Aeneas strictamque aciem venientibus offert.
I quali passi erano avanti al Poeta anche a questo punto della Comedia.
Da queste considerazioni è singolarmente confermato (o io m’inganno), primo che il messo è Enea; secondo che la palude, donde sì i fangosi con sembiante offeso, e sì i fitti nel fango non possono uscire, sebbene de’ primi uno si provi a voler passare nella barca di Flegias, contiene quelli che peccarono nell’irascibile, o acquetandosi nel male come i tristi e probabilmente i gran regi, o non usando il soprabbondevole irascibile sino all’azione, ma volgendosi in sè coi denti, rodendosi insomma d’ira e non peccando altro che d’ira interna, senza correre alla vendetta; accidia anche questa e tristizia. E per incidenza, a proposito dei gran regi, ricordo la novella 9ª della giornata prima del Decameron. Ecco un re, che senza la ventura della donna di Guascogna, avrebbe meritato di essere come porco in brago. Si notino le parole del Boccaccio: ‛egli di cattivo, valoroso diviene’; ‛il re, infino allora stato tardo e pigro‛. Si meditino queste altre: ‛egli era di sì rimessa vita e da sì poco bene, che, non che egli l’altrui onte con giustizia vendicasse, anzi infinite con vituperevole viltà a lui fattene sosteneva... io non vengo nella tua presenza per vendetta che io attenda della ingiuria che m’è stata fatta’. Il concetto di Dante è bene illustrato da questo esempio. Nella palude si punisce la viltà o manco d’attività, la quale deve essere giustizia in tutti e specialmente nei re, la negligentia insomma, e l’ingiustizia che non si è commessa se non per manco di attività. La varca a piedi asciutti, come per lui fosse terra dura, chi è supremamente attivo e giusto, ben contemperato a frenare e spronare l’appetito. Per Dante, questi era Enea, che già nel primo colloquio Virgilio dice giusto:
cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise;
che ora significa attivo, oltre che con l’azione stessa che compie, con quelle di cui si mostra occupato:
fe’ sembiante
d’uomo cui altra cura stringa e morda
che quella di colui che gli è davante;
Enea, l’eroe del suo Maestro, che gli serviva d’esempio sin dal Convivio.