'età nel limbo: non si durerà, credo, fatica a riconoscere come queste imagini e questi concetti siano sotto l'influenza della Luna. Aggiungo ch'ella “nutrisce i metalli e le piante„;[538] e che “ama la Flemma, il Verno, il Freddo l'Humido, l'Acqua (ricordiamo Belacqua, e per l'acqua e per la flemma)„; e che è “Dea„ sì di molti altri, e sì di “Mobili, Instabili... Timidi„. Aggiungo che Dante ricorda “il freddo della Luna„. (Pur. 19, 2) E così vediamo come sotto quest'unica influenza della luna, stia la selva e l'atrio, vestibolo e limbo, dell'inferno, e parte dell'antipurgatorio e parte dell'antiparadiso. Nè se ne sottrae il cimitero degli eresiarche, i quali hanno mala luce, sub luce maligna, quale i viatori di Virgilio per incertam lunam, in silvis; un d'essi ricorda appunto “la donna che lì regge„. (Inf. 10, 10)
L'altra parte dell'antiparadiso è sotto l'influsso di Mercurio. Mercurio induce, tra molte altre cose, “aperti oracoli e manifesta indivinatione, e tanta eloquenza nel persuadere e disuadere, in commuovere e acquietare gli animi nostri, che induce l'huomo a qualunque cosa gli piace„. Sono sotto lui “Eloquenza... Arte... Sagacità, Accorgimento... Negromantia, Arte maga, Incanti, Augurii, Auspicii, Pronostichi etc.„; ed è Dio “de' Scrittori, Pittori etc.„ Tutto ciò basta, credo, a porre sotto questo segno Virgilio, che oracoleggiò del Cristo, che fu dòtto e indótto nell'Arte maga, che scrisse l'Eneida (posto che Dante non sapesse che i poeti erano viri Mercuriales), che diè prova di tanta eloquenza nel persuader Dante all'alto passo, e di tanto accorgimento nello scortarlo.[539] A proposito di che, bisogna aggiungere che Mercurio è il dio dei pellegrinaggi e de' pellegrini e de' messi e de' nunzi. Sicchè l'influsso di Mercurio giunge sino al limbo, o almeno sino al nobile castello del limbo. E aggiungiamo che “induce dottrina, memoria, historie, astrologia, acume d'ingegno... speculazione di cose oscure„. Ma per avere il concetto de' ritardatari dell'antipurgatorio, di quelli che sono, specialmente, nella valletta amena, aggiungeremo, con l'Alunno, che Mercurio induce “cupidità d'impero„ e con Servio (Aen. IV 714), “lucri cupiditatem„. Ecco la mala striscia della valletta. L'ambitio glorie di Albumasar[540] spiega bene in parte la apparizione degli spiriti attivi, per l'onore e la fama, nella sfera di Mercurio. E tuttavia quelle “dottrina, memoria, historie„ dell'Alunno spiegano ancor meglio la narrazione istorica di Giustiniano; e “la natura di pronunziare ed interpretare„ di Macrobio,[541] illustra la affermazione di lui che per volere del primo Amore (Par. 6, 11) o per spirazioni di Dio (ib. 23) ordinò e ridusse le leggi. Nè sfugga come in questa spera sia un pellegrino: Romeo. E a ogni modo si interpreta in questa spera l'alto e magnifico processo di Dio nel redimere il genere umano. E grande è l'acume dell'ingegno in sciogliere tali nodi.
Venere “è Pianeta benivolo et inducitore di amicitie... Della sua influenza procede ogni musica; non solamente quella ch'è nella consonanza delle voci, ma anchora la compositione de versi„. Ecco, vede come nel ciel di Venere Dante trovi il Principe amico e benevolo che gli ricorda suoi versi. “Induce amore, e secondo gli aspetti di diversi pianeti alcuna volta pubblichi e casti, alcuna volta lascivi e impudichi„. E si vede come il cerchio e il girone della lussuria corrispondano a questo cielo. Ma tuttavia, a intendere tutto il pensier di Dante, bisogna ricordare come fuoco sia quel di amore, e fuoco sia quello che lo purga; e come attraverso il fuoco si mondi il cuore, per una beatitudine, e si acquisti il vedere e il sapere, per un dono.
“Nel Sole è la virtù vivificativa, perchè nessuna cosa vive, dove non penetra la virtù del sole„. “Il Sole... eccita la virtù ch'è nelle radici, e rinova tutte le piante, e nutriscele risolvendo l'humore nella terra, e convertelo in nudrimento„. I golosi si accontentarono di questa virtù vivificativa e nutritiva, e non vollero saper dell'altra; chè “il sole influisce nell'huomo natura di sapere, e d'imaginare„ ed è secondo Albumasar, summe divinitatis contemplatio. Così Ciacco si trova nel girone corrispondente al cielo dove è Tomaso e Bonaventura. Anzi: sì Ciacco e sì, fuor d'ogni dubbio, i golosi del Purgatorio, Forese e Bonagiunta, tutta gente d'ingegno, mostrano il prevalere in loro d'una dell'influenze del sole, la vivificativa, sull'altra che pure in loro si trovava, la intellettiva e imaginativa. Quei due ultimi sono rimasti a mezza via, di qua. Dante diventò macro per quello studio che mancò a Bonagiunta e a Forese.
Marte è la guerra; ma per Dante, la guerra per la croce: il martirio. (Par. 15, 148) Tutte le armi attribuite a Marte “Spade, Brandi, Stocchi... Pugnali, Coltelli, Spuntoni etc.„ si riducono al segno in cui vinse il Cristo. (Par. 14, 125) Ora si noti che gli avari di Dante nello inferno son tutti cherci, e cherci sono quelli del purgatorio, salvo il capostipite dei re di Francia. Dovevano, dunque, esser tutti militi della croce; si ascrissero anzi alla milizia, e non militarono. Sicchè come il Sole nei golosi non potè far prevalere la sua virtù intellettuale, così Marte negli avari non potè far prevalere la sua “egregia virtù in disciplina militare„.
Sotto la “giovial facella„[542] si contengono “la giustizia, le leggi e i regni„. “De gli animali se gli dedica l'aquila„. Ciò basta a illustrare il cielo Dantesco di Giove. Ma e la cornice dell'accidia, e la palude stigia corrispondenti? Gli esempi di accidiosi nel purgatorio sono di eletti a una grande impresa: gli ebrei di Giosuè e i Troiani d'Enea. Nel brago son destinati a stare come porci, gran regi. E questi e quelli sono come i chercuti militi del Cristo, che non pugnarono, ossia non obbedirono alla loro stella. Di più, nota Albumasar, da Giove viene accidenter... inconsultus rerum aggressus ac difficultatum incursus. Da Giove, dunque, veniva l'orgoglio prevolante e subito spento dello spirito bizzarro.[543]
Saturno è pianeta “malenconico„. Sotto lui, dice Albumasar, è omne melancolie genus. Così per suo influsso operarono coloro che piansero dove avevano a essere giocondi, ossia i violenti o bestiali o rei d'ira, che è preceduta sempre dalla tristezza per l'ingiuria ricevuta. Così è: in vero “non s'allegra; l'ira sua è implacabile...„. Ma c'è altro: per essere, forse, “solitario„ “produce sacerdoti, ma più Religiosi vestiti a nero e di color di terra„. Ecco dunque, sotto la medesima stella, coi violenti e iracondi, i contemplativi.
Nel cielo stellato ci dobbiamo aspettare che si avveri e veda ciò che Dante diceva nel Convivio: “se tutte le precedenti virtù s'accordassero sopra la produzione d'una anima nella loro ottima disposizione... tanto discenderebbe in quella della deità, che quasi sarebbe un altro Iddio incarnato„. (4, 21) E sì, apparisce in questo Cielo il Cristo sotto la forma umana, oltre Maria e Adamo e i tre apostoli. Di più Dante qui parla di sè, per riconoscere dai Gemini “tutto, quel che si sia, il suo ingegno„; (Par. 22, 112) ingegno che così dice alto e perfetto. Qui Dante afferma, nel segreto della sua ultramondana finzione, d'essere un nuovo Cristo. In verità non discese egli negl'inferi per ascendere, come l'uomo Dio, in pro' del mondo che mal vive? Non raccolse egli l'influenze dei sette pianeti, e non ebbe egli l'aiuto dei sette Spiriti? Chè “per via teologica si può dire, che poichè la somma deità, cioè Iddio, vede apparecchiata la sua creatura a ricevere del suo beneficio, tanto largamente in quella ne mette, quanto apparecchiata è a riceverne. E perocchè da ineffabile carità vengono questi doni, e la divina carità sia appropriata allo Spirito Santo, quindi è che chiamati sono doni di Spirito Santo... Oh! buone biade! e buona e mirabile sementa!„. (ib.) Di qui Dante si volge all'aiuola che ne fa tanto feroci; feroci perchè la nostra mente mira pur a terra per via dell'invidia. (Pur. 14, 150) L'invidia è tra uguali; è la superbia nell'ambito dell'umanità; è il peccato di Caifas che in Gesù vedeva l'uomo, unus homo; è la colpa per cui s'incarnò il nemico nel serpente con la faccia d'uom giusto. Così all'invidia dell'inferno e del purgatorio corrisponde il cielo stellato con tutta l'umana perfezione. In simil modo il primo Mobile in cui si mostra Dio coi nove cerchi di fuoco, e in cui si maledice al superbir di Lucifero, corrisponde alla ghiaccia immobile dove Lucifero è costretto da tutti i pesi del mondo, e alla cornice dove son l'anime angosciate dal carico che doma le superbe lor cervici. Dio quassù coi nove cori d'angeli fedeli; l'Antidio laggiù coi suoi nove cerchi di dannati, e con le sue tre teste e sei occhi, coi suoi sei occhi e tre menti, con le sue sei ali e tre venti.
Dopo il gran dì continueranno le ruote delle nove spere celesti e non si arresteranno i meandri sotterranei della Styx noviens interfusa. Questi cerchi saranno, per una indubitabile convenienza, nove, sebbene, per un'altra convenienza, non alberghino se non sette, i sette, peccati. Saranno nove. Ma l'inferno ha dieci ordini di puniti... No: in vetta al monte solitario, nella foresta antica, saranno i pii poeti filosofi ed eroi che non adorarono debitamente Dio. Saranno così veramente secreti.