La città è antica. È piena di chiese e di santi. Sono in quelle chiese teorie di santi estatici, che hanno riflessi di cielo. Una grande foresta è ai confini dell'orizzonte.[238] Per certo in quella errò meditabondo. E da una selva comincia il poema. Il viatore cammina da una selva selvaggia a una divina foresta: poi da viatore si fa comprensore, e ascende. Là dove ascende, udrà parlare Giustiniano e gli apostoli, vedrà trionfare il Redentore, le cui imagini ammira già ne' musaici orientali di San Vitale. Subito a principio della Comedia egli narra la storia di Francesca che non aveva potuto saper prima, o non avrebbe voluto prima abbellire e sublimare. La storia di Francesca si abbina ad altra più lugubre, pure appresa o ricordata in quelli ultimi tempi. Fiorenza, cui tanto bramò pochi mesi prima, il Casentino da pochi mesi lasciato, la Romagna in cui è e dimora gli forniscono a dovizia materia per il grande edifizio. Si aggiungono tutti gli studi che già iniziò nel 1291, tutta l'esperienza acquistata quando errava come legno senza vela, tutte le cognizioni tesoreggiate per il Convivio e per la Volgare Eloquenza, tutti i raziocinii già esposti nelle epistole e nel cominciato libro di Monarchia; tutte le speranze deluse, tutte le memorie risognate, tutte le sue ire, tutti i suoi amori; e nella silenziosa città della marina Padana, già rifugio dell'impero di Roma, tutta odorata di profumo ascetico, piena d'arche, piena di monumenti, piena di visioni, egli pon mano al Poema Sacro.
[XXII.]
L'ALPIGIANA
Dicono che nell'Inferno non sono allusioni che vadano oltre il 1308, e che quindi nel 1308 la prima cantica era compiuta. Dove sono, io chiedo, nelle altre cantiche allusioni che vadano così lontano? Non si va, in esse, oltre il 1313, anno della morte di Arrigo. Dunque la Comedia era finita in quell'anno? Il fatto è che gli avvenimenti dopo il trecento non potendo essere accennati che a mo' di profezia, il Poeta non poteva abbondare in accennarli e profetarli. E tuttavia la prima cantica contiene un'allusione che va più in là della morte di Arrigo: quella della morte di Clemente, il Guasco che l'ingannò. Nicolò, il figliuol dell'orsa dice che sarà più il tempo da che egli sta sottosopra a cocersi i piedi, che non sarà quello che ci starà Bonifazio. Nicolò morto nel 1280 starà dunque sottosopra sino al 1303 nel qual anno morrà Bonifazio: dunque ventitrè anni. E Bonifazio dovendo star così sino alla morte di Clemente, che è per essere nel 1314, ci starà soli undici anni. Si allude qui, dunque, all'anno 1314. Ed è il canto XIX. (v. 76) C'è poi nel XXVIII il (v. 76) fatto di Guido e Angiolello mazzerati da Malatestino; il qual fatto è posto nel 1312. E a ogni modo è di quelli che Dante difficilmente poteva sapere fuor di Romagna e di Ravenna. Al qual proposito ricordo di nuovo Marcabò che è nominato a proposito di Piero, il cattano seminator di scandoli, prima de' duo miglior di Fano: (v. 73)
Rimembriti di Pier da Medicina
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina.
Invece di credere col Ricci, che queste parole non poterono essere scritte “che prima del 1309, mentre cioè Marcabò esisteva„,[239] io credo che non poterono essere scritte che dopo il 1313 o il '14, dopo, cioè, il tempo, che Dante ebbe conosciuti i Polentani e le loro gesta. Questa designazione che fa Dante della valle del Po, da Vercelli a un castello qualunque, deve essere spiegata come qualunque altra operazione mentale di qualunque omicciuolo. Perchè il pensiero di Dante si fissò in Vercelli e Marcabò? Vercelli altra volta ricorse alla penna dell'Alighieri: nella lettera ad Arrigo: “la qual (rabbia), poichè si sarà chetata sotto il flagello, rigonfierà a Vercelli, a Bergamo, altrove...„ Il nome di Vercelli è qui a mo' d'esempio, come un altro qualunque. Ma perchè si presentò al pensiero di Dante? Forse per il suo studio o forse per il suo assedio passato. E Marcabò, in quest'altro passo, in cui è accoppiato a Vercelli, perchè? Appunto, per la sua distruzione, fatta dai Polentani, coi quali ebbe che fare il cattano che cavalcando per la Romagna sommoveva tra loro, con sue lettere, Messer Malatesta da Rimino e Messer Guido da Ravenna. Sicchè è molto più ragionevole affermare che il verso fu scritto dopo il 1309, che dire che non potè essere scritto che prima.
Ma c'è, oltre le molte dichiarate più sopra, una nuova ragione positiva per affermare che la Comedia non fu cominciata che intorno alla morte di Arrigo: Dante stesso narra questo cominciamento!
Nel 1306 Dante era in Lunigiana, presso i Malaspina, come risulta da un atto del 6 ottobre di quell'anno, col quale egli è nominato procuratore dai marchesi Franceschino, Moroello e Corradino Malaspina per concludere la pace col Vescovo di Luni; pace che concluse. All'ospitalità, certo condegna, come di tali che adoperavano l'esule in così importanti negoziati, allude il Poeta nella Comedia. (Pur. 8, 115) Or v'è di lui una epistola latina Domino Maroello Marchioni Malaspinae, la quale ha da esser posta insieme con quelle ai Principi, ai Fiorentini e ad Arrigo, e con quelle scritte per Gherardesca da Battifolle.[240] Non ha ella per vero la soscrizione solita; perchè termina in tronco, presentando qualcos'altro, che secondo ogni probabilità, è un componimento poetico, la canzone Amor, dacchè convien, in fondo alla quale, se mai, tal soscrizione è da cercare. Ed ella invero ha nel commiato:
O montanina mia Canzon, tu vai:
forse vedrai Fiorenza la mia terra,
e a principio dell'ultima stanza ha
Così m'hai concio, Amore, in mezzo l'alpi
nella valle del fiume;