Ma qui noi chiediamo: In che modo Amore poteva far tale o tal altro rimprovero a Dante, s'era stato lui a suggerirgli il secondo schermo, approvando così implicitamente anche il primo? Il che riconosce da sè, quando appare nella camera, dicendo, simulacra nostra. Invero questo dolcissimo signore gli era per via apparso nell'imaginazione (VN. 9) “come peregrino leggeramente vestito, di vil drappi. Elli gli parea sbigottito, e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhi gli parea che si volgessero ad un fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gìa lungo questo cammino là ov'egli era„. O, per usare (che è più sicuro) i versi, più antichi e sinceri della prosa, egli trovò Amore

nel mezzo della via,
in abito legger di peregrino.

Nella sembianza gli parea meschino
come avesse perduto signoria;
e sospirando pensoso venia,
per non veder la gente, a capo chino.

E gli dice di venir dalla donna della difesa, che non tornerà così presto; “e però„ aggiunge “quello cuore, ch'io ti facea avere a lei io l'ho meco e portolo a donna, la qual sarà tua difensione, come questa era... Ma tuttavia di queste parole, ch'io t'ho ragionate, se alcuna cosa ne dicessi, dillo nel modo che per loro non si discernesse il simulato amore...„. O come simulato, chiediamo noi, se va in volta il cuor di Dante? e se è Amore che lo porta qua e colà? Se Amore stesso gli dice:

io vegno di lontana parte
ov'era lo tuo cor per mio volere,
e recolo a servir nuovo piacere?

E spieghiamoci un po' queste parole della prosa: “disparve tutta questa mia imaginazione subitamente, per la grandissima parte che mi parve ch'Amore mi desse di sè„. E spieghiamoci le parole corrispondenti del sonetto:

Allora presi di lui sì gran parte,
ch'egli disparve, e non m'accorsi come.

Che voglion dire? Voglion dire che Dante si innamorò, cioè concepì amore, cioè l'amore gli entrò dentro, e perciò e' non poteva più esser fuori di lui in figura estrasoggettiva di peregrino[48]. Così parla coi simboli Dante!

Così Dante ubbidì al consiglio che l'Amore gli avea dato “nel cammino de' sospiri„, e trovò la donna indicatagli e in poco tempo “la fece sua difesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia„. E così la gentilissima gli negò il saluto “per questa cagione, cioè di questa soverchievole voce, che parea che l'infamassi viziosamente„.

La gentilissima (pensiamo noi) se invece d'esser viva e poter negare il saluto, fosse già morta e accogliesse Dante sulla vetta del purgatorio, gli farebbe ora un rimprovero non troppo dissimile di quel che gli fece poi, e che leggiamo nella Comedia. Ma ella era viva e gli negava il saluto, dunque, per questa infamia di vizio che adombrava il nome di Dante. E gli manda a fare, per mezzo d'Amore, anche una riprensione. Qual è essa? (12) “Questa nostra Beatrice udio da certe persone, di te ragionando, che la donna la quale io ti nominai„ è Amore che parla “nel cammino de li sospiri, ricevea da te alcuna noia; e però questa gentilissima, la quale è contraria di tutte le noie, non degnò salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa„. O Beatrice temesse d'esser lei noiosa o molesta, o temesse che fosse noiosa o molesta o vile la persona di Dante, questa riprensione non è intonata a quel che precede, cioè alla soverchievole voce che infamava viziosamente il suo coperto amatore, e a quel che segue, cioè a quell'umil preghero della Ballata: