[87.] La nota già citata (pag. 11) di MBarbi porta a escludere monna Bice. Un solo ms. ha monna bice e... uaggia. Nella Giuntina (del 1527) che recò monna Vanna e monna Bice, questo nome può essere emendamento dell'editore. Il quale si sarebbe ricordato del sonetto XIV della VN. verso 9: io vidi monna Vanna e monna Bice. Ora non è più verosimile che i trascrittori antichi cercando la monna di Lapo e non volendola riconoscere in quella ch'era in sul numero di trenta o delle trenta (se non pensavano al serventese, potevano vedere in quel numero qualcosa di privilegiato), cominciassero a mettere, prima in margine e poi dentro, monna Lapi (Vat.) e monna Lagia?

Questo non è più che un dubbio; ma fa pensare quell'unione di Vanna e Bice nel sonetto XIV! e quel pensiero di Dante su Giovanna precorritrice della vera luce! A ogni modo, anche se si esclude Bice dal sonetto del vascello, non si deve però escludere che Guido avesse dall'amico la confidenza dell'amore suo per Bice o Beatrice.

[88.] Cronica di Dino Compagni, XX. Vedi PErcole, nel libro citato, a pag. 44: “Resta dunque che il pellegrinaggio si ponga tra il 1292-93 e il 1295-96. Ed io credo infatti che, avvicinandosi la bufera del 1293... Guido aristocratico, sdegnoso, dovesse sentire assai forte dispetto della sconfitta dei Grandi... è molto probabile che Guido abbandonasse sconfortato Firenze, approfittando dell'occasione d'un pellegrinaggio„.

Leggi poi a pag. 49: “Il primo (periodo della vita di G.) va dalla fanciullezza sino al tempo in cui egli cessò, come dice Dante, di mirare la beltà della Primavera gentile. Fino a questo tempo lo vedemmo quasi interamente estraneo dalle lotte cittadine... Il secondo periodo, che va dal 1290 (per me, dal 1292 o 93, riferendomi non al tempo del sonetto, ma della prosa dichiarativa) al 1300, è il più fortunoso... È quindi probabile assai che nel primo periodo egli attendesse a quegli studi filosofici che lo resero così celebre fra i contemporanei„. E aggiungiamo che è assai probabile che nel secondo periodo, non vi attendesse più. Per il viaggio interrotto, vedi a pag. 80 e segg. dello stesso libro.

[89.] IDLungo Bon. e Arr. VII pag. 118, id. Dal Sec. e dal Poem. di D. pag. 385 segg. Ivi si legge anche che il Biscioni aveva a' suoi tempi veduto di Dante atti consiliari del 1295.

[90.] Vel. La selva oscura.

[91.] Vel. Le tre fiere; e, spec. qui Il corto andare, pag. 169 seg.

[92.] Vel. Il passaggio dell'Acheronte, p. 73 segg.

[93.] Così almeno dice Dante di sè; ma le sue non erano confessioni come quelle d'Agostino; bensì erano note della sua vita, molto generiche, per formare una specie di trattato filosofico.

[94.] Vel. pag. 171. Iohn Earle, La “Vita Nova„ di Dante, 1899, pag. 56. Egli crede che il monte non sia quello del Purgatorio, sì quello al termine della valle. Duro peraltro è intendere espresso, da una che sta sur un monte, con quella parola “il monte„, un altro monte che quello su cui ell'è. La sconnessione tra i versi 74 e 75 sparisce, quando s'unisce il 75 al 73. Del resto IEarle intende bene: qui, non là; pure non interpretando esattamente il colle ch'egli dice “il monte della scienza„. E pure anche “scienza„ andrebbe, ma interpretandola come quasi sinonimo di vita attiva, nel modo stesso che sapienza si prendesse per vita contemplativa.