Mira quant'ella è pietosa ed umile. (c. 1, 46)

Miri costei ch'è esemplo d'umiltate. (c. 2, 70)

quest'è colei ch'umilia ogni perverso. (c. 2, 71)

Ora questo concetto d'umiltà pertiene a ciò che le donne simboleggiano, alla sapienza, non veramente alla loro natura o parvenza umana. Umiltà e sapienza sono tra loro nella norma in cui sono tra loro superbia e ignoranza. Come Lucifero fu stolto nella superbia sua, perchè esultò in sè, così Maria fu sapiente nella sua umiltà, perchè lo spirito di lei esultò in Dio, donatore di salute;[102] e l'uno fu travolto nel luogo infimo e l'altra fu elevata su tutti i cori degli angeli. Ella è regina caeli, l'altro imperador del doloroso regno. La pacifica oriafiamma è opposta a vexilla regis inferni. (Par. 23, 128 e al. 31, 127; Inf. 34, 27 e 1) E superbia e insipienza fu anche di Eva, quando consentì al diavolo; e poi “di nuovo la sapienza empì il cuore e il corpo d'una donna, sì che noi, deformati nell'insipienza mediante una femmina, siamo riformati mediante pure una femmina alla sapienza„.[103] In verità il serpente che sedusse Eva, dicendo, Sarete come Iddii, fu conculcato da Maria che di Dio si professava ancella. Sì: Maria è l'ancilla dei (Pur. 10, 44); e “solo dell'umiltà, ella piena di tutte le virtù, credè di doversi gloriare, come quella che dice: Dio si volse a guardare l'umiltà dell'ancella sua„.[104] Eppure, anzi perciò, è la creatura che invia più chiaro d'ogni altra l'occhio nel lume eterno. (Par. 33, 44)

Or come mai è tanta somiglianza sì dell'angiola e sì della donna (che ormai anche noi abbiamo a chiamar Donna) a Maria?[105]

Invero l'angiola nel sogno di Dante dorme nelle braccia d'Amore. (VN. 3) Maria è la sposa del primo Amore. Quella è gentilissima; questa è nobile più che creatura. Quella “fu distruggitrice di tutti i vizi e reina de le virtudi„. Questa è una stella che “fovet virtutes, excoquit vitia„;[106] ed è posta dal Poeta, dietro S. Bonaventura, come esempio, via via per le cornici del santo monte, delle virtù contrarie ai vizi tutti. Avanti l'angiola fuggono superbia ed ira: (VN. s. 11) Maria, come Gesù che disse, Imparate da me che sono mite e umile di cuore, ha con l'umiltà per virtù precipua la mitezza.[107] L'angiola è meraviglia che si vede nel mondo, è venuta di cielo in terra a miracol mostrare: (VN. c. 1, s. 15) Maria, per usare le parole di Dante, è “baldezza e onore dell'umana generazione„. (Co. 4, 5). Chi ha parlato all'angiola, non può finir male; e Dante nell'ultimo del suo delirio si trova il nome di Beatrice nel cuore: (VN. 23 e c. 2) “sì mi si cessò la forte fantasia entro in quello punto ch'io voleva dire, O Beatrice, benedetta sei tu...„: Maria salva i peccatori nell'ora della morte; nel nome di Maria finisce la parola di chi a Dio si converte. (Pur. 5, 101) Di quelle parole a Beatrice, Dante delirando non riesce a dire che, O Beatrice; così come Buonconte, non dice che, Maria; se avesse potuto continuare, avrebbe anche questi soggiunto: ... benedetta sei tu tra le donne... Maria è mater salutis, è quella che propinò agli uomini e alle donne l'antidoto della salute, è il legno di vita che solo fu degno di portare il frutto di salute.[108] L'angiola era una gentilissima salute che salutava; nelle sue salute abitava la beatitudine dell'amatore; (VN. 11) vedeva ogni salute, chi la vedeva; (s. 16) il saluto di lei era il fine dei desideri di lui; (19) e bene a ragione perchè nel saluto era salute. Maria è madre di carità;[109] di carità nessuno ebbe più di lei;[110] di carità ell'è meridiana face. (Par. 33, 10) Quando l'angiola “apparia da alcuna parte, per la speranza de la mirabile salute neun nemico all'amatore rimanea, anzi gli giugnea una fiamma di caritade...„. Ma che? Maria è “giuso intra i mortali... di speranza fontana vivace„. E che è l'angiola se non la speranza, che i beati non hanno, come dice anche per bocca di Bernardo chiaramente Dante, e che Dio lascia in terra?[111] Dice invero Bernardo che nel cielo è ardente carità, non speranza, che è quaggiù tra quelli che hanno a morire. Maria, udite... “non sapeva ella che Gesù sarebbe morto? E senza alcun dubbio. E non sperava ella che sarebbe risorto subito? E con fede. E così ella si dolse che fosse crocifisso? E quanto! Ciò fu effetto di carità, ch'ell'ebbe quanta nessun altro„.[112] Ricordate il ragionamento di Dante, sul dolore di Beatrice alla morte del genitore?[113] “Manifesto è, che questa donna fue amarissimamente piena di dolore„. E Maria, o Signore, mater tua, imo martyr tua... quam amare flebat, quam amare dolebat! Nec mirum...[114] Lo stesso problema si propongono il fedele di Beatrice e il fedele di Maria, a proposito della loro donna o domina! L'angiola è una filia, come Maria è una mater (e tuttavia ell'è figlia del suo figlio!) dolorosa. E la figlia dolorosa piange pietosamente (la parola pietà torna a ogni momento e val quanto charitas), e “sì che quale la mirasse dovrebbe morire di pietade„; e Dante piange pur non avendola veduta piangere, e le donne si maravigliano: (VN. 22 s. 12 e 13)

Lascia piangere a noi e triste andare
(e' fa peccato chi mai ne conforta),
che nel su' pianto l'udiamo parlare.

Ell'ha nel viso la pietà sì scorta...

Ricordate lo Stabat Mater? Nel passo di Dante echeggiano le parole di quella lamentazione:

Quis est homo qui non fleret?