Così Dante non dice, perchè non può dirlo, come fosse che egli potè, cioè che volle. Glielo dice poi Virgilio, come fosse, aggiungendo quel “ben ten dee ricordare„ che fa vedere che, nella finzione del Poeta, Virgilio non sa che Dante non sa e non ricorda. Altra volta, se Virgilio non parlasse. Dante non saprebbe. Dante dorme e sogna. Si sveglia e non sa più dove sia. Dormendo era giunto al purgatorio. Come? Virgilio glielo racconta, vincendo il dubbio e la paura di lui. (Pur. 9, 52)
Dianzi nell'alba che precede il giorno
quando l'anima tua dentro dormia
sopra li fiori, onde laggiù è adorno,
venne una donna e disse: I' son Lucia;
lasciatemi pigliar costui che dorme,
si l'agevolerò per la sua via.
Sì: Lucia l'aveva portato sino alla entrata del purgatorio. Ed egli per quanto nel sogno avesse avuta una visione di analogo significato, egli non sapeva nulla ed era in un dubbio pauroso. Ora Lucia è la Grazia; e il sonno di Dante è narrato, oltre che a dichiarare che la Grazia precede i meriti ed è data gratis, anche a significare che ella è occulta e rimota dai nostri sensi, e opera di dentro, senza a noi visibili strumenti. E dunque Dante non dice nulla della luna tonda che alfine gli fece trovare il passo, perchè secondo il senso dottrinale, egli non deve averla veduta, perchè era la Grazia, e la Grazia è invisibile. La luna era piena, e pure egli deve dire che la selva era oscura, e non far cenno di quel lume di grazia che raggiava per lui; chè la luna, secondo Dante medesimo, dal sole riceve quella “luce di grazia„, che secondo i teologi scende da Dio “giustificante„.[310] Così la luna tonda simboleggia la grazia e buona voglia conseguente, (Par. 28, 113) di cui Dante non s'accorse. Egli sa ciò solo che deve sapere; che potè.
Non sapeva della luna tonda quando parlava a Brunetto. A lui dice: Mi smarrii in una valle, ier mattina ne uscii: ma vi tornavo quando Virgilio m'apparve. (Inf. 15, 50) Quando poi vede Forese (l'uno era il vecchio savio, venerato come maestro, l'altro il compagno di sollazzi giovanili), Dante può parlare della luna, avendone udito parlare Virgilio. A Forese dice: (Pur. 23, 118)
Di quella vita mi volse costui
che mi va innanzi, l'altr'ier, quando tonda
vi si mostrò la suora di colui
(e il sol mostrai)...
Il Poeta non senza perchè accenna alla relazione della luna col sole,[311] e non senza perchè ricorda la luna a proposito del suo mutar vita, e non senza perchè fa quel cenno e quel ricordo in questa cornice, dove l'ombre hanno difetto di carne, (v. 51) e dov'esso dichiara come mai faccia il gran viaggio con la sua “vera carne„ che “seconda„ però un essere spirituale quale è Virgilio. Come di luna parlò Virgilio a Dante nella bolgia infernale della falsa prudenza, così ne parla qui Dante a Forese, per indurre l'idea della “prudentia carnis„. La quale consiste nel tenere i beni delle carne come fine della vita, nell'amare la carne d'amore soverchio. Chè “lecitamente si ama la carne, affinchè ella sia ordinata al bene dell'anima, come ad ultimo fine, ma se si costituisce nel ben della carne l'ultimo fine, sarà inordinato e illecito amore„.[312] E questo concetto si riscontra nel Convivio, dove si descrive il nobile appetito che “conoscendo in sè diverse parti, quelle che in lui sono più nobili, più ama; e conciosiacosachè più nobile parte dell'uomo sia l'anima che 'l corpo, quella più ama„. Se questo non fa, l'animo non è nobile, bensì vile, e sè non usa, cioè non usa la volontà e l'intelletto, (Co. 4, 22) cioè erra nella selva oscura, nella vanità del senso, nella notte, con non altro che la prudenza della carne, ben contraria all'altra prudenza che “assomiglia al carbonchio che allumina la notte„,[313] e alla luna che splende da sera a mane, come il suo fratello sole raggia da mane a sera.[314] Uscito, Dante posò alquanto il corpo lasso. Lasso era il corpo, perchè il battesimo, se cancella la colpa originale, lascia però l'infermità. “Si rimette la colpa, non il languore meritato della colpa„.[315] Ma il corpo si riposa. E questo è per la virtù della grazia battesimale che ristora e rifà (reficit); chè il battesimo è una seconda natività, è una morte, sì, ma che rigenera. Dante, esce dal passo: muore. E si riposa, cioè comincia a rivivere.
[XXVI.]
IL MINOR LUMINARE
Il senso morale si converte limpidamente in politico, sol che invece di Dante o d'uomo, poniamo uomini o genere umano. Allora la discrezione o lumetto di ragione diventa prudenza regale, o quel senno che occorre a essere re sufficiente. (Par. 13, 95). L'Aquila, segno contesto “di laude della divina grazia„ (Par. 19, 37), parla del lume, che Lucifero non aspettò da Dio; e che è lume di grazia, e che, se non vien dal sereno, (ib. 19, 64)