Come mai? Non abbandonava egli così la via di Dio per quella degli uomini?
Sì: lasciava la sua via. Ben di ciò lo rimprovera, in cima del monte della purgazione, Beatrice: (Pur. 30, 122)
Mostrando gli occhi giovinetti a lui,
meco il menava in dritta parte volto
Beatrice dimentica qui gli schermi e le difese; dimentica che, pur da vivente, ebbe a negargli il saluto per quella “soperchievole voce, che parea che l'infamasse viziosamente„. Dimentica o, meglio, è Dante che scrivendo le dichiarazioni della Vita Nova a preparare la Comedia, ha cancellato il traviamento suo avanti la morte di Beatrice, e pur non così cancellato, che a noi non ne apparisca traccia. Insomma quel primo duplice traviamento è come non sia. Continua Beatrice:
Sì tosto come in sulla soglia fui
di mia seconda etade, e mutai vita,
questi si tolse a me, e diessi altrui.
“Quando fui sul mio anno vigesimo quinto e morii, questi si diede ad altri„, cioè, cominciò, almeno, col darsi alla donna gentile.
············
E volse i passi suoi per via non vera
imagini di ben seguendo false...
Qual è questa via non vera, in cui Dante entrò seguendo simulacra d'amore? Seguendo, per esempio, l'amore della donna gentile, si metteva per questa via non vera? E poichè questa via non vera era quella in che egli si mise, abbandonando, pien di sonno, la verace via (Inf. 1, 12) o la diritta via (ib. 3); domandiamo ancora: Fu per seguire, o seguendo, la donna gentile che venne a trovarsi nella selva oscura?
Sì: se avesse scritta la mirabile visione appena la vide o concepì, Dante avrebbe detto che s'era smarrito seguendo quella donna e assecondando quell'amore, che gli pareva nobilissimo per un inganno dell'anima. Ma questo inganno, avrebbe detto ch'era durato poco: alquanti dì. (VN. 39) Dante non scrisse subito la visione; anzi appena l'ebbe concepita, disse che gli sarebbero occorsi alquanti anni. (VN. 42) Se Dante la Vita Nova avesse scritta nel trecento, quale preparazione prossima alla Comedia, come nella Vita Nova avrebbe scritto alquanti dì, mentre nella Comedia diceva alquanti anni? Invero egli dice che dieci anni durò la sete che egli ebbe di Beatrice; (Pur. 32, 2) e sente dire da lei, che egli si diè altrui non appena ella mutò vita; e mostra col fatto di non essere tornato a lei se non nel trecento, nove anni (poichè sino all'annoale e ancora un po' di tempo, era stato fedele), nove anni dopo essersi dato altrui. Nè, dunque, egli scrisse, anche per questa ragione, la fine della Vita Nova nel trecento; nè, nella Comedia, significa un traviamento o smarrimento durato solo alquanti dì. E non si opponga che egli può aver messo nel libello quel poco tempo così indeterminato per significarne uno tanto maggiore. Gli alquanti dì vengono dopo la designazione precisa dell'annoale: come alquanti dì dovrebbero voler significare alquanti anni, mentre un anno che ha trecensessantacinque dì significa un anno solo? E non sarebbe sfuggito al sottile indagatore del mistero del nove, che nove anni su per giù, quasi nove anni, cioè nove anni, sarebbero corsi da quell'annoale alla mirabile visione.
E poi: questa visione non era mica per essere uguale in tutto e per tutto a quella della Comedia! E appunto questa via non vera o verace o diritta della Comedia è un elemento che non ci è dato ravvisare tra gli altri elementi che noi abbiamo scorti nella Vita Nova, e che abbiamo giudicato costituire sì il primo disegno di rime nuove, sì il secondo di mirabile visione. Nel fatto, quella via non vera della Comedia è anche detta il corto andare del bel colle. Cioè, non precisamente: il corto andare è la seconda parte della via non vera, di cui la prima parte è quell'errore nella selva oscura. Dante si smarrì in una valle. Vi errò una notte. Al mattino s'avviò per un colle. Mentre tornava verso la valle, l'Ombra gli apparve. Egli dice a Brunetto: (Inf. 15, 49)