[388.] Non ascende chi non discende. La discesa nel baratro e la salita per il monte non sono che mezzi per giungere alla divina foresta, donde poi volare al cielo.
[389.] Notevole il comento di Servio al verso: bis Stygios innare lacus, bis nigra videre Tartara: VI 134. Comenta: Modo et post mortem. Vuol dire, “morendo„, e pur quant'ansa dà all'interpretazione (volutamente arbitraria) di Dante!
[390.] Vel. pag. 236 sgg.
[391.] Vel. 60 sgg. 181 sgg. Michelangelo intuì il pensiero di Dante. Egli pose nel suo Giudizio “per più pena di chi non è ben vissuto, tutta la passione di Gesù, facendo portare in aria da diverse figure ignude la croce, la colonna, la lancia, la spugna, i chiodi e la corona...„ Vasari.
[392.] EProto in un bell'opuscolo, Gerione, Fir. Olschki 1900, confermò questa equazione.
[393.] Vedi altro in Vel. pag. 421 sgg.
[394.] Vedi a pag. 333 sgg.
[395.] E conservano, s'intende, il loro senso dottrinale. (Vel. pag. 208) Errano, gli sciaurati, e sono cruciati. Quanta poesia è nel paragonare l'immobile selva dei suicidi e la selva semovente degl'ignavi! O Dante!
[396.] “Che dir nol posson con parola integra„, oltre la sua derivazione dottrinale, mostra d'imitare il noto verso d'Ovidio: (M. VI 376) quam vis sint sub aqua, sub aqua maledicere tentat. E poi a Dante paion rane.
[397.] Diverse l'una dall'altra, per colore e tipo, sono le tre teste di Lucifero, dell'hydra saevior. Vedi su Cerbero a pag. 428, nota.