Lassù di sopra in la vita serena
. . . . . mi smarri' in una valle
avanti che l'età mia fosse piena,
ossia in età che non si poteva ancora chiamare perfetta e giunta al suo colmo: non ancora in piena giovinezza; sì, quando era quasi tuttavia adolescente:
pur ier mattina le volsi le spalle:
ier mattina? Ma si ritrovò nella selva oscura
nel mezzo del cammin di nostra vita,
ossia a trentacinque anni! Sono una notte e un mattino che durarono dieci anni, dunque!
questi m'apparve, tornand'io in quella;
e riducemi a ca per questo calle.
Ora lo smarrirsi nella valle o errare nella selva, nella selva erronea, avanti che l'età sia piena, è bensì un vivere “secondo senso e non secondo ragione„, (Co. 1, 4) un mancare di discrezione (Co. 4, 8; 24), e di direzione (M. 1, 41; Pur. 16, 82), e di libero volere e di lume di prudenza;[90] ma non è la medesima cosa che lasciarsi impedir dalla lonza e divenir drudo della lupa o della fuia.[91] Ebbene noi possiamo credere che nei due concepimenti che ebbe Dante adolescente, di dramma interno, smarrimento e conversione, egli avrebbe trattato, e cominciò invero a trattare, di ciò che è figurato nella selva, e non di ciò che è rappresentato nel corto andare verso il bel colle. Perchè, questo andare significa il mettersi per la via del mondo o attiva o civile, e il bel colle, simboleggia la beatitudine inferiore che si trova per quel cammino. Il bel colle rassomiglia il santo monte, come la felicità di questa vita rassomiglia alla felicità del paradiso terrestre — figuratus — . Ora qual cenno è nella Vita Nova di tal risoluzione di Dante? In essa egli dice di essere innamorato di tal donna, che è la speranza della contemplazione di Dio e la vera sapienza, la quale non si raggiunge perfettamente se non da morti, e si può veder sì, anche da vivi, pur che quasi si muoia, si esca di noi stessi, ci si liberi, per un momento, del peso della nostra mortalità. Amando lei, era in dritta parte volto, Dante. Stornandosi, e dandosi altrui, certo cessava di essere volto in dritta parte, ma tutte e due le volte, che ho detto, prima delle rime nuove e della mirabile visione, per un inganno d'amore, il quale amore, la prima volta, suggerì i simulacra, e, la seconda, esso amore per donna viva gli si mostrava simile e tutt'uno con quello che lo faceva andar piangendo per la morta. Questo inganno, proprio dell'adolescenza, equivale allo smarrimento nella selva. Egli ne sarebbe uscito subito con la morte, come esce nella Comedia,[92] con la morte medesima che narra di sè anche nella Vita Nova, cioè nella seconda canzone delle Nove Rime; e avrebbe riveduta Beatrice subito. Prima di lei avrebbe veduta, forse, la precorritrice Giovanna, la Primavera che prima verrà, la Matelda, insomma, che coglie i fiori dell'eterna primavera; ma ad essa non sarebbe giunto dopo un “corto andare„, sì, come nella Comedia, dopo “altro viaggio„. Il corto andare per la piaggia diserta non poteva aver luogo in quei primi disegnati drammi dell'anima semplicetta, perchè quella piaggia non si percorre nell'adolescenza, in quell'età in cui l'uomo non può “certe cose fare senza curatore„, (Co. 4, 24) bensì in quella altra età in cui conviene frenare e spronare l'appetito, e che deve essere perciò temperata e forte. (Co. 4, 26) Nell'adolescenza tali virtù non hanno luogo, perchè non hanno luogo i vizi contrari ad esse virtù. L'adolescenza ha da avere obbedienza, sopra tutto, perchè l'adolescente, se da alcuno non gli è mostrato, non sa tenere il buon cammino. E qui rendiamoci finalmente ragione degli amori della Vita Nova; e fermiamo ben bene, che l'anima di Dante si volse bensì a quella o quell'altra donna gentile e anche ad una (la seconda dello schermo) che forse non era così gentile; ma non s'inoltrò tanto, da aver bisogno del freno della temperanza, per partirsi da qualche Didone. (Co. 4, 26) Andava l'anima dietro, bensì, a imagini false di bene, che somigliavano a Beatrice; ma egli si disingannava, in un empito di pentimento, e tornava a lei.[93] Nella Comedia, invece, il Poeta racconta sì d'essersi smarrito adolescente, e pien di sonno, e sì, dopo essersi ritrovato, di aver impreso un corto andare. Il quale è parte della via non vera, che per consiglio di Virgilio, egli mutò in altro viaggio. E l'altro viaggio lo condusse a Matelda e a Beatrice; la via non vera o il corto andare, no, non l'avrebbe condotto nè all'una nè all'altra. L'avrebbe portato al bel monte, non al santo monte. E il bel monte, cui si giunge con corto andare, non è davvero il santo monte, cui si giunge con tanto aspra fatica di scendere e salire, e con tanto più tempo, e con tutt'altro viaggio. Ben lo dichiara Beatrice nell'apparirgli di là del fiume sacro, che ultimo deve passare il viatore che altri quattro ne ha passati, uno d'acqua morta, un altro di loto, un terzo di fuoco, un quarto di gelo; ben glie lo dichiara, che c'è monte e monte:
“Non sapei tu che qui è l'uom felice?
Qui, non là, dove volevi andare. E dovevi imaginare che io ero qui, nel luogo della beatitudine, perchè io sono la beatrice„. Non sapei va unito a Ben son Beatrice.