Lo fiorentino spirito bizzarro
in se medesmo si volgea coi denti.

Un altro: un mostro semiferino, chiamato bestia da Virgilio, (Inf. 12, 14)

quando vide noi sè stesso morse,
sì come quei cui l'ira dentro fiacca.

Un altro: un dannato, che già mostrò “bestial segno„ rodendo il teschio del nemico, racconta: (Inf. 33, 58)

ambo le mani per furor mi morsi,

e così che pareva avesse fame o voglia di manicare. E ci sono esempi che dottrinalmente equivalgono: quel di Pier della Vigna, che dice: (Inf. 13, 79)

L'animo mio per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegno,
ingiusto fece me contro me giusto;

e quello di Capaneo, che ha per castigo la sua superbia che lo brucia dentro. (Inf. 14, 63) Il leone, rabbiosamente, addenterebbe sè stesso: intanto fa paura all'aria.[340]

La lonza è l'incontinenza. Questa disposizione comprende (Inf. 11, 70)

quei della palude pingue,
che porta il vento, che batte la pioggia
e che s'incontran con si aspre lingue.