Ib.: “Sta in fatto che nei primi sette canti è punita la rea passione che spinse gli uomini al peccato, ma che tra queste ree passioni, ne mancano tre, e delle più fondamentali„.
Le passioni impellenti al peccato sono in Dante tre: amor del bene che non è bene, lento amore di esso bene, amor del male. Al primo corrisponde l’incontinenza, all’ultimo la malizia e la bestialità. Quanto alla passione di mezzo, negativa, Dante la pone per metà con l’incontinenza, per metà con la malizia, se si osserva che le genti fangose (accidiose nella vita attiva) sono fuori di Dite, cioè incontinenti, incontinenti d’irascibile; e gli eresiarchi (accidiosi nella vita contemplativa) sono dentro Dite, cioè maliziosi.
Ib.: “Sta in fatto che nei canti successivi più che la passione speciale, impellente al peccato, si punisce il peccato in sè stesso„.
Ma no: Brunetto e gli altri non sono tra i lussuriosi, sebbene il peccato in sè stesso sia di lussuria; gli usurai e i simoniaci non son tra gli avari, sebbene il peccato in sè stesso sia d’avarizia, come per i simoniaci nota poi il Bartoli. Ma per questi ultimi, per non ripetermi intorno agli usurai, ricordo che la passione impellente non fu l’avarizia, checchè possiamo pensare noi: Dante pensava che fosse il disegno di calcare i buoni e sollevare i pravi: invidia.
Ib.: “E quando siamo per entrare nel settimo cerchio, dove sono puniti i tiranni e gli omicidi, il Poeta esclama:
Oh cieca cupidigia, oh ira folle
Che sì ci sproni nella vita corta,
E nell’eterna poi sì mal c’immolle!
Dunque la cupidigia e l’ira furono le passioni che mossero gli omicidi e i tiranni, ma questi non sono però puniti nel cerchio quarto e quinto, sibbene nel settimo„.
Lasciando che la cupidigia qui non è, evidentemente, di denaro, ma di vendetta, o in generale di male, noi qui dobbiamo rendere un omaggio di ammirazione al sottile e profondo ingegno del grande uomo estinto. Sì: egli intuiva la verità e senza l’intoppo dell’aver assegnato il quinto cerchio all’ira, egli avrebbe scoperto il segreto della costruzione morale della Comedia. Perchè in vero d’ira sono puniti gli omicidi e i tiranni, e con loro i suicidi, i bestemmiatori, i soddomiti e gli usurieri: d’ira che è folle, poichè essi peccarono solo col cuore o appetito irascibile, oltre il mal volere, ma senza l’intervento della ragione.