gli dice Virgilio; ed esso profitta di quest'annunzio di libertà, mostrandosi subito
vago già di cercar dentro e dintorno
la divina foresta spessa e viva
(Pur. 28, 1)
Ripensando che nella selva oscura entrò pien di sonno, ossia in istato d'incoscienza e di mancanza di libertà d'arbitrio;[257] vediamo delinearsi la perfetta antitesi tra la selva oscura e la divina foresta; le quali sono tutte e due un'antica selva, (Pur. 28, 23) se l'una è l'Eden e l'altra è la selva erronea della vita. E da tale antitesi possiamo subito rilevare il senso allegorico della selva. La foresta dunque è l'Eden, è il luogo dove fu “innocente l'umana radice„, (Pur. 28, 142) è, cioè, la sede dell'originale innocenza: la selva oscura è, dunque, la sede del peccato originale. Così chi è in essa, vale a dire, chi è nel peccato originale, è servo, cioè privo di libero arbitrio; è cieco, cioè privo del lume (diciamolo con Dante) che c'è dato a bene e a malizia. (Pur. 16, 75) Alla qual servitù e cecità equivalgono le altre due qualità di morto e di vile o impacciato dalla paura. Perchè la viltà impedisce ogni azione, cioè è contraria alla libertà; e la morte è lo stato di chi appunto è privo di quel lume, che è, con altre parole di Dante, “la virtù che consiglia„; (Pur. 18, 62) senza la quale l'uomo non potrebbe meritare, cioè vivere; senza la quale l'uomo non userebbe la ragione, cioè non vivrebbe; chè “vivere nell'uomo è ragione usare„. (Co. 4, 7) Possiamo dunque tenere sole le due espressioni; libero volere e lume a bene e a malizia, quali sono in questi terzetti: (Par. 16, 75)
Lume v'è dato a bene ed a malizia,
e libero voler che, se fatica
nelle prime battaglie col ciel dura,
poi vince tutto, se ben si notrica.
Dunque libero volere e lume, significati nelle grandi parole di Virgilio così: (Pur. 27, 131)
Lo tuo piacere omai prendi per duce!...
Vedi là il sol che in fronte ti riluce!
Prima di procedere oltre, bisogna convincere quelli, i quali, osservando che ciechi, per esempio, sono chiamati da Dante peccatori d'altro che di peccato originale, rifiutino a priori questa semplice evidente irrecusabile dichiarazione della selva oscura, quale si ricava subito dall'antitesi con la soleggiata foresta. Sì: ciechi sono detti i compagni di pena di Ciacco, che (Inf. 6, 91)
gli diritti occhi torse allora in biechi:
guardommi un poco; e poi chinò la testa:
cadde con essa a par degli altri ciechi.
Si potrebbe rispondere che ciechi sono chiamati i golosi, non i dannati in genere, almen qui; ciechi per la medesima ragione per cui la femmina balba ha “gli occhi guerci„, (Pur. 19, 7) a dinotare l'offuscamento e perdita della vista portati dalla crapula; e che tal cecità deriva dalla medesima intenzione che mise a giacere in così sozza mistura quei peccatori, e li dipinse cogli occhi stravolti e col capo barellante e col corpo caduco; dalla medesima particolare intenzione che diede così mala luce agli eresiarche e forò le palpebre agl'invidi del purgatorio. Ma non appaghiamoci di queste ragioni. Cieco carcere (Inf. 10, 58; Pur. 23, 103) cieco mondo (Inf. 4, 13; 6, 93; 27, 25) è detto l'inferno: cieco fiume (Pur. 1, 40) il suo fiume. Se notte è nella selva, notte è nel regno dei morti; se tenebre sono nel limbo, tenebre son nell'inferno. (Inf. 5, 28 etc.) Dunque? Dunque bisogna ricordare che il peccato originale contiene virtualmente tutti i peccati attuali, perchè è il peccato.[258] È naturale, dunque, che sia la tenebra ne' peccati e peccatori attuali, se c'è nell'originale. Come è naturale che ci sia la servitù. Servi sono, ossia, privi di libertà, tutti i peccatori dell'inferno. Sono in fatti, per non dilungarci, in un carcere. Carcere cieco, è la formula esatta e comprensiva dell'inferno, luogo dove non è più volere e non più lume. Ma con ciò non si deve confondere il peccato, che è un difetto e non un reo, è un non fare, non un fare, di Virgilio e dei parvoli innocenti, che pur sono “nel primo cinghio del carcere cieco„, con gli altri prigionieri, tormentati e sepolti, del cieco carcere. Come non si deve credere che nella selva oscura ci sia altro che quel difetto di volere e di lume, che dicemmo. In verità, dicano quelli che vedono nella selva oscura ogni vizio, dicano, perchè non sono in essa le tre fiere, dicano perchè le fiere siano nella radura e non nel folto e si mostrino di giorno e non di notte. Ci sono nella selva oscura tutti i vizi e peccati fuor che quelli figurati nelle tre fiere? Questo, s'intende, chiedo a quelli che non credano ancora (suppongo che sian pochi) che le tre fiere siano tutto il peccato attuale.[259] Siano, invece, tre peccati speciali, invidia o lussuria, superbia, lussuria o avarizia, o quel che vogliano gl'interpreti; ma questi medesimi interpreti si propongano ora anche altri problemi; se tutti i peccati o vizi eran nella selva oscura, come mai questi tre son fuori, nella piaggia diserta? Oppure: quali son dentro, posto che dentro siano quelli che non son fuori? perchè gli uni sono figurati in una selva (vedremo che d'un solo peccato o d'una sola condizion d'animo, la selva può essere figurazione) e gli altri in bestie? perchè le bestie, delle quali una, anzi due, se non tutte e tre, amano predar di notte, Dante non le ha sentite ruggir nella notte e nel folto della selva selvaggia?[260] E s'ingegnino, e lascino, come è naturale, il tempo che trovano. Ovvero (anticipo una lor trovata) ovvero, la selva sarà il cumulo e il viluppo tenebroso de' peccati di Dante, e le tre fiere diverranno tre peccati altrui che impediscano il gran peccatore, uscito fuor del pelago? Ma non insisto. Chiarire l'errore e le assurdità altrui non mi è mai sembrato che equivalga a dimostrare la verità e l'esattezza propria.