non vedi tu la morte che il combatte
su la fiumana ove il mar non ha vanto?

A pelago Dante ha assomigliata la selva; peggio che mare o pelago, la proclama Lucia. È fiumana dunque; e più come fiumana che come selva, la selva ha un passo, che è riguardato affannosamente dal naufrago giunto alla riva. Un naufrago, sì, è il parvolo, è l'uomo, è il genere umano, cui salva la fede. È Pietro che cammina sull'acque, e comincia a sommergersi e grida: Signore, muoio; e il Signore gli porge la mano, lo regge, lo incuora, e gli dice: Modicae fidei, perchè hai dubitato?[287] Così Dante, che si trovava in una selva, guata questa come un'acqua “perigliosa„, nella quale fu per sommergere, coepit mergi.

Questa definizione, che fa una donna del cielo, della selva, chiamandola fiumana, e questo paragone che fa il Poeta stesso della selva con l'acqua perigliosa d'un pelago, anche a non cercare altro, suggeriscono da sè l'ideale del battesimo, che è ex aqua et Spiritu, che, oltre che sanguinis, è fluminis.[288] Ma c'è ben altro: la parola passo, ossia “transito„, può significare morte, come nell'espressione “doloroso passo„ (Inf. 5, 144), e nell'altra “passo forte„ (Par. 22, 123), tralasciando per ora “l'alto passo„. (Inf. 2, 12) E che qui significhi appunto tal passaggio dalla vita alla morte, da questa ad altra vita, è chiaro dall'aggiunta, così chiara che, per non vederla, bisogna chiuder gli occhi; dall'aggiunta

che non lasciò giammai persona viva.

Ora “morte„ è appunto il battesimo. Il battesimo e nella morte del Cristo; ed essere battezzati nella morte del Cristo altro non è se non “morire„ al peccato.[289] Il battesimo, sì nei parvoli sì nei grandi, è a similitudine della “morte e della risurrezione„ del Cristo.[290] Quelli che sono battezzati nella morte del Cristo, “muoiono„ al peccato, per vivere a Dio.[291] Il battesimo è dato perchè “e moriamo e riviviamo„.[292] Nel battesimo è “morte mistica„.[293] Così. Dice S. Ambrogio: “Beata dunque morte quella che ci toglie al peccato per riformarci a Dio. Poichè chi morì, fu giustificato dal peccato. O che colla fine della natura, alcuno è giustificato dal peccato? No, davvero; chè chi muor peccatore, rimane nel peccato„. Dunque è giustificato dal peccato quegli a cui, mediante il battesimo, sono rimessi tutti i peccati, ossia, come dice S. Paolo di cui qui Ambrogio illustra le parole, “colui che morì„.[294] Siffatta morte S. Ambrogio chiama “mors mystica„.[295] E questa dunque succede in chi si battezza.

Ma Dante nella selva era parvolo d'animo, non d'età; e il battesimo l'aveva avuto nel suo bel San Giovanni. Or come può egli dire d'aver incontrata questa battesimale morte mistica nel passo della selva, quand'egli aveva trent'anni, come a me par verosimile, o trentacinque, come par vero ad altri? Non certo, con tali allegorie. Dante vuol significare d'essere anabattista. O che dunque?

Prima di tutto: ho già considerato altrove la parte che le Confessioni di S. Agostino ebbero verosimilmente nei primi disegni di Dante, i quali erano come abbozzi di questa mirabile visione.[296] Il libro delle Confessioni fu invero presente allo spirito del Poeta e allora e dopo. Nel Convivio, a principio del proemio, scusa il parlar di sè con l'esempio del Santo: “e questa ragione mosse Agostino nelle Confessioni a parlar di sè; che per lo processo della sua vita, la quale fu di buono in buono[297] e di buono in migliore, e di migliore in ottimo, ne diede esemplo e dottrina, la quale per più vero testimonio ricevere non si poteva„. (Co. 1, 2) Emendiamo, probabilmente, quel “di buono in buono„, così, secondo il racconto di S. Agostino: “di buono (in malo, di malo) in buono, di buono in migliore etc.„; e noi vediamo come Dante costruisse, a questo modello, il suo libello giovanile e la sua mirabile Visione. Chè e nella Vita Nova e nella Comedia, egli si dipinge prima buono; anzi, riassume l'un libro e l'altro, facendo dire a Beatrice: (Pur. 30, 115)

Questi fu tal nella sua vita nuova
virtualmente, ch'ogni abito destro
fatto averebbe in lui mirabil prova.

Da buono, si fa men buono, o cattivo; nella Vita Nova travia per inganno d'Amore, vivendo Beatrice; travia, per inganno d'Amore, una seconda volta, morta Beatrice. E questo secondo traviamento è quello narrato nella Comedia, in cui seguendo false imagini di bene entra e dimora nella selva oscura. E poi si pente o ne esce, e così di malo torna buono. La Comedia poi racconta come profittasse, e di buono si facesse migliore nel purgatorio, e di migliore ottimo nel paradiso terrestre e celeste.

Ora e nelle Confessioni racconta il Padre aver ricevuto il battesimo nell'anno trigesimo terzo dell'età sua,[298] e nelle altre opere parla sovente del battesimo come di sacramento che si conferisca a uomini adulti e conscienti. Potè Dante da ciò essere indotto a porre questa figurazione del battesimo (che non è, poi, una cosa col battesimo!) nell'età sua adulta e consciente.[299] Ma in S. Agostino egli trovava a questa figurazione anche la ragione morale e teologica. Dice infatti il Padre: “Il parvolo è già fatto fedele (cioè credente, cristiano, incorporato al Cristo etc.) dal sacramento della fede, sebbene non ancora della fede che è nella volontà dei credenti. Chè, come si risponde che crede, così anche si chiama fedele, non per lo annuirvi con la mente, ma per ricevere il sacramento. Quando poi l'uomo comincerà ad aver intero l'uso di ragione (sapere), non ripeterà quel sacramento ma lo intenderà, e si farà adatto (coaptabitur) alla verità di esso, col concorso anche del volere (consona etiam voluntate)„.[300] La ripetizione del battesimo che è nella Comedia, non può essere se non un così fatto riassumerlo nell'intelletto e aderirvi con la volontà. Ora un parvolo d'animo, quale è Dante o l'uomo nella selva oscura, ha, per la difficoltà e ignoranza originali, assopito, per così dire, e questo lume e questo volere. Uscirne vuol dire svegliar l'uno e veder l'altro; cioè “volere„ gli effetti del battesimo. In questo senso il parvolo d'animo ripete il battesimo che ebbe quand'era parvolo d'età. E gli effetti si scorgono subito. Dante è giunto appiè d'un colle; guarda in alto, e vede i raggi del sole “che mena dritto altrui per ogni calle„, sulle pendici. Allora si rinfranca, nel tempo stesso che vede lume: e si volge indietro e guarda il passo. Dal passo era uscito, prima che vedesse la luce dell'alba e sentisse quetare la paura. Egli “rimira„ il passo. Che è ciò se non il solo modo di repetere che di questo sacramento sia concesso, repetere con lo sguardo della mente, fisso e iterato; considerarlo e intenderlo, insomma, come è chiaro dalle parole che seguono e che mostrano come lo spaurito viatore abbia capito di che passo si trattava? Lo passo