[418.] In Vel. non tenni conto di queste dissimiglianze tra morire, anzi quasi morire, morir per metà, nel passo della selva, e morire non solo ma essere seppellito nell'alto passo; sebbene qualche cosa intravedessi. Vedi a pag. 102 di quel libro.
[419.] S. Bern. Op. I, 1160 (Serm. de divers. XXXVII).
[420.] Vel. pag. 94 sgg.
[421.] Hier. Ep. XXV ad Paulam. Si noti la frase calcato mundo.
[422.] Il medesimo S. Girolamo nell'epistola a Demetriade: Quia saeculum reliquisti et secundo post baptismum gradu inisti pactum cum adversario tuo, dicens ei, Renuntio tibi, diabole, et saeculo tuo et pompae tuae et operibus tuis, serva foedus quod pepigisti. S. Pier Damiano (Opusc. 16) ha, scrivendo a un vescovo che chiamava al secolo i monaci: Dic, obsecro, legisti aliquando vitae monasticae propositum secundum esse baptisma? Sed quia hoc inveniri in dictis Patrum perspicuum est, negare licitum non est. Invero tal sentenza è anche in questi autori che non posso ora confrontare: Theodori Studitae testamentum apud Baronium, t. IX; Odo Abbas Cluniacensis, Collationum lib. II cap. 7.
[423.] Bern. Op. II 920-1 (De adventu Dom. Sermo V, 4).
[424.] Id. ib. I 520-1 (De praec. et dispens. cap. XVII, 54).
[425.] Id. ib. I 1108 (Sermones de diversis, XI de dupl. Capt. etc.).
[426.] Nell'ed. Migne dell'Opere di S. Bernardo, vol. I pag. 889 (I 520) si può leggere una dotta nota che bene illustra il concetto che è fondamentale nel poema sacro. “Questa è la ragione per cui la professione della vita religiosa si considera come un battesimo. Come nel battesimo avviene che noi moriamo alla vita vecchia e rinasciamo alla nuova (vedi Rom. VI, Coloss. III, Ephes. II et al. da cui si ricava che dal battesimo non emerge l'uomo medesimo che v'era entrato, ma al tutto un altro); segue ancora che i peccati di quell'uomo anteriore non s'hanno da attribuire al neonato, più che i miei a un altro, e gli altrui a me. Così nella profession religiosa. Muore il religioso al mondo e alle opere sue, inoltre a sè stesso e alla volontà sua, e muore così, che non gli è lecito usar del mondo e delle sue delizie e della sua volontà, come se fosse proprio morto e sepolto etc.„.
[427.] Si chiamano così da loro. Vedi quel che dice Simone a Maestro Adamo: alcun altro dimonio. (Inf. 30, 117)