[XXXIX.]
L'ULTIMA VISIONE
Ogni cielo ha per motore un ordine di angeli. Dante enumera le gerarchie con qualche diversità nel Convivio e nella Comedia. In questa segue Dionigi, non solo nel novero ma anche negli uffizi dei singoli ordini.
La prima e più sublime gerarchia, di Serafi, Cherubi e Troni ha quest'uffizio in S. Dionigi. Il nome di Seraphim designa (mi limito alle ultime parole del periodo) “una proprietà luciforme e illuminativa che caccia e cancella ogni oscurità di tenebra„.[544] Dal comento del gesuita Croderio (commento derivato da autorità più antiche, il quale però non è assurdo citare a proposito di Dante) ricavo: “Tropologicamente, in Ezechiele, i Serafini presentano il tipo d'un'umile e pronta e cieca obbedienza, mentre, coperta la faccia e gli occhi, quasi rinunziando al proprio giudizio, e coperta la parte inferiore del corpo, per la quale si designano gli effetti, ritengono due ale spedite a volare, cioè a eseguire i divini comandi„.[545] Ricordo che le ale loro son sei: due velavano la faccia e due i piedi: le altre due erano pronte al comando. Risulta da ciò che i Serafini son simili e contrari a Lucifero il quale ha sei ali; e che son umili quant'esso è superbo. Egli non aspettò lume, e quelli ritengono la proprietà luciforme e illuminativa. Ed essi sono igne, e quello è gelo. Il nome Cherubini significa la loro virtù di conoscere e rimirar Dio; ed essi (mi limito, come sopra) “la sapienza loro donata, senza invidia derivano e trasfondono agli inferiori.„[546] I cherubini “hanno molti occhi a significare la moltitudine della cognizione„.[547] E qui ricordiamo la pena degl'invidi nel purgatorio, i quali son fatti orbi, e ricordiamo sopra tutto il facile etimo d'invidia, e ricordiamo che neri cherubini son le Melebranche di Malebolge. (Inf. 27, 113) Per Dante a quel che pare, non si dannò (oltre gli angeli nè caldi nè freddi, non dannati e non beati) se non un Serafino, il più bello anzi dei Serafini, per superbia, e molti Cherubini per invidia; per superbia e invidia che sono, come ho detto, gli unici peccati di cui quelle creature spirituali erano capaci. “Il nome di Troni dinota ciò che è separato da ogni terrena bassura, senza alcuna mistione, e che è portato all'alto da divino studio... in lui che è veramente sommo, immobile sta„.[548] Ecco perchè sono i contemplanti nel cielo di Saturno cui muovono i Troni. E il nome di Dominazioni indica “la dominazione liberalmente severa, che inalzandosi sopra ogni abietta servitù e sopra ogni bassezza, libera da ogni dissimiglianza, brama incessantemente la dominazione e il principio della dominazione...„[549] Ecco il cielo di Giove, e la dominazione o signoria giusta che in quel cielo trionfa. E il nome di Virtù indica, per non dir altro, “una forte e inconcussa virilità„. Ecco il cielo di Marte, e gli imperturbabili campioni della fede, e l'inconcusso animo di Dante, apostolo della verità, che farà manifesta, checchè gliene avvenga, la sua visione tutta.[550] Le Potestà significano “un ordine senz'alcuna confusione nell'accogliere le cose divine, e una intellettuale e supermondiale disposizione di potestà...; la quale con animo invitto ordinatamente si diriga alle cose divine„.[551] Ed ecco i dottori di scienza divina nel Sole, governato dalle Potestati. I Principati hanno “la facoltà di principare (per così esprimermi) e guidare in modo deiforme e con sacro ordine... e di rivolgersi totalmente al sopraprincipale principato, e condurre gli altri principalmente a quello...„[552] La ragione astrologica prevale, senza dubbio, nel cielo Dantesco di Venere, mosso dai Principati; ma Carlo Martello è un principe, e Cunizza è sorella di principe, e Folco fu vescovo. E tutti e tre parlano di “principare„ in modo buono e retto; e un d'essi, convertito appunto al sopraprincipale principato, indica ai principi uno scopo divino nelle loro umane operazioni; il conquisto di terra santa. Per gli Arcangeli udiamo il comentatore: “Arcangeli si chiamano i sommi Nunzi che annunziano le somme cose. Loro uffizio è, secondo Dionigi, rivelare le profezie: essi ancora le illuminazioni che ricevono dai superiori annunziano agl'inferiori, e mediante loro, a noi„. Sappiamo che cosa apprenda da Giustiniano e poi da Beatrice Dante nel ciel di Mercurio. Di più: “secondo Gregorio, il loro uffizio è far consapevoli gli uomini delle cose che pertengono alla promozione della fede, e de' principali misteri, come la Natività del Cristo, e simili...„. Il corso dell'aquila e la vendetta della vendetta son certo di tali cose che gli arcangeli annunziano! Gli angeli, infine, “toccano le cose più evidenti e mondane„.[553] Da ciò non indurremmo la convenienza che Dante sentì di farli presiedere alle vergini sorelle che mancarono forzatamente ai loro voti (sebbene tornano al mondo!). Questa convenienza la induciamo da alcuno dei dodici ministeri, per es. rimuovere gl'impedimenti del loro bene e le occasioni del male; aiutare contro i nemici visibili; eccitare al fervore (la volontà, se non vuol, non s'ammorza! Par. 4, 76); consolare (Dio sa qual fu la vita di Piccarda! Par. 8, 308); rintuzzare le potenze contrarie, “affinchè non possano tanto nuocere quanto vogliano„.[554]
Ma l'uffizio generale di tutti gli angeli è, come Dante afferma nel Convivio, speculare e contemplare Dio, cioè la Maestà Divina in tre persone. (Co. 2, 6) Gli ordini angelici, egli ammonisce, sono primi o secondi o terzi “quanto al nostro salire a loro altezza„. Ora Dante sale, nel suo paradiso, via via a ognuna delle loro spere, cioè contempla, con loro e come loro, Dio ossia la Trinità. E contemplare la Trinità è quella massima beatitudine a cui Dante arriva dalla “miseria„ sua umana. E ci arriva a grado a grado, per le nove sfere, mosse da nove ordini d'angeli, che contemplano nel modo che egli assegna nel Convivio.[555]
“Si può contemplare la potenza somma del Padre, la quale mira la prima Gerarchia (Serafini, Cherubini e Troni), cioè quella che è prima per nobiltade, e che ultima noi annoveremo: e puotesi contemplare la somma sapienza del Figliuolo; e questa mira la seconda Gerarchia (delle tre dee, Dominazioni, Virtudi e Potestati): e puotesi contemplare la somma e ferventissima carità dello Spirito Santo; e questa mira la terza Gerarchia (Principati, Arcangeli e Angeli), la quale più propinqua a noi porge delli doni che essa riceve. E conciossiacosachè ciascuna Persona nella divina Trinità triplicemente si possa considerare, sono in ciascuna Gerarchia tre ordini che diversamente contemplano. Puotesi considerare il Padre, non avendo rispetto se non ad esso, e questa contemplazione hanno li Serafini, che veggiono più della prima Cagione, che alcun'altra Angelica natura. Puotesi considerare il Padre, secondochè ha relazione al Figliuolo, cioè come da lui si parte, e come con lui si unisce, e questo contemplano li Cherubini. Puotesi ancora considerare il Padre, secondochè da lui procede lo Spirito Santo, e come da lui si parte, e come con lui si unisce; e questa contemplazione fanno i Troni. E per questo modo si puote speculare del Figliuolo e dello Spirito Santo„. (Co. 2, 6) Poniamo ora tutti questi modi, con vicino il loro cielo e i loro ordini d'angeli.
| Luna: Angeli | carità dello S. S. | [556]. . . . . . . . |
| Mercurio: Arcangeli | . . . . . . . . | |
| Venere: Principati | . . . . . . . . | |
| Sole: Potestati | sapienza del F. | . . . . . . . . |
| Marte: Virtudi | rispetto al F. | |
| Giove: Dominazioni | . . . . . . . . | |
| Saturno: Troni | potenza del P. | in relazione allo S. S. |
| Cielo Stellato: Cherubini | in relazione al F. | |
| Primo Mobile: Serafini | rispetto al P. |
Osservo, prima di tutto, che dei trentatrè canti del paradiso sono assegnati alle prime tre sfere, nove, più parte del decimo; alle seconde tre, il resto del decimo e gli altri sino al vigesimo; alle ultime tre i canti del vigesimo primo al trigesimo non intero; chè al verso 38 Dante è nell'Empireo. Per quanto la divisione non sia netta, possiamo arguire che il Poeta ha dato a ognun de' tre ternari, un dieci, numero perfetto, serbando per l'Empireo una triade di canti. Ed è notevole che nel ternario mediano di sfere, risuonano tre volte le tre voci Cristo, Cristo, Cristo; la prima nel Sole (12, 71), la seconda in Marte, (14, 104) la terza in Giove. (19, 104) E notevolissimo è poi che de' tre ultimi canti, che avanzano alle tre decine, quello di mezzo, ossia il trigesimo secondo, contenga di nuovo le tre voci. (32, 83) E in quel regno centrale del Sole Marte e Giove, dove fiammeggia la croce dei combattenti, tra la corona de' savi dottori e l'aquila dei giusti regnatori, Dante è chiamato Figlio dal suo tritavolo e da lui fatto imperturbabile nella sua divina missione. Sol chi consideri questi più sacri segni che parole, queste imagini di luce in cui Dante, come i suoi beati, luminosamente s'asconde, potrà stupire avanti quell'abisso di grandezza consapevole, che era l'anima dell'esule fiorentino.
Per quanto i singoli ordini contemplino specialmente una persona rispetto all'altra, contemplano però sempre la Trinità in due persone o in una sola delle tre. Onde la menzione, espressa o implicita, della Trinità da per tutto.[557] Anche qui è da considerare come la lauda della Trinità sia tre volte nel paradiso: la prima (13, 26) e la seconda (14, 29) nel Sole, e la terza volta, più solenne,
Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo
cominciò gloria tutto il Paradiso,
nel cielo delle stelle; e appunto al principio del canto vigesimo settimo: tre volte nove. Premesso questo, ricordiamo che in ognuna delle sfere è un dono dello Spirito. Ora io congetturo che la gloria della Trinità sia cantata in quelle sfere appunto in cui essendo la contemplazione delle due prime persone, elleno facciano insieme con lo Spirito che è presente col suo dono, la Triade. Così, vediamo che nel primo ternario in cui è la contemplazione dello Spirito, la Triade a questo modo non può formarsi. Si formerà dunque nel Sole, che conterrà quindi la contemplazione del Figlio in relazione con la potenza del Padre, come è nel Cielo stellato che contempla il Padre col Figlio. Così possiamo aver intero l'ordine con molta probabilità.