E specialmente le parole “e' fa peccato chi mai ne conforta„, sono l'applicazione di tali altre:

Fac me tecum pie flere...
Et me tibi sociare
in planctu desidero...
Fac me tecum plangere.

È un dolore necessario e santo; consolarsene è far peccato. Or quando vediamo tanta somiglianza di dolore e di effetti di dolore, non crediamo più che sia mera formula quella con cui Dante inizia il capitolo: “sì come piacque al glorioso Sire, lo quale non negoe la morte a sè„. Nè crediamo che abbiano il solito senso umano la parola loda e lauda e laudare, così spesso adoperate a proposito di Beatrice; nè crediamo che la beatitudine di Dante la quale era “in quelle parole che lodano la donna sua„, fosse qualcosa di terreno. (VN. 18) La lauda di Beatrice somiglia alle laudi di Maria; e qual sorta di beatitudine sia nel recitare le laudi della Vergine, ognun sa.

Ma Beatrice, come nel dolore, così nella gloria assomiglia a Maria. Dante vedeva

li angeli che tornavan suso in cielo,
ed una nuvoletta avean davanti,
dopo la qual gridavan tutti: — Osanna —
e se altro avesser detto, a voi dirèlo.

Beatrice è così assunta in cielo, come Maria. E noi possiamo dichiarare quel verso, che può sembrare ad alcuno posto per la rima: “e se altro avesser detto, a voi dirèlo„. Dante vuol dire che non sonavano intorno all'assunta se non voci di gioia. Perchè potrebbe parer ragionevole, che qualche voce di pianto s'udisse dalla terra. Ma continuerò con le parole del fedele di Maria: “Meritamente risuona negli eccelsi l'azion di grazie e la voce della lauda; ma noi pare che dobbiamo piuttosto plangere che plaudere... Ma cessi la nostra querela, perchè nemmen noi abbiamo qui la nostra stabile città... È degno che pur nell'esilio, anche sulle fiumane di Babilonia, noi ci ricordiamo di lei, comunichiamo delle sue gioie, partecipiamo della sua letizia... Ci ha preceduti la regina nostra, preceduti, e tanto gloriosamente fu accolta, perchè con fiducia i poveri servi seguano la Donna, gridando: Portaci dietro te!...„[115] Così Dante vuol andar con Beatrice, vuol morire, invoca la morte, e dice

guardando verso l'alto regno:
Beato, anima bella, chi ti vede.

E beato si reputò sempre, e dice a ogni tratto d'essere, per opera di quella beatrice. E Amore gli diceva lietamente nel cuore: “Pensa di benedicere lo dì che io ti presi, però che tu lo dei fare„. E a lui pareva d'avere il cuore sì lieto, che non gli pareva il suo cuore. (VN. 24). E a me vengono in mente le parole di Maria: “Magnificat anima mea Dominum. Et exsultavit spiritus meus... ex hoc beatam me dicent omnes generationes. Quia fedi mihi magna„. È Dante che benedice, ma con le parole di Maria, quel dominus che è Amore (VN. 3), per nozze che l'anima sua fece con Amore. (ib. 1)

Queste nozze per le quali l'anima “fu a lui sì tosto dispensata„, quest'amore di Dante per Beatrice, ha come l'ispirazione dalle nozze dello Spirito Santo con Maria.[116] Non c'è dubbio. Tra Maria e Beatrice è amistà, oltre che somiglianza. La gentilissima sovente, si può credere, “sedea in parte ove s'udiano parole de la reina de la gloria„; (VN. 5) Maria “fue in grandissima reverenzia ne le parole di questa Beatrice beata„; (VN. 28) Beatrice era piena di “grazia„, come Maria; (VN. 26) Beatrice veduta “tra le donne„ è cagione d'ogni salute; (s. 16) Beatrice va a gloriare “sotto la 'nsegna di quella reina benedetta„; (VN. 28) sale “nel ciel de l'umiltate ov'è Maria„. (s. 18).

È simile a Maria; non è Maria. Ora se Beatrice figura anche la sapienza, che cosa sarà figurato in Maria? Una sapienza, certo, superiore a pur questa, che pure consiste nella contemplazione di Dio. In vero, nella Comedia c'è qualcuna che è migliore di Beatrice e che a lei sottentra all'ultimo, quando a Dante non resta che contemplare il più sublime dei misteri. Dante è nel cielo empireo, dove vede la candida rosa; e si volge per domandare la sua donna di cose di che la sua mente è sospesa. (Par. 31, 55). Come nella divina foresta, all'apparir di Beatrice, si volge per dire alcunchè a Virgilio, e Virgilio non c'è più; (Pur. 30, 43) così nell'empireo cielo non vede più presso a sè Beatrice. Presso a lui è il fedele di Maria, Bernardo; è il Virgilio di lassù, questo santo, che lo conduce ad aver la grazia da un'altra e maggior Beatrice, di drizzar gli occhi al primo Amore. (Par. 32, 142) Se Beatrice è la sapienza. Maria che cosa è?