Le fiere sono connesse l'una all'altra per un de' loro capi, così: leonza è concupiscenza e tristizia; leone è tristizia e ingiustizia; leopede è ingiustizia e frode. La prima pecca nel concupiscibile e irascibile; il secondo nell'irascibile e nel volere; la terza nel volere e nell'intelletto. Il leo è centrale ed è, come si vede dai primi puniti de' violenti, l'ingiustizia tipica. Nè senza cagione è Marco Lombardo, un macchiato d'ira, la quale corrisponde a questa ingiustizia tipica, che discorre dell'origine della malizia, cioè dell'ingiustizia, che copre e aggrava il mondo.

[349.] Ma leggi però Vel. 121 segg. Che il lupo sia animale fraudolento, come e più della volpe, e che insidii gli ovili, come la volpe i pollai, e spii l'assenza dei cani e pastori, e si travesta (lo dice Dante) da pastore, e la lupa tolga la voce, vedendo ella per prima, e veduta prima non noccia, e venga innanzi sensim, cioè a poco a poco, sarà bene ricordare. Qualcosa posso aggiungere. Nelle Constitutiones regni Siculi Tit. I (in Cantù, Doc. 3, 499) leggo: Hi sunt lupi rapaces intrinsecus et eo usque mansuetudinem ovium praetendentes, quousque possint ovile subintrare dominicum... Hi sunt filii pravitatum a patre nequitiae et fraudis authore ad decipiendas simplices animas destinati... Hi sunt serpentes qui latenter videntur inserpere et sub mellis dulcedine virus evomunt, et dum vitae cibum ministrare se simulant, cauda feriunt, et mortis poculum etc. Qui abbiamo la lupa e Gerione, che sono la stessa cosa sotto diversa forma. Come la vulpecula ciceroniana diventasse la lupa dantesca, vediamo da questa strofa di S. Paulino: Vulpes Herodes, cur cauda dissimulas Praedam captare? belluino gutture Sanguinem sitis: agni carnes esuris, Lupe crudelis.

[350.] Osservazione partita da un'altra di TCasini che notò l'allitterazione dei tre nomi, e suggerita da FD'Ovidio, che in Flegrea, 5 luglio 1900, ricordò la pretesa etimologia di lonza, come io aveva riferita in Vel. l'altra, e più curiosa ancora, etimologia falsa di lupo.

[351.] Vel. 148 sgg.

[352.] Correggo qui alquanto Vel. p. 331 sg. In verità violenza ci fu, e come; ma mi pare che Dante non volesse fare a tutta quella sequela di tradimenti e frodi l'onore di chiamarla anche violenza. Il giostratore con la lancia di Giuda qui piaggia. A ogni modo, se ha adombrata anche la violenza, ella è, come il leone, compresa nella frode. Che cos'è Vanni Fucci? Un leone divenuto lupo. E nelle bolgie e nella ghiaccia sono tanti violenti, micidiali, commettitori di scismi, che s'avrebbero a dire “violenti con frode„.

[353.] Non ce n'è bisogno: tuttavia si mediti questo passo delle Conf. di S. Agostino (13, 21): Continete vos... ab inerti voluptate luxuriae.

[354.] Vel. pag. 457 sgg. e in questo libro a pag. 72 e sgg. spec. 82, nota. Era facile, credo, trovare anche senza la mia fonte (Vel. 429 sgg.), il significato simbolico di Virgilio. Invero Dante nella VN. e nelle rime personifica continuamente l'amore, e nel Convivio, personificando tuttavia, sebbene in modo meno plastico, ci spiega che amore è studio. Come non pensare che anche nel poema sacro dividesse nelle sue due parti il concetto di filosofia? Come pensare che nella Comedia non desse alcuna parte all'Amore fatto persona?

[355.] Vedi a pag. 60 sgg.

[356.] In Monarchia 2, 3 ricorda Miseno qui fuerat Hectoris minister “in bello„, e afferma, secondo Aristotile, che Omero Hectorem... prae omnibus glorificat.

[357.] Vedi però FD'Ovidio nel vol. cit. pag. 520 sgg.