In conclusione, quel ch'è certo, è questo. Dante riprende via per il cammino del mondo (diserto d'ogni virtute), poggiando sul piede della vita attiva o inferiore più che sull'altro, mortificato; perciò, zoppicando; non volando, come avrebbe fatto chi nel passo avesse mortificato il corpo tutto; non volando, come Paolo, in ispirito. Non volava Dante per questa via della carne o del mondo, come avrebbe fatto per la via dello spirito o di Dio. Il battesimo non era stato rinnovato che a metà, e solo a metà il volere era libero. Qualcosa lo tratteneva a terra tuttavia: affligit humo, poteva dir con Orazio. E qui giova considerare che il genere umano è detto zoppicare per via del peccato originale. “Il diavolo non creò nulla„ dice S. Agostino “della natura umana; ma guastò, con persuadere il peccato, ciò che Dio aveva creato bene; sì che per quella ferita che fu fatta mediante il libero arbitrio dei due uomini primi, tutto il genere umano va zoppo„.[333] Altrimenti si dice che il peccato porta la morte. Or come dalla morte del peccato originale si rinasce mediante la morte mistica che è una rigenerazione, così da questo claudicare, ossia da questa parziale mortificazione, si esce come abbiam veduto più su, con una mortificazione parziale, cioè claudicando.
[XXVIII.]
LE TRE FIERE
Ed ecco quasi al cominciar dell'erta
una lonza leggiera e presta molto
che di pel maculato era coverta.
(Inf. 1, 31)
Dante l'aveva sempre dinanzi al volto e ne era impedito nel suo cammino, sì che si volse più volte per ritornare. Ma era mattina, era primavera: l'ora e la stagione gli erano motivo a bene sperare; quando apparve un leone, con la test'alta, con fame rabbiosa da spaventar l'aria, e una lupa, magra, piena di tutte brame, che fece misere molte genti. Queste due, specialmente l'ultima, lo impaurirono: alla vista dell'ultima perdè la speranza di salire. Egli piange e s'attrista in tutti i suoi pensieri; nessuno gliene rimane a confortarlo. La bestia senza pace gli veniva incontro a poco a poco respingendolo nell'oscurità e facendolo ruinare nella bassura di prima. Quando gli si mostrò un'Ombra. Era respinto nell'oscurità; e l'Ombra era d'un poeta onore e lume di tutti i poeti. Era ricacciato nella selva dove non è “vita di scienza e d'arte„;[334] e l'ombra era d'uno che onorava ogni scienza ed arte. (Inf. 4, 73) Ruinava in basso loco; dove sono i parvoli d'animo; e del magnanimo era l'Ombra.
Le tre fiere che sono?[335] Perchè la selva che impediva Dante, e gli mise tanta paura, rappresenta il peccato, è ragionevole figurino il peccato anche le fiere che impediscono e impauriscono. Ma la selva è il peccato originale; le fiere saranno il peccato attuale. Il peccato attuale presso Dante (e presso tutti) è tenuto separato dal peccato originale. In vero Virgilio, dichiarandolo e dividendolo filosoficamente, non fa parola del limbo e del vestibolo, e parla solo di incontinenza, violenza (o bestialità), frode. Così: prima parla solo di malizia divisa in vim e fraudem, secondo Cicerone, e la frode suddivide poi in tale che uccide solo il vincolo d'amore e in tale che fa obliare anche l'amore aggiunto per fede speciale; in tale, secondo una distinzione pur Ciceroniana, che offende l'umanità e in tale che offende la pietà (pietas). Quando, chiedendone Dante, Virgilio mentova l'incontinenza che offende meno Dio e acquista meno biasimo, ed è punita perciò fuor di Dite, allora enumera le tre disposizioni aristoteliche, incontinenza, malizia e la matta bestialità. Che la bestialità sia tutt'uno, per Dante, con la violenza è certo, e parole non ci appulcro.[336] Le disposizioni sono tre, come le fiere; le fiere raffigurano il peccato; saranno dunque queste tre specie di peccato. Di più: l'incontinenza è trattata da Virgilio separatamente, e da Dio punita fuor di Dite in modo assai distinto dalle altre due disposizioni più gravi; la lonza si presenta prima, si presenta quasi al cominciar dell'erta, ed è tale da poter esser vinta: non toglie la speranza, per la quale uno si salva.[337] Di più: la bestialità è in qualche modo incontinenza:[338] il leone si mostra idealmente o, direi, sintatticamente, unito alla lonza:
sì che a bene sperar m'era cagione
di quella fiera alla gaietta pelle
l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista, che m'apparve, d'un leone.
Di più: la bestialità, col suo nome ciceroniano di vis, è unita strettamente a fraus: e Dante ci mostra quasi a un tempo il leone e la lupa:
Questi parea che contra me venesse...
ed una lupa, che etc.
Leone e lupa hanno il predicato in comune; oltre avere in comune la fame e la paura. Gli incontinenti sommettono la ragione al talento, seguono come bestie l'appetito (o cuore o animo o hormen o ira, cioè irascibile); i bestiali sono quel che dice la parola, poco differenti da bestie, pur meno e più bestie dei primi, chè sono uomini bestiali, sono semiferini, sono di quelli cui l'ira sopra il mal voler s'aggueffa (Inf. 23, 16); e sono dipinti come bestemmiatori col cuore (o animo o appetito o ira etc.), come trascinati dall'animo a essere ingiusti, e vai dicendo. Nel tempo stesso i bestiali o violenti sono rei d'ingiustizia come i fraudolenti, sebbene di tanto meno rei, in quanto, delle due parti della ragione,[339] corruppero solo la volontà, senza cui non è ingiuria, e non l'intelletto ancora, che è invece nella frode. Ebbene il leone è messo insieme mediante il “ma non sì„ con la lonza, e mediante la comunanza di predicato e quel venire insieme, con la lupa. Si rileggano quei versi, e vi si vedrà fedelmente rispecchiata la dottrina di Virgilio: “L'incontinenza è più leggiera, ma badiamo: c'è una specie d'incontinenza che sebbene sembri operare soltanto col cuore, non è incontinenza, bensì ingiustizia: ingiuria ha per fine, e somiglia molto alla frode, sebben questa, uguale per il fine, sia peggiore per il mezzo„. E l'incontinente danneggia solo sè stesso; la bestialità o violenza e sè stesso e gli altri; la frode soli gli altri. La lonza è solo un impedimento all'uomo, o meglio all'animo (che fuggiva e cacciava); il leone e la lupa hanno fame e spaventano. Ma la lupa che ha tutte brame, viene innanzi a poco a poco e finirebbe con lo uccidere il viatore. Il leone ha fame sì, ma rabbiosa. L'aer ne teme. Come si estrinseca la fame, quando è rabbiosa? Ne troviamo esempi in Dante: (Inf. 8, 62)