Sicchè tanto è dire che il rimorso de' fraudolenti e la loro vergogna è in proporzione della loro mente, quanto, che in proporzione della loro coscienza. Quindi è minimo in Vanni Fucci e massimo in Caifas e nel papa simoniaco, in Malebolge; minimo nel conte Ugolino, di cui si vede laggiù un “bestial segno„;[625] e massimo in Bocca e in Bruto. Il quale si storce tra le mascelle di Lucifero, come soffia nella barba Caifas.

Ora la pietà in questo regno della frode vive ancora, un poco, nel secondo dei tre cerchietti; è spenta nel terzo, dove non si esercita se non una volta; e per i figli di Ugolino, non per lui, per il quale è quasi ammessa la crudel pena[626] che ebbe a soffrire. Ma nel secondo va ancora in volta. Dante piange, quando Virgilio gl'intima, che la pietà lì vive quando è morta.[627] Il momento è solenne e significativo. Dante si rivolge al lettore, che prenda frutto di sua lezione; come a lui si rivolge Virgilio, poichè la sua visione gli frutti. I dannati della bolgia hanno il volto tornato dalle reni. È lor tolto il veder dinanzi. Chi vede dinanzi è prudens, cioè porro videns.[628] Assomigliano essi a quelli che hanno mala luce, e vedono ciò che è lontano, e ciò che è presso non vedono.[629] Qui Virgilio, oltre l'ammonimento ch'esso fa a Dante e Dante fa al lettore, espone a lui l'origine di Mantova lungamente, e conclude:[630]

la verità nulla menzogna frodi:

la verità che è il bene dell'intelletto. E ricorda “l'alta sua tragedia„ e ricorda che il suo discepolo “la sa tutta quanta„.[631] E infine, con uno splendore che illumina tutti i miei poveri argomenti e tutte le mie umili giravolte dietro il viatore del mistero raggia “la luna tonda„ che significa la prudenza.[632]

Dante ha sanata la ferita della concupiscenza nel secondo cerchio, venendo meno di pietà avanti Francesca; quella dell'infermità passando lo Stige e respingendo Filippo Argenti; quella della malizia attraversando il primo cerchietto; quella dell'ignoranza, per sè, nel cimitero degli eresiarche; quella dell'ignoranza complicata con la ingiuria, nei due ultimi cerchietti. La libertà e la prudenza innate ha riacquistate nel vestibolo e nel passo d'Acheronte e nel limbo; la temperanza e la fortezza passando lo Stige; la giustizia passando Flegetonte: la prudenza avanti i mal veggenti delle arche e avanti i dietro veggenti della bolgia quarta.

La pietà della quale vien meno al principio, qui all'ultimo deve essere morta, come morta ha da essere la viltà sul proprio entrare dell'inferno.

XII.

È una guerra, questa di Dante: quella guerra che è ad ogni tratto inculcata, contro i vizi. “Non si comanda sui vizi senza conflitto„[633] dice S. Agostino: il quale trova tale guerra raffigurata nello sterminio che Moisè ingiunse, degli adoratori dell'aureo vitello.[634] E soggiunge: “Contro i vizi ci comanda d'infierire il salmo (4, 5) quando dice, Irascimini et nolite peccare. Contro i vizi ci comanda d'infierire l'Apostolo (Col. 3, 5) quando dice, Mortificate le vostre membra che sono sopra la terra etc.„ Questa guerra il medesimo Padre ci dice con quali armi si combatta. Ce lo dice in un luogo, che è impossibile non fosse noto a Dante; luogo che conferma tutta l'interpretazione che sin qui diedi del Poema Sacro. Eccolo.[635] “Dio diede all'anima umana la mente, in cui la ragione e l'intelligenza, finchè l'uomo è infante, è in cotal modo assopita, come non ci sia„. Dante pone il suo smarrimento avanti che l'età sua fosse piena; e ho dimostrato che quello smarrimento non era che difetto di prudenza, la quale non è nei pargoli; e pargoli sono gli uomini per ben più tempo che non duri la pargolezza! Ho detto che tale stato, di chi difetti di prudenza, è simile a quello di chi non abbia avuto il battesimo; è simile a quello di chi nasce col peccato originale, di chi nasce (e poi ancor vive), secondo le parole di S. Agostino medesimo, “con la cechità dell'ignoranza e con i tormenti della difficoltà„; sì che “prima erriamo non sapendo che dobbiam fare„.[636] Occorre ricordare la pièta della selva, e la sua asprezza e fortezza? Occorre ricordare gli analoghi cruciatus che fanno guaire gli sciaurati, e sono pure mosconi e vespe? Occorre ricordare che la selva era oscura? che il limbo è, analogamente, pieno di tenebra? Occorre soggiungere che Dante esprime la condizione sua dalla quale si partì, col chiamarla di “servo„, ossia di mancante di libero arbitrio, e con chiamarla “di cieco„, ossia di mancante di lume, senza cui non è libertà?[637]

Il Padre continua:[638] “E questa mente ha da svegliarsi e trarsi fuora, col crescere dell'età (aetatis accessu)„. Quando l'età sia piena, dice Dante: almeno allora, sembra dire.[639] E continua: “E si deve far capace di scienza e dottrina, e abile a percepire la verità e l'amor del bene, sì che ella attinga la sapienza e si orni di virtù, con le quali prudenter, fortiter, temperanter et iuste, combatta contro gli errori e i vizi, e vinca...„ Le quattro virtù (ho dimostrato) Dante esercita o vede esercitare e riacquista nel suo scendere agli abissi. Ma ascoltiamo dallo stesso Padre come queste quattro virtù conducano a bene il guerriero e il viatore; chè guerra e viaggio sono le imagini che si presentano a lui in tale trattazione.[640] Con la temperanza l'anima “si leva dall'amore della inferior bellezza, debellando e uccidendo la sua consuetudine che milita contro lui„, la consuetudine che si chiama, nelle divine scritture, carne.[641] La fortezza è “quell'affezione per la quale nessuna avversità nè morte teme l'anima„; quelle avversità e quella morte che la minacciano, mentre “in codesto cammino s'avanza„. E la giustizia è “quell'ordinazione per la quale ella non serve che a Dio solo, a nessuno desidera essere agguagliata che alle anime più pure, su nessuno dominare che sulla natura bestiale e corporea„.[642] E la prudenza è ciò “per cui l'anima s'intende dove ell'ha da quetarsi; al che ella s'inalza mediante la temperanza, ossia, conversione dell'amore in Dio, che si dice carità, e aversione da questo secolo; la quale la fortezza e la giustizia ancora accompagnano„.[643] Con queste armi, dunque, la guerra; con questa scorta, la via: la guerra contro il peccato; la via verso Dio.