[398.] Vedi a pag. 376 nota, e nota a 339.
[399.] Vel. pag. 291.
[400.] Vel. pag. 502, nota.
[401.] Zelfa (os hians) è la predicazione buona a parole non a fatti. Parrebbe che Dante ne facesse la predicazione che riguarda la vita attiva. Matelda deve prender le veci di Beatrice quando si tratta di dichiarare alcunchè riguardo al paradiso terrestre. (Pur. 33, 118)
[402.] Fulg. de Virg. Cont. in Mythographi Latini, Lugd. Bat. 1742: pag. 760 sq. Altro è da vedere in quell'operetta, che Dante osservò. Dante a Virgilio, nel passo dello Stige, fa fare l'uffizio di Radamanto: verbum (verba) domantem... Qui verborum inpetum domare scit, hic superbiae et damnator et contemtor est. Pag. 759. Da Fulgenzio trasse Dante la falsa etimologia di Tisifone “furibunda vox„ (gridavan sì alto, Inf. 9, 51). Resta confermato così che ella è la superbia speciale. Resta confermato che il regno della malizia può chiamarsi, se si vuole, il regno della superbia, cioè aversione od apostasia da Dio, che si esplica nei tre peccati spirituali di ira, invidia e superbia (speciale): in vero Dante, a prova di ciò, chiama superbo uno dei peccatori d'ira, Capaneo, uno dei peccatori d'invidia, Vanni Fucci, oltre che il più insigne dei peccatori della ghiaccia, che è Lucifero. Si può rileggere, nell'operetta, la nota proposizione “poema... superbiae deiectio est etc.„. A riprova di ciò che significa la morte di Dante avanti Francesca, si legga: “Illic etiam et Dido videtur, quasi amoris atque antiquae libidinis umbra iam vacua. Contemplando enim sapientiam libido iam contemtu emortua lacrimabiliter poenitendo ad memoriam revocatur„. Pag. 757. Le lagrime di Dante e la pietà che fa ch'e' venga meno, non sono, via, da interpretarsi soltanto nel modo geniale e simpatico che si suole!
[403.] Vedi a pag. 408.
[404.] FPPerez, B. S. pag. 24, 233, 381.
[405.] Vel. p. 429 sgg. Punto importantissimo, non considerato mai, o non assai considerato.
[406.] Summa 2a 2ae 181, 1; 180, 2. Vedi GPoletto, Alcuni Studi etc. App. X.
[407.] Vel. pag. 310 sgg.