tai, che sarebbe lor disio quetato

ch’eternalmente è dato lor per lutto.

Io dico d’Aristotile e di Plato

e di molti altri. E qui chinò la fronte,

e più non disse, e rimase turbato.

Rimase turbato, pensando non solo all’eterno lutto del vano desiderio, ma ancora riconoscendo che il loro difetto di fede fu volontario. Essi avrebbero potuto credere in Cristo venturo, e salvarsi.

VI.

Dalla pagina 70 alla 75 il Bartoli riferisce e confuta i sistemi del Todeschini e del Witte, per i quali i peccatori non sono distinti “secondo le diverse passioni che spingono gli uomini al peccato, ma prescelse invece il disegno di trarne la distinzione dalla effettiva e a così dire materiale natura de’ peccati da loro commessi ecc. ecc.„ È inutile seguire il Todeschini nell’esposizione del suo sistema, perchè, all’evidenza, è esatto l’altro: che Dante ha diviso i peccatori secondo le diverse passioni che spingono gli uomini al peccato.

Didone e Cleopatras non sono punite come suicide, nè Semiramis come incestuosa, nè Francesca come adultera, perchè la passione che le spinse al peccato fu amore e lussuria, amor cioè soverchio del bene che non è bene. Brunetto non è punito come lussurioso, perchè la passione che spingeva lui e i suoi compagni, era non la detta lussuria o il detto amor del bene, ma l’amor del male per il quale si ribellava a Dio creatore che comanda di generare. E così non sono puniti per avarizia gli usurai, perchè la passione che li spingeva era pur sì fatto amor del male, per cui si ribellavano a Dio creatore e vendicatore, che aveva ingiunto agli uomini di lavorare e di pascersi nel sudore della loro fronte. E così via dicendo.

Pag. 72: “Anche il Witte è di opinione che Dante abbia nell’Inferno punito il delitto, non la passione che è stata causa del delitto...„