Basti ripetere che la selva oscura e la notte passata con tanta pièta devono pur significare qualche cosa, e che questo qualche cosa non è la vita viziosa o altro di simile, se vizi o peccati sono le tre fiere che di giorno gli appariscono, sia pur nella selva, ma fuor del passo e non più nel fitto e nel buio. Ma dal confronto della selva con la foresta, risulta già che, come la foresta è la innocenza originale, così la selva è il peccato originale, che porta appunto servitù e oscurità; la qual servitù ed oscurità, o morte e paura, sono sì effetti portati anche dai peccati attuali, ma solo perchè i peccati attuali sono virtualmente compresi nel peccato originale. E diciamo intanto che con intenzione analoga a quella per la quale convertì in piante i suicidi e ne fece una dolorosa selva, Dante figurò in una selva oscura l'umana colpa, che fu un suicidio e che ebbe per effetto una condizion d'animo per cui si ricusa la vita, o non si è mai vivi.
[XXIV.]
L'UMANA COLPA
Ma si domanda: O che Dante non era stato battezzato? Nomina pure il fonte del suo battesmo! E se era stato battezzato, non aveva egli il lume al bene ed a malizia e il libero volere? E come dunque errava nella selva del peccato originale.
Dai teologi (che putono a certi Dantisti i quali, suppongo, studierebbero la storia prescindendo dalle iscrizioni e dai diplomi), dai teologi prendiamo questa definizione: Il peccato originale è languor naturae.[261] Si consideri come lo stato di Dante nella selva oscura, stato che cominciò col sonno e finì con tanta lassitudine di corpo e tanto affanno di lena, risponda a tal definizione. Ora il battesimo toglie tal languore? tal malattia, come il dottore anche si esprime? Rispondiamo col buon senso, che è più accetto che i teologi: no. Se il battesimo sanasse questa malattia e questo languore, col peccato originale sarebbe abolito anche ogni specie di peccato attuale. Poichè il peccato originale portò nel mondo la possibilità degli altri peccati, se quello non era, questa non sarebbe. Ora il battesimo toglie il primo e non toglie la seconda; toglie dunque la labe, non toglie il languore. Ma lasciamo anche il buon senso, che è molto infido, poichè il buon senso nostro può non essere quello di Dante; e spieghiamo Dante con Dante.
La condizione dell'uomo macchiato dalla colpa originale è descritta dal Poeta, in poche parole, così. Egli fa dire a Virgilio: (Pur. 7, 25)
Non per far, ma per non fare, ho perduto
di veder l'alto sol che tu desiri,
e che fu tardi da me conosciuto.
Luogo è laggiù non tristo da martiri,
ma di tenebre solo, ove i lamenti
non suonan come guai ma son sospiri.
Quivi sto io co' parvoli innocenti
da' denti morsi della morte, avante
che fosser dell'umana colpa esenti.
Dunque, Virgilio non fece. E Dante al medesimo fa dire altrove: (Pur. 3, 38)
Se potuto aveste veder tutto
mestier non era partorir Maria;
e disiar vedeste senza frutto
tal che sarebbe lor disio quetato,
ch'eternamente è dato lor per lutto.