Il Convivio ci ammaestra. “Filosofia è uno amoroso uso di sapienza; il quale massimamente è in Dio, perocchè in lui è somma sapienza e sommo amore e sommo atto, che non può essere altrove, se non in quanto da esso procede. È adunque la divina Filosofia della divina essenzia, perocchè in essa non può essere cosa alla sua essenzia aggiunta; ed è nobilissima, perocchè nobilissima essenzia è la divina, e in lui per modo perfetto e vero, quasi per eterno matrimonio: nell'altre Intelligenzie è per modo minore, quasi come druda, della quale nullo amadore prende compiuta gioia, ma nel suo aspetto contentane la sua vaghezza„. (Co. 3, 12)

Ebbene: par probabile che codesta gradazione di amoroso uso di sapienza sia nella Comedia simboleggiato in Maria e Beatrice. Invero Maria è l'unica sposa dello Spirito Santo; (Pur. 20, 97) Beatrice è l'amanza del primo amante: (Par. 4, 118) la quale espressione ricorda quella del Convivio e le equivale; poichè certo non significa ella che Dio non possiede perfettamente la sapienza simboleggiata in Beatrice, ma che essa è della sapienza divina parte minore, per noi, che quella che è simboleggiata nella sposa di Dio.

La filosofia nel Convivio è dunque forse anche Maria? Nel fatto Dante ci ammonisce che in esso trattato non sono soltanto i due sensi litterale e allegorico, ma anche il morale e l'anagogico, de' quali “talvolta... toccherà incidentemente, come a luogo e a tempo si converrà„. (Co. 2, 1) Ora per questo senso spirituale per il quale una scrittura “significa delle superne cose dell'eternale gloria„, la Donna può ben significare Maria, senza contradire il trattatista che la dichiara allegoricamente per filosofia. E noi vediamo ch'ella assomiglia all'angiola della Vita Nova, in quanto questa assomiglia a Maria, e che assomiglia pure a Maria, quale è descritta nella Comedia. S'è già detto ch'ella è umile come e Beatrice e Maria. Ma c'è ben altro. “Vede perfettamente ogne salute„ chi vede Beatrice “tra le donne„: (VN. s. 16) Ebbene è nel Convivio:

Chi veder vuol la salute
faccia che gli occhi d'esta donna miri.
(Co. c. 1).

Beatrice è maraviglia e miracolo: della donna del Convivio si potrà vedere

di sì alti miracoli adornezza
che tu dirai...

Sentiamo anzi ciò che l'anima dirà:

Amor, Signor verace,
ecco l'ancella tua; fa che ti piace.

È la risposta di Maria all'angelo: ecce ancilla domini: fiat mihi secundum verbum tuum. Dante pensava a Maria, nel cantare degli effetti della Donna. Così come il salutare di Beatrice nella Vita Nova è ricordo della salutazione angelica, che fece beata Maria: ex hoc beatam me dicent... Di che è sicura prova questo passo: “Quando questa gentilissima salute salutava, non che Amore fosse tal mezzo, che potesse obumbrare a me la intollerabile beatitudine, ma...„ La qual parola obumbrare è presa dal racconto di Luca evangelista: Spiritus sanctus superveniet in te et virtus Altissimi obumbrabit tibi.[117] E che si tratti del medesimo concetto, riuscirà chiaro leggendo in San Bernardo: “L'ombra del Cristo ritengo sia la carne di lui, della quale fu obumbrato anche a Maria, affinchè per il suo riparo (eius obiectu) il fervore e splendore dello Spirito fosse a lei temperato„.[118] Dante traduce obiectus con “mezzo„, e rende con le parole “intollerabile beatitudine„ quel fervore e splendore soverchio che occorreva temperare. In questi ricordi non è sola associazione d'idee, ma vera riproduzione di quel dolce e misterioso dramma. L'anima è salutata dall'angelo o dall'angiola; e in ciò l'anima stessa è una specie di Maria; ma chi saluta l'anima è pure una specie di Maria, e l'Amore è lo spirito (uno spirito d'Amore, o spiritel d'amore) che sopravviene. Sapiente invero (per chiarire sì fatto intreccio mistico), sapiente, cioè come Maria, divien l'anima per il sopravvenire dell'amor della sapienza, la quale sapienza è una specie di Maria. Maria rende Maria, la sapienza rende sapiente. Così l'anima, nel Convivio, risponde, Ecce ancilla tua, a quell'Amore, a quello spirito d'Amore, che nella Vita Nova obumbra all'amatore l'intollerabile beatitudine.

E nella Vita Nova all'apparire dell'angiola, lo spirito de la vita “cominciò a tremar sì fortemente che apparia ne li menimi polsi orribilmente„; (VN. 1) e si può dire che egli non cessi mai di tremare; e Dante sarebbe già sin dal principio apparso “vile„ come sin dal primo saluto gli diceva Guido, se ciò che ho ragionato è vero;[119] e come certo apparve a sè stesso dopo la morte di Beatrice, quando temeva “di non mostrare la sua vile vita„ (VN. 35); e nel Convivio la donna lo signoreggia in modo che “'l cor ne trema sì che fuori appare„; (c. 1, 22) e uno spiritel d'Amore gli dice: