A ogni modo, anche se si deve intendere che Dante s'addormenti dopo l'invocazione angosciosa alla sua donna e ad Amore, e addormentato abbia la visione d'Amore, ciò si riscontra con la Comedia, non meno di quello che si riscontrerebbe, se la donna della cortesia fosse la Donna Gentile. Poichè se, nella Comedia, la Donna Gentile chiede Lucia cioè la Grazia, e questa ricorre a Beatrice, e Beatrice invia Virgilio a colui che aveva perduta la speranza e piangeva e s'attristava in tutti i suoi pensieri; in tale dramma è implicito un grido mandato dall'anima di Dante. La Donna Gentile può aver precorso il domandar di Dante; sta bene, poichè è di lei consueto; ma come? Chiedendo Lucia, cioè la Grazia; e la Grazia opera appunto nel cuore di quegli cui è data, sebbene gratuitamente data, cioè data per suggerimento di una che precorre il domandare. E questa Grazia operò richiamando, nel cuor del suo fedele, Beatrice, cioè la già tanto amata Sapienza, la quale gli suggerì lo studio, o amore di lei, per qualche anno dismesso. La volontà di Dante entra dunque, a ogni modo, in questo affannarsi di donne celesti e in questo accorrer dell'Ombra a lui. Volle, egli, esser salvo, e d'esser salvo chiese; chiese per una grazia che gli fece la Madonna di cui era devoto. Per essere anche più chiari ed esatti, nel tempo che perdeva la speranza dell'altezza, lo soccorse “la speranza dell'eterna contemplazione„, la quale, per essere personificata in una Beatrice, non è però meno un fatto intimo dell'anima di Dante: Dante sperò, dunque. E ciò è tanto vero che subito dopo i primi rimproveri di Beatrice, gli angeli, quand'ella tace, cantano: In te, domine, speravi. (Pur. 30, 83). E dunque, si rivolgesse egli a Maria o a Beatrice, alla fonte della speranza o alla speranza stessa, Dante fece allora, con quella invocazione, un atto di speranza tal quale fece poi nel perdere la speranza dell'altezza.
Se nella Comedia è fedele, oltre che di Beatrice, anche di Lucia, nella Vita Nova è fedele d'Amore. Fedele d'alcuno è sì qui e sì là, dunque; e se giovasse insistere, si potrebbe dimostrare che non c'è molto divario tra esser servo della Grazia di Dio e di Beatrice, ed essere servo del “Signore de la nobilitade„. Ma, in fine, io non voglio se non trovare le traccie della Comedia nella Vita Nova; le traccie prime, non il disegno perfetto. E quali sono in vero queste traccie! Virgilio è studio e amore, ed è “del magnanimo quell'ombra„, che caccia ogni viltà dal cuore del suo discepolo. E lo Amore della Vita Nova, non è il signore della nobilitade? cioè non viltà, cioè magnanimità? E Virgilio dice sovente, Figliuolo, a Dante, e Dante dice, Padre, a Virgilio; e nella Vita Nova Amore chiama sospirando il “pargoletto battuto,„ e gli dice: Fili mi. E Dante è nella Vita Nova figlio e anche servo o fedele d'Amore, come nella Comedia è di Virgilio, oltre figlio, anche servo, se Virgilio è suo signore. E poi questo giovane vestito di bianchissime vestimenta dice di Beatrice, Quella nostra, e professa di poter ragionare a lei: — “e di ciò chiama testimonio colui che lo sa, e come tu prieghi lui che gli le dica: ed io, che son quelli, volentieri le ne ragionerò„ onde il poeta dice alla sua Ballata; (VN. 12 b. 1)
Ballata, i' vo' che tu ritrovi Amore,
e con lui vadi a madonna davanti...
Ebbene anche Virgilio parla con Beatrice e a Beatrice riconduce Dante. Ma c'è di più. Dante “per altro viaggio„ è giunto al cospetto di Beatrice. Ella è adirata con lui. Perchè? Perchè aveva volti (Pur. 30, 130)
i passi suoi per via non vera
imagini di ben seguendo false.
E poi ella si spiega più particolarmente, accennando a pargolette e altre vanità. (Pur. 31, 58) E Dante ascolta i rimproveri con sospiri e pianti d'angoscia, confuso, pauroso e con nuove lagrime e sospiri, e poi con un sospiro amaro, e sempre e tuttavia piangendo; e infine (Pur. 31, 64)
quali i fanciulli vergognando muti,
con gli occhi a terra, stannosi ascoltando,
e sè riconoscendo, e ripentuti.
E nella Vita Nova egli racconta (12): “poi che la mia beatitudine mi fu negata, mi giunse tanto dolore, che, partito me dalle genti, in solinga parte andai a bagnare la terra d'amarissime lagrime: e poi che alquanto mi fue sollenato questo lagrimare, misimi ne la mia camera là ov'io potea lamentarmi senza essere udito. E quivi chiamando misericordia a la donna de la cortesia, e dicendo: — Amore, aiuta il tuo fedele, — m'addormentai, come un pargoletto battuto lagrimando„. Le stesse lagrime e lo stesso pentimento, poichè il dolore di Dante era, come si vede dall'ultimo paragone, un pentimento. Il fanciullo ha, nella Comedia, solo rimproveri; nella Vita Nova il pargoletto tocca anche delle busse. Or quale era stata la colpa del pargoletto battuto? Assomiglia molto a quella del fanciullo ripentuto. Questi aveva seguito false imagini di bene; quegli doveva smettere, gli dice Amore, simulacra nostra, cioè “le finte„ se non volete dir, false “imagini d'amore„. E Dante, sempre per consiglio d'Amore, invia a madonna una ballata “adorna di soave armonia, ne la quale„ Amore dice d'esser per essere “tutte le volte che sarà mestiere„, una ballata, nella quale dice che madonna è adirata ver lui, per aver esso guardata “altra„ donna che lei. E Beatrice al suo amatore, lassù nella divina foresta, quando, si direbbe, fu sollenato quel tanto lagrimare, dolcemente (31, 58) rimprovera (ripetiamolo),
Non ti dovean gravar le penne in giuso,
ad aspettar più colpi, o pargoletta,
o altra vanità con sì breve uso.
Ma (si dirà) nella Vita Nova Dante poteva dire che il suo cuore non mutò; il che non poteva ripetere nella Comedia. In verità tutti i rimproveri di Beatrice s'accentrano in quello d'incostanza, in quello di manco di prudenza per aver preferito donne sia pur gentili a lei gentilissima[46]. Ora qui, in questo antico episodio, non si tratta d'incostanza (s'insisterà), poichè le donne che Dante passava per aver amate preferendole alla gentilissima, non erano più che schermi e difese dell'amor suo. (VN. 5, 7, 9, 10). E tuttavia, che vuol dir egli Amore con quelle sue parole pronunziate piangendo (12): “Ego tamquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentiae partes; tu autem non sic„? che vuol dir egli, se non che l'amatore era incostante?[47]