Discite iustitiam moniti et non temnere divos.
E anche il suo vagolare Dante interpretava facilmente per rimorso[669]; e quel gridare alle ombre, quell'ammonire di cosa che imparare era omai vano, lo faceva acconcio barcaiuolo dell'eternità. Ma, insomma, egli esce, per questo suo uffizio, dalla norma comune; al modo di Caronte.
Nel primo cerchietto della malizia sono fantasmi di due nature: Minotauro, Centauri, Arpie, cagne... Anche le cagne? Ecco: le cagne che lacerano i dissipatori,[670] sono d'origine antica, credo. Nella selva sono anche le Arpie. Ebbene le Arpie, nell'Eneide, sono sì nelle Strofadi e sì nell'Averno. Onde Servio annota:[671] “Intendi che già fossero uccise (al. morte) o che, secondo Platone ed altri, fossero là simulacri delle Arpie vive.[672] I loro simulacri bene si pongono nell'inferno; le quali (al. perchè) si dice siano anche Furie„. Invero Servio crede che “la più grande delle Furie„[673] sia l'Arpia stessa che annunzia nelle Strofadi il futuro danno ai Troiani.[674] Or dunque Dante poteva con Servio e anche con Virgilio, credere che le Arpie fossero Furie. Ed ecco che Servio afferma che le cagne ululanti al sopravenir di Proserpina[675] sono Furie; e più chiaramente,[676] che le Arpie sono Furie e perciò cagne, “di che si dice ancora che rapiscon via le mense, il che è uffizio delle Furie: di che ancora si finge che gli avari (in Dante non gli avari, ma i dissipatori, che sono molto simili ai prodighi e perciò molto affini agli avari; e non è inutile avvertire che le mense sono molta parte nella reità del sanese Lano), che gli avari soffrano delle Furie.... E che le Furie si chiamino cagne attesta pur Lucano....[677] Invero negl'inferi si chiamano Furie e cagne; presso gli Dei, dirae e uccelli; in terra (in medio) Arpie. Sì che duplice effigie si trova di loro„. Mi pare che queste cagne, le quali sono nere e hanno furioso corso e si trovano nella selva stessa in cui si annidano le Arpie, Dante le abbia, in suo pensiero, fatte equivalenti alle Arpie stesse.
E forse egli pensava anche alle “Scille biformi„[678] che sono nello stesso verso coi Centauri. Chè Servio lo rimandava ai “bucolici carmi„, e là trovava che Scilla[679] “lacerava coi cani marini gli spauriti navichieri„. Le nere sue cagne, nel fatto, “dilacerano„ a brano a brano; e quelli che esse inseguono, fuggono forte avanti loro e s'appiattano.[680] Timidi sono, per certo. E anche così sarebbero, codeste cagne, “biformi„.
Sicchè le nere cagne non contradicono alla legge che possiamo scorgere, per la quale i mostri del cerchietto dei violenti sono bicorpori o bimembri o biformi. Perchè, se non per ciò che il peccato ivi punito ha, oltre l'incontinenza, ossia il predominio dell'appetito, anche il mal volere? Dal quale accoppiamento si forma un qualche cosa che non è più di bestia a dirittura e pur nemmeno d'uomo; un qualche cosa che non poteva essere meglio significato che dai Centauri e dalle Arpie; i quali e le quali hanno umana una parte del loro corpo, eppure sono fiere ed uccelli. E si può vedere che le nere cagne Dante non le ha meglio descritte perchè, in fine, una parte umana difficilmente poteva lor concedere.
Ed ecco sull'orlo una faccia d'uomo giusto. Si vedono però due branche pilose al suo busto. “Le dure setole per le braccia fanno mostra di animo atroce„, dice Giovenale.[681] E le branche non sono d'uomo, ma di bestia. A veder quella faccia e quelle branche, si direbbe subito che quel mostro non differisce in nulla, per esempio, dalle Arpie che hanno ale e visi umani;[682] se non in questo, che l'uno è più atroce e le altre più volastre. Sicchè, per quel che si vede, il mostro ha depravata la volontà e lo appetito; la volontà che è solo dell'uomo, l'appetito, che è anche delle bestie, e che nell'uomo è come di bestia, se non è sommesso alla ragione. Ma già Virgilio ha gridato a Dante:
ecco la fiera con la coda aguzza!
Quell'uom giusto, che ha quelle branche pilose, ha inoltre la coda, e questa coda ha una punta velenosa: l'intelletto. Invero è la froda, raffigurata come un serpente con la testa umana e con le branche bestiali. Come il serpente tentatore.[683] In vero, per limitarmi, riferisco questo luogo di Ugo di S. Vittore:[684] “Perchè con la violenza non potè nuocere, si volse (il diavolo) alla frode... Perchè la sua frode non fosse a dirittura nulla, se troppo fosse palese, non dovè venire nella sua propria forma, per non essere riconosciuto chiaramente... E nel tempo stesso, perchè non fosse troppo violenta la sua frode, se al tutto s'occultasse... gli fu permesso di venire in forma non sua e pur tale che la sua malizia non ascondesse del tutto... Venne dunque all'uomo l'astuto nemico in forma di serpente„. Non c'è qui oltre il ravvicinamento di frode a serpe, anche la ragione propria dell'essere il Gerione Dantesco con la faccia di uomo giusto, eppure d'essere subito riconosciuto per frode che ha la coda aguzza, sebbene la coda non mostri? Dante vuol insegnare, che la prima frode fu bensì frode; ma non tale da non essere riconosciuta; sì che rei furono, a ogni modo, i pur sedotti primi nostri parenti. Posso anche aggiungere da un altro mistico, molto noto al Poeta, che così dal vizio dell'invidia la mente cade nel vizio di fraudolenza:[685] “La mente invida e superba... si volge ad argomenti astuti, mentre cerca con sommo studio e sollecitudine, in che modo possa o allargare la sua gloria od offuscare l'altrui. Comincia pertanto d'allora a fingere santità e mediante l'ipocrisia darsi a ogni fraudolenza„. C'è bisogno d'altro? L'ipocrisia è il primo peccato tra i dieci di Malebolge; e la faccia d'uom giusto è proprio quest'ipocrisia, questa maschera di bontà. Ma ci sono altre ragioni. Il serpente si rivolse prima alla donna;[686] e la sedusse. La sedusse con parole di persuasione e con promesse. Ebbene, il primo peccato, per ordine di luogo, che sia sotto la dizione, per così dire, di questa bestia malvagia, è quello di Venedico e di Giasone: di Giasone che ingannò “con segni e con parole ornate„; di Venedico, che ingannò per avarizia. E il mistico nel peccato d'Eva trova l'avarizia.[687] E suggelliamo il tutto con queste parole d'un contemplante:[688] “Il serpente, che non si fidò della violenza (violentia), assalì l'uomo piuttosto con la frode (fraude)„. Come non è il serpente tentator d'Eva questa serpentina imagine di froda, che s'affaccia dall'orlo del cerchietto dove è la violenza?
Ma perchè, se è il serpente tentatore, ha questo nome di Gerione? Il fatto è che non escluso Lucifero, che si chiama Dite, tutti gli altri fantasmi hanno un nome pagano. Ci dovremmo meravigliare che Lucifero sia Dite, più di ciò che il serpe infernale sia Gerione. Ma perchè Gerione? Perchè nel suo Vangelo pagano Dante leggeva scritto:[689]
Centauri in foribus stabulant Scyllaeque biformes
Gorgones Harpyiaeque et forma tricorporis umbrae.