amor sementa in voi d'ogni virtute
e d'ogni operazion che merta pene;

e poi quel germoglio, che là restò come era e qui fu insetato con l'amor del male.

La pianta dell'avarizia non dà frutti: è sterile di bene e di male. Quest'altra, è carica di frutti velenosi. Però, se non era quel primo germoglio, non nasceva questa pianta venefica. Ma però, se quel primo germoglio non s'innestava con la cupidità, la pianta rimaneva sterile. Così avviene che quando si vede quella prima pianta sterile e uggiosa, si può maledire a lei pensando all'altra che è così dannosa, tanto più che anch'essa, se non è dannosa, non è però utile; e nel tempo stesso sarebbe errore dire che la prima è la seconda. C'è voluto un innesto per la seconda: l'amor del male innestato sul primo germoglio che era amor del bene, sebbene amor soverchio; quell'innesto che si chiama cupidità.

La quale si liqua in volontà ingiusta, ossia ramifica in ingiustizia; e in questo senso cupidità non è soltanto frode, ma anche violenza. Però la violenza, non essendo proprio male dell'uomo, ha un elemento in meno della frode: l'intelletto. Cupidità, dunque, è nella violenza, e mal volere: il contrario di ciò che hanno gli accidiosi pentiti nel purgatorio, cioè, buon volere e giusto amore. (Pur. 18, 96) E noi ci domandiamo: la cupidità dei violenti è amor del male, o ingiusto amore; ma questo ingiusto amore s'innesta su un amore del proprio bene: è esso quel medesimo su cui s'innesta l'amor malvagio dei fraudolenti, che è amore di ricchezze? Dante nel cominciare a trattare della violenza, esclama: (Inf. 12),

O cieca cupidigia, o ira folle!

Altrove dice: (Inf. 23, 16)

Se l'ira sopra il mal voler s'aggueffa.

Dal confronto dei due versi, ricaviamo che uno degli elementi della violenza, è l'ira, la quale sarà quell'amor del bene proprio che nei fraudolenti è amore di ricchezze e potere e il resto. E l'ira, nel luogo del purgatorio, si compone d'un adontamento per ingiuria e d'un amor della vendetta considerata come bene. Quell'adontamento è tristizia.[346] Ora nell'enumerazione di specie di violenza, è il verso (Inf. 11, 45)

e piange là dov'esser dee giocondo;

e quei della palude pingue sono tutti tristi, non solo quelli che gorgogliano, or ci attristiam nella belletta; ma anche gli altri che rissano, e dicono per bocca di un di loro. Vedi che son un che piango! E sono tali cui “vinse l'ira„. (Inf. 7, 116) Tale tristezza si ritrova nel leone, che rappresenta la violenza? Poichè nella violenza è quella tristezza. Sì: invero il leone viene “con rabbiosa fame„. Or questa rabbia è consumamento e martirio come si vede, p. e. da questi due versi: (7, 9; 14, 65).