Ma dì s'io veggo qui colui che fuore
trasse le nove rime, cominciando:
Donne, ch'avete intelletto d'amore.

E Dante risponde:

Io mi son un che, quando
Amore spira, noto, ed a quel modo
ch'ei ditta dentro, vo significando.

E Bonagiunta replica:

O frate, issa vegg'io... il nodo
che il Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil nuovo ch'i' odo.
(Pur. 24, 49 segg.).

Dante fa vedere con la sua risposta d'avere sentita nella domanda “Sei tu quel Dante?„ un'altra domanda implicita: “come facesti a trarle fuori, quelle rime così nuove per me e per quelli che rimavano come me?„ Questa domanda Bonagiunta non l'aveva espressamente formulata, ma si leggeva in quell'aggiunto di nuove alle rime, si leggeva in quell'accento di ricordevole ammirazione (siamo nel Purgatorio, e l'invidia consueta dei pitocchi e dei poeti non ha più luogo), col quale ripeteva a memoria il grande cominciamento, Donne ch'avete. Perciò risponde Dante a quel modo che altrimenti sarebbe sembrato deviar dalla domanda, e invece sembra a Bonagiunta echeggiarle bene e breve, sì che esclama; Issa vegg'io! Dunque Dante rispose implicitamente alla prima domanda espressa; ed espressamente alla seconda sottintesa. “Sì: ma la novità, codesta gran novità (Dante non si pavoneggia mica avanti il suo modesto fratello! chi può crederlo?) sta in questo, che io noto quando Amore spira e vo significando a quel modo che detta„. E questa è tutta la novità, e così intende Bonagiunta: “ecco in che consisteva il dolce stil novo, di cui non mi rendevo ragione quando vivevo, e m'impediva d'assemprarlo un nodo, che ora vedo!„ Ma questo nodo che Bonagiunta, sebben tardi, vide, lo vediam noi? Noi diciamo: il nodo era che il Notaro e Guittone e lor seguaci non notavano la spirazione d'amore: ed erano invece imitatori di provenzali; e non significavano nel modo schietto che Dante e altri sapevano fare, anzi erano goffi e impacciati. Per essere esatti bisognerebbe ripetere la spiegazione che dà Bonagiunta stesso:

Io veggio ben, come le vostre penne
diretro al dittator sen vanno strette;
che delle nostre certo non avvenne.

E questa spiegazione si riferisce appunto a ciò che Dante ha risposto:

ed a quel modo
che ditta dentro, vo significando.

Il nodo era dunque, secondo Bonagiunta, l'impaccio delle loro povere penne che non avevano quel dittatore, e (e qui sta il punto) dovevano far da sè. Ora quel dittatore è propriamente l'Amore come e quale intendiam noi? e il buon lucchese ha voluto dire, che il difetto del suo stile proveniva da un difetto d'amore? ch'esso, voglio dire, e gli altri scrivevano goffo e impacciato, perchè cantavano, poniamo il caso, amori non veri?