[183.] In herbis ignotis, ignota carmina, te monstrante; allude alla poca conoscenza che ha Melibeo di latino. Titiro deve tradurre i canti di Mopso, per farli intendere a Ser Dino. Qui capris e più su capellas: scolares, interpreta l'An.
[184.] È arbitrario interpretare queste frondi per una “laurea„ vera e propria, sì nella proposta di Giovanni e sì nella risposta di Dante. Indicano esse il pregio della vera “poesia„ che era, anche già secondo Dante, solo latina. E Giovanni che chiama Dante “censor liberrime vatum„ mi pare dovesse conoscere il Trattato d'eloquenza, oltre l'episodio di Bonagiunta. Questo solo non mi pare potesse condurre Giovanni a chiamare l'altro censore, e senza peli sulla lingua. Vedi il cap. VII e seg. a pag. 60.
[185.] La glosa, ignara deorum interpreta imperatorum, quia contraria parti Dantis tunc Bononia erat. Ma anche Ravenna! Notevole che Dante conosceva la professione d'empietà di Polifemo.
[186.] Nam iam senuere capellae Quas concepturis dedimus nos matribus hircos. Si traduce matribus come un “per madri„ predicativo. Io ho tradotto emendando concepturis in concepturas. Eppure, invece di hircos, sarebbe meglio hoedos.
[187.] La glosa interpreta circumflua corpora per il purgatorio, astricolae per il paradiso. Ma infera regna vale i due regni terreni, del baratro e del monte.
[188.] Revocare non può aver qui se non questo senso di “far ricredere„, in relazione col concedat di più su.
[189.] Se Melibeo la conosce, non è una pecora latina, sì volgare. A ogni modo, anche se non si ammette che prima Dante alluda alla debole latinità di Ser Dino, si spieghi qui in che modo Ser Dino conosca la musa latina o bucolica di Dante!
[190.] Ha finito il purgatorio: lo rumina. Si spieghi, se la pecora è il bucolicum carmen, in che modo ora rumini.
[191.] Numquam vi poscere mulctram. Il senso mi pare quel che ho dato io; ma la lettera porterebbe ad altro. Si capisce che Dante ha voluto dire sponte, iniussa. Ora si spieghi questa gran facilità di mungere la poesia bucolica; e si abbia la mente a quel che dice prima sul gran pallore di Mopso. Si spieghi ancora come possa Dante credere di assecondare il bolognese che gli aveva chiesti carmi epici, mandandogli bucolicum carmen.
[192.] FNovati. Indagini e Postille Dantesche: p. 54 segg.