[173.] In verità il nome rimase. Vedi l'art. Marcabò nell'Enciclopedia Dantesca di GAScartazzini.

[174.] Vedi a pag. 63 e 68.

[175.] Vedi su tale questione FNovati, Indagini e Postille Dantesche, pag. 39 sgg. Egli nega ciò che io torno a confermare. FD'Ovidio in Studii sulla Divina Commedia assente in tutto al Nevati, che gli ha “bene aperti gli occhi„, e agli altri augura “non li tengan chiusi per forza„. Questo riporto, perchè il lettore stia sull'avviso.

[176.] Può questa coincidenza d'argomenti nei due passi accennati persuadere alcuno, che Giovanni non conoscesse le due cantiche per intero, ma avesse avuto sentore o notizia di quei due luoghi soli, che attestavano la cultura antica di messer Dantes Alagerii.

[177.] Queste e simili dichiarazioni si devono all'anonimo glossatore Laurenziano.

[178.] Poco importa a qual parola si unisca de more. Ma mi pare sia da unire a recensentes. Virgilio ha pasti tauri, (ecl. 7, 39, 44) saturae capellae (ecl. 10, 77) senz'altro.

[179.] Quamquam mala coenula turbet. Mi pare si riferisca a tutti e due, a Titiro e Melibeo. Mangiavano tutti e due lo stesso pane delle sette croste. Lo dice Dante all'ultimo dell'ecloga, dove ci fa sapere persino in che consisteva la coenula: parva tabernacla et nobis dum farra coquebant.

[180.] La glosa vuol che significhi lo stil bucolico (bucolicum carmen). Non mi pare. Giovanni del Virgilio non aveva scritta un'ecloga bucolica, sì un cotal sermone oraziano. Vuol dire la poesia latina. Ser Dino è poco saputo di latino, come vedremo. E Titiro ride di codesto. O di che altro? Notiamo la corrispondenza con l'ecl. X 14: Pinifer... Maenalus et gelidi... saxa Lycaei. I due monti arcadici sono fusi in uno, con quell'idea del rezzo.

[181.] Alveolus, comenta il glossatore, stilus humilis. Errore! Dante attribuisce al poeta bolognese stile tutt'altro che umile, nel cantare hominum superumque labores! Ma il buon glossatore ha preso un dirizzone dal bel principio, nell'interpretare malamente i pascua. Si tratta di un fiumicello che circonda i pascoli del Menalo e li difende da chi non sa, come quel del Limbo difende il nobile Castello. Melibeo non poteva passar quello come terra dura; e perciò i pascoli gli erano ignota.

[182.] Nell'ecl. X 56 è Maenala, come qui, mentre più su, nell'una e nell'altra, è Maenalus.