E volse i passi suoi per via non vera
imagini di ben seguendo false;

con ciò fondendo nei primi inganni d'adolescente questa seconda più diserzione che traviamento, e facendoci intendere che questa era come effetto di quelli.

[XIII.]
L'ANGIOLA E LA DONNA

Intorno all'anno, in cui Dante inscrivendosi nelle arti mostrava di dedicarsi alla vita attiva o civile, va posta la canzone Voi che intendendo. Che a farlo incamminare per la nuova via fosse stato di alcun momento la venuta, in Fiorenza, di Carlo Martello, mi par probabile. Questi gli dice nel Paradiso: (Par. 8, 55)

Assai m'amasti, ed avesti bene onde;
chè, s'io fossi giù stato, io ti mostrava
di mio amor più oltre che le fronde.

Le fronde sono della pianta, rispetto ai frutti, quel che la promessa è rispetto all'attendere. La natura, dice Dante, “dà alla vite le foglie per difensione del frutto„; (Co. 4, 24) sì che dell'amor di Carlo apparendo le fronde, si doveva argomentare che sarebbero venuti i frutti che elle hanno a difendere. Dante insomma ebbe ad aspettare qualche cosa, e fu di quei fiorentini cui il giovane principe d'Angiò mostrò il suo amore e di cui egli ebbe la grazia. Sembra verosimile che la venuta di quel gran re con la bella compagnia di dugento cavalieri, scotesse Dante che era stato de' feditori a Campaldino, e lo ispirasse a due cose: a far quella canzone per mandarla, forse, a lui, e a voler essere qualcosa nel governo del comune. Le quali due cose sono strettamente unite, perchè la canzone chiaramente mostra il mutamento del proposito che Dante aveva fatto di dedicarsi alla vita dei contemplanti.

Il qual proposito era figurato nell'amore per la donna ch'era a Dante “la speranza dell'eterna beatitudine„. Ebbene nella canzone egli dice che il suo desiderio di morire o excedere, cioè di andare ove era Beatrice, a' pie' di Dio, era contrastato da un amore, ch'è apparso, e fa fuggir quell'altro. Così è ripreso e contradetto con medesime parole e imagini il sonetto ultimo della Vita Nova. In questo un sospiro ch'esce del cuore va su, oltre il primo mobile, cioè nel cielo empireo, che è “lo luogo di quella somma deità„. (Co. 2, 4) Il sospiro che nel sonetto è pur detto “peregrino spirito„, il Poeta spiega poi nella prosa come “penserò, nominandolo per lo nome d'alcuno suo effetto„. (VN. 41) E nella canzone è

un soave pensier, che se ne gia
molte fiate a' pie' del vostro Sire.

È proprio quel pensiero peregrino, che

giunto là dove disira,
vede una donna che riceve onore;
(S. 25)