[329.] Vedi a pag. 20 sgg. e 25 sgg. e poi 36.
[330.] Aur. Aug. Op. III 528 (Quaest. in Gen. I 104).
[331.] Bern. Op. II 1034 (Guerrici Abbatis in Nat. Iohann. Bapt. Sermo II, 1).
[332.] Bern. Op. I 898 (in Coena Domini Sermo, 4).
[333.] Contra Iul. Pel. IV 83 in Op. XIII pag. 774.
[334.] Vedi a pag. 336.
[335.] È questione, credo, risoluta. Vel. 107-164. Si dice peraltro risoluta da GCasella nel suo Discorso “dell'allegoria della D. C.„ In verità egli disse che essendo la selva prefigurazione dell'inferno, tanto è vero che selva è chiamato il limbo, (4, 65) le tre fiere dovevano esser le tre disposizioni che il ciel non vuole; la Lonza rappresentando la frode, perchè Dante getta la corda, con cui voleva prendere la lonza, a Gerione imagine di froda, la lupa essendo l'avarizia e perciò incontinenza, e il leone violenza. Di tutte queste affermazioni, solo l'ultima resta in piedi; le altre si trovano fallaci tutte. Io mossi in MO. dai caratteri che hanno le due ultime fiere in comune con le tre Furie. Vedi Marzocco in nn. citati a pag. 319, nota.
[336.] Vedi MO XXI e p. 64. Vel. pag. 252 sgg.
[337.] Così la rovina, corrisponde all'incontinenza, è ampia e dà facile la scesa. Vel. pag. 189.
[338.] Vel. pag. 259.