che non lasciò giammai persona viva!
Come il viatore trovò il passo? come potè uscirne? La luce dell'alba egli la vide poi, guardando in alto; non fu essa che lo scortò. Qual fu dunque? Chi lo guidò e chi gli fu lucerna? Qualche cosa che è appunto della dottrina sua tacere. Nella visita alla quarta delle male bolgie, nella quale è punita la falsa prudenza o previdenza, di quelli appunto che per aver voluto vedere innanzi hanno il volto tornato dalle reni; Virgilio dice a Dante: (Inf. 20, 127)
E già iernotte fu la luna tonda:
ben ten dee ricordar, chè non ti nocque
alcuna volta per la selva fonda.
“Non ti nocque„ vuol dire, per attenuamento, “ti giovò e molto giovò„; “alcuna volta„ vale “tante volte„.[301] Dante se ne deve ricordare; nel fatto, non si ricordò di parlarcene.[302] Ebbene egli non doveva ricordarsi d'averla veduta, la luna tonda; doveva, anzi, non averla veduta, sebbene ella gli giovasse continuamente nella sua notte di miseria. Perchè? Per un perchè somigliante a quello del lume che è nel nobile castello e che non impedisce che vi siano le tenebre:[303] un perchè dottrinale. Col battesimo si conferisce la grazia.[304] Ora la grazia è, di natura sua, occulta. Invero dice S. Agostino, che è il Cristo che battezza, non però con visibile ministerio, sì occulta gratia.[305] La grazia opera dentro noi; Dio non agisce da fuori, ma di dentro: non si mostra, diciamo.[306] La grazia è segreta e rimota dai nostri sensi.[307] “Non per suon che venga da fuori, di legge e dottrina, bensì con interna e occulta, mirabile e ineffabile virtù (potestate), Dio ne' cuori degli uomini opera non solo veraci rivelazioni, ma ancora buone volontà„.[308] Nella figurazione mistica del suo battesimo Dante vuole esprimere questo concetto: “Gli uomini possono, perchè vogliono così; ma vogliono così, perchè così Dio opera per grazia sua, che vogliano„.[309] Dante potè uscir dalla selva, perchè volle; infatti la sua uscita significa il riacquisto del volere; ma volle, e perciò potè, per la grazia di Dio, la quale è occulta e ineffabile. La sa Dante e la dice, questa profondità misteriosa. Si fa dire da Guido del Duca: (Pur. 14, 18)
tu ne fai
tanto meravigliar della tua grazia,
quanto vuol cosa, che non fu più mai;
e soggiungere:
ma dacchè Dio in te vuol che traluca
tanta sua grazia...
Non ci si maraviglia, che di cosa di cui non ci si rende ragione; non traluce, se non cosa che sia coperta. L'Aquila parla, e dice con quella sua tanta esattezza: (Par. 20, 67)
Chi crederebbe giù nel mondo errante,
che Rifeo Troiano in questo tondo
fosse la quinta delle luci sante?
Ora conosce assai di quel che il mondo
veder non può della divina grazia,
benchè sua vista non discerna il fondo.