[378.] Il. XXIV 258.
[379.] Vedi, per esempio, Pur. 6, 30.
[380.] Su Catone leggi un opuscolo di PChistoni in Raccolta di studi critici dedicata ad AD'Ancona, Barbèra, Firenze MCMI, pag. 97.
[381.] Vel. pag. 196 e 422.
[382.] Servio, al verso in cui la Sibilla interroga Museo, annota: “Et sciendum hoc loco Sibyllam iam a numine derelictam„. Virgilio, all'ultimo, non dichiara più nulla esso a Dante, ma lascia dire a Matelda, e poi sparisce, quasi a numine derelictus, avanti Beatrice.
[383.] Pag. 68, 73 sgg. 95 sg.
[384.] Al verso VI 660 Servio annota che è detto figuratamente. “Si deve avvertire che cosa dice Orazio nell'Arte Poetica: dire cose insieme piacevoli e utili alla vita. Chè i nostri maggiori vollero non ci fosse arte che non riuscisse di qualche pro' alla repubblica„. Tutto arte, dunque: dei guerrieri, dei sacerdoti, dei poeti.
[385.] Che è però anche in Lucano.
[386.] Assurdo è pensare che Virgilio intendesse d'alcuno venuto di fuori, che, mentre parlava, egli sentisse già penetrato nell'inferno. Assurdo, assurdissimo. Virgilio avrebbe deposto ogni dubbio ed ogni impazienza; e invece li mostrerebbe, dopo, più che mai. (Inf. 9, 7)
[387.] Vel. pag. 413 sgg.