Ora si osservi il predominio, dirò così, del Padre, nella contemplazione di questa sfera contemplativa, in cui tacciono i canti e Beatrice non ride; si legga: (ib. 83)

Luce divina sopra me s'appunta...

La cui virtù con mio veder congiunta
mi leva sovra me tanto, ch'io veggio
la somma Essenzia...

Ora l'unione con lo Spirito. Il contemplante scende giù dalla scala per tanto e tanto amore; (ib. 67 sg.) amore che è libero e segue la provvidenza eterna. (ib. 74) L'alta carità lo fa servo con gli altri (ib. 70): egli è un amore; (ib. 82) e parla di Cephas e del gran vasello dello Spirito Santo. (ib. 127) E un altro parla della carità che arde tra loro. (ib. 22, 32)

Siamo tra le gloriose stelle. Ivi sono i Cherubini che contemplano la Potenza del Padre nella Sapienza del Figlio. Ecco le schiere del trionfo di Cristo! (ib. 23, 20) Quivi è la Sapienza e la Possanza! (ib. 37) Dante è fatto possente a sostenere lo riso di Beatrice, cioè la dimostrazione della Sapienza. (ib. 47) E apparisce, per la ragione sopra detta, anche lo Spirito, in quell'amore angelico che gira intorno a Maria; (ib. 103) e si parla qui come altrove, della larga ploia dello Spirito Santo, (24, 91) e di coloro che furono fatti almi dall'ardente Spirto. (ib. 138) E si canta gloria (27, 1)

al Padre al Figlio allo Spirito Santo.

Finalmente si sale al primo Mobile, dove sono i Serafini che contemplano il Padre nel Padre. Già a ciò era Dante preparato dalle parole di Adamo che gli aveva detto come il Sommo Bene si appellasse in terra: I. (Par. 26, 134) Ma poi ecco espressa la grande unità: (ib. 27, 106)

La natura del moto che quieta
il mezzo, e tutto l'altro intorno muove,
quinci comincia come da sua meta.

Ma trina è quest'unità, e subito perciò sono nominati la luce e l'amore. (ib. 112) E ritorna a splendere l'I sommo e unico: (ib. 28, 16, 36)

Un punto vidi...